Un “palliativo”: così il ministro Di Maio giudica il Reddito di Inclusione, e ciò significa dimostrare una mancanza di visione politica perché Di Maio, nonostante sia ben conscio dell’irrealizzabilità delle promesse fatte in campagna elettorale, continua a illudere il suo elettorato.

A differenza del Reddito di cittadinanza, oggi ancora presente solo nel libro dei sogni del Governo giallo-verde, il Reddito di inclusione istituito nella scorsa legislatura dal Pd è una certezza.

Dal 1 luglio infatti viene erogato come misura universale che interessa una platea di 2,5 milioni di individui in condizione di povertà assoluta. Il giudizio del ministro del lavoro arriva proprio quando il ReI si conferma una misura giusta e concreta per contrastare la povertà nel nostro Paese, e quando appare chiaro che lo strumento più efficace per rafforzare questa battaglia è la proposta del Partito Democratico di rafforzarlo ed estenderlo. Stamattina anche il Presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha sottolineato il grande potenziale del ReI, che se adeguatamente finanziato potrebbe raggiungere l’80% delle famiglie povere.

Occorre continuare dunque nel solco delle misure già esistenti, rifinanziando il ReI senza disperdere il lavoro fatto.

I cittadini in difficoltà si accorgeranno presto che, al contrario, i palliativi sono quelli che Di Maio e il suo governo cercano di gettare in pasto all’opinione pubblica. Anziché perdersi in chimere, dunque, accettino la sfida del Partito Democratico: sostengano la nostra proposta di legge sul potenziamento e l’estensione del ReI (qui i dettagli), perché le riforme hanno bisogno di continuità e di stabilità e soprattutto se di buon senso non hanno colore politico.

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