Il ministro Di Maio dica subito quando metterà i comuni in grado di sapere chi riceve il reddito di cittadinanza, il suo ammontare o le altre prestazioni sociali erogate dall’Inps. Perché senza queste informazioni gli enti locali non hanno la possibilità di coordinare i necessari interventi di presa in carico per l’inclusione sociale o per affrontare emergenze come sfratti o richieste di contributi economici. L’introduzione del Rdc prevede, infatti, anche l’istituzione di un sistema informativo con due apposite piattaforme (presso Anpal e ministero del Lavoro e delle politiche sociali) proprio per il coordinamento con i comuni. Ma la loro non attivazione fa sì che ad oggi i comuni siano abbandonati a sé stessi. Qual è l’iter per l’istituzione di queste due piattaforme e quali comuni, se ve ne sono, hanno stipulato dei patti per l’inclusione sociale, visto che la povertà è un fenomeno multidimensionale legato anche ad aspetti diversi dal lavoro o dal mero sussidio economico?
Con l’introduzione del Rdc – si legge nell’interrogazione – scompare il modello di welfare locale unitario del reddito di inclusione, che assegnava a un solo soggetto, i comuni coordinati a livello di ambito territoriale, la gestione dell’accesso alla misura e la definizione della tipologia del percorso d’inclusione per ogni famiglia; inoltre lo stesso comune era subito informato dell’esito della domanda e dell’eventuale importo ricevuto. Ora, invece, le domande possono essere presentate a Caf, Poste, patronati e online ma non più ai comuni e, questi ultimi non svolgono più il pre-assessment di tutti i nuclei per decidere verso quale tipo di percorso inviarli.

Condividi...
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someone