È innegabile che negli ultimi cinque anni i governi hanno progressivamente investito nella formazione dei medici, anche in quelli di medicina generale che analizziamo oggi.

Proviamo a fare un riepilogo nella difficilissima ricostruzione dei dati per le diverse competenze tra i finanziamenti nazionali, i riparti alle regioni e le assegnazioni del numero dei posti a concorso tramite le delibere regionali. Con un lavoro certosino di censimento delle varie delibere regionali dei bandi di concorso passiamo a livello nazionale da 932 posti nel 2016, ai 1075 nel 2017 al vero e proprio primo “salto di qualità” numerico nel 2018 con 2093 posti (ogni anno di corso obbliga la frequenza per tutto il triennio).

Non dimentichiamoci che la media nazionale di abbandono del corso è di circa il 20% annuo, che di certo non è poco.

L’innovazione legislativa prevista con il decreto Calabria ha concesso a coloro che hanno lavorato come sostituti di MMG per almeno due anni anche non continuativi negli ultimi 10 di accedere al corso di formazione senza però fruire del finanziamento della “borsa”, e ha permesso di arrivare nel 2019 a 2453 posti (1765 posti con borse e 688 come partecipazione al corso di formazione senza borsa) e nel triennio 2020-2023 a 2016 posti di formazione di cui 1302 con la “retribuzione della borse” e 714 senza.

In Regione Lombardia la crescita di posti di concorso è reale grazie ai finanziamenti nazionali: passiamo da 90 posti a concorso nel 2016, a 100 nel 2017, a 317 nel 2018 (di cui 35 finanziati dalla regione, unico anno di finanziamento) e sempre grazie all’innovazione del DL Calabria a 440 nel 2019 (313 con finanziamento borse e 127 senza) e a 317 totali al concorso di fine mese.

Una flessione che certo non va bene, soprattutto per i dati dei pensionamento di cui vediamo dopo l’affondo. La programmazione viene fatta incrociando le disponibilità finanziare nazionali con i fabbisogni espressi dalle regioni che, però, non prevedono finanziamenti propri, salvo rare eccezioni regionali. La regione Lombardia, ad esempio, quest’anno, avrebbe potuto e dovuto integrare la disponibilità di borse per il concorso di formazione poiché, a fronte di 317 posti messi a concorso, gli ambiti carenti, cioè scoperti di MMG a livello regionale sono pari a 949, un numero drammaticamente alto, con un saldo negativo di ben 632 ambiti, di cui 104 nella sola provincia di Bergamo.

Ora con bando pubblicato in questi giorni dei 104 ambiti scoperti le domande pervenute sono 45. Ma di queste 9 sono trasferimenti interni alla provincia, quando non sono forze nuove, e quindi virtualmente saranno 36. Però di questi ce ne sono diversi di medici ospedalieri che a prima censita rimarranno in ospedale. Nella ipotesi migliore avremo 25/30 medici di famiglia a coprire gli ambiti scoperti, lasciando ancora precari circa 74 territori e cittadini/pazienti che afferiscono a quegli ambiti. 

Ma non è così in tutto il territorio italiano.

Sono infatti le regioni del Nord, Veneto e Lombardia in primis ed Emilia Romagna a soffrire maggiormente delle carenze e scoperture di MMG. Alcune di queste carenze sono storiche come nelle aree montane ed interne dove vanno messi in campo incentivi e/o soluzioni per far crescere appeal e sostegno ai giovani medici.

Infine, c’è un ultimo dato molto, molto preoccupante: le richieste di pensionamento. 

I dati Enpam sono davvero disarmanti. Nel 2020 sono 3.141 i medici di famiglia andati in pensione, il Lombardia 390 medici il numero più alto. Nel 2021 saranno 450 i medici di medicina generale che raggiungeranno 68 anni di età nella nostra regione su un totale di 3.551 (possono rimanere fino a 70 ma quasi tutti cessano).

Una corsa contro il tempo che, per ora, giochiamo in svantaggio nonostante gli sforzi e l’impegno personale di aver aumentato le disponibilità finanziarie in molte occasioni nei decreti approvati.

Il PNRR è anche, per questo, una opportunità perchè prevede già nel 2021, 2022, e 2023 un incremento rispetto alle borse programmate di 900 per ogni anno per un totale di 2700 nel triennio che si aggiungono alle circa 2400 già finanziate per il 2021.

Se vogliamo una sanità di prossimità, la casa come primo luogo di cura ed evitare l’inutile ricorso all’accesso ai Pronto soccorso, una reale integrazione tra medicina di base e di iniziativa con la medicina specialistica ed una efficace integrazione socio-sanitaria, ricordiamoci che oltre alle riforme di cui si discute tra rapporto di convenzione o di dipendenza, servono le persone, il capitale umano e la valutazione delle performance e coprire le carenze comprese quella della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale a cui accedono per incarichi a tempo indeterminato coloro che hanno concluso i corsi di formazione.

E mi auguro che nel riparto delle risorse si “soccorrano” soprattutto le regioni più in difficoltà. La nostra Regione Lombardia non ha mai troppo investito su questo. Ed è stato un errore a cui serve porre rimedio, perchè il nostro tallone d’Achille sta sopratutto lì. Anche per stessa ammissione del Presidente Fontana e degli assessori che si sono succeduti.

Ma questo amaramente non ha inciso sulla programmazione.   

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