Il governo 5 Stelle – Lega ha mosso i suoi primi passi, e alle soglie della pausa estiva è già possibile trarne un primo bilancio. I tratti caratterizzanti del nuovo ciclo giallo-verde, infatti, sono già drammaticamente molto ben visibili. Mi prendo qualche riga per sintetizzare quello che ho osservato in queste settimane.

Innanzitutto, la produzione legislativa da parte della maggioranza è ridotta ai minimi termini. 

Di fatto, all’attenzione del Parlamento sono arrivate poche leggi da approvare, e anche le iniziative dell’esecutivo si possono contare sulle dita di una mano: non male per il governo “del cambiamento”. Abbiamo visto la proroga, per i benzinai, dei termini per l’avvio della fatturazione elettronica: diventerà obbligatoria a inizio 2019 come per altre categorie. Abbiamo fatto battaglia sul decreto legato al Tribunale di Bari: ci sono volute 10 ore di ostruzionismo perché il ministro della giustizia Alfonso Bonafede arrivasse in Parlamento, anche se poi non ha ancora dato risposte sul caso sollevato dal quotidiano Repubblica, secondo cui la nuova sede del tribunale sarebbe di proprietà di una persona sospettata di collusione con la mafia. Infine è arrivato il decreto legge Terremoto: dopo aver promesso mari e monti in campagna elettorale non sono arrivate risposte soddisfacenti, e gli impegni presi con il territorio sono stati disattesi. Mi fermo qui perché in Parlamento non vediamo molto altro.

Intanto ci stiamo preparando alla discussione del decreto Di Maio (chiamato “decreto dignità” con il solito metodo basato su titoli ad effetto dietro ai quali si nota la mancanza di contenuto), che ancora prima di arrivare in Parlamento ha scatenato un grave conflitto con il presidente dell’Inps, con la Ragioneria Generale dello Stato e con il Ministero dell’Economia perchè nella relazione tecnica era contenuta l’indicazione per cui il provvedimento provocherebbe la perdita di 8 mila posti di lavoro all’anno. Si discute dei contenuti del decreto anche all’interno della stessa maggioranza di governo, per cui le caratteristiche definitive del provvedimento le vedremo solo al termine della discussione parlamentare della prossima settimana.

Il Partito Democratico all’indomani delle elezioni si è subito rimboccato le maniche e ha già presentato numerose proposte.

Alcune di queste sono state raggruppate in un’ “agenda sociale”, che vuole dare risposte concrete ai bisogni degli italiani: Assegno Universale e Dote Unica per le famiglie con figli, rafforzamento ed estensione del Reddito di Inclusione per le persone che vivono sotto la soglia di povertà, salario minimo per i lavoratori.

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