Rispetto, opportunità e diritti. È questo che chiedono le persone con disabilità, il loro familiari ed è questo che dobbiamo perseguire noi politici nella nostra azione di governo. In questo equilibrio, il mondo associativo ricopre un ruolo intermedio fondamentale: tutte le associazioni infatti, comprese quelle aderenti alla Fish e alla Fand, sono riconosciute come interlocutrici attive nel miglioramento delle norme giuridiche e delle scelte finanziarie.

Partiamo da un presupposto che può sembrare scontato ma che va evidenziato. Da legislatori e da governanti ogni insuccesso nel tentativo di cambiare in meglio la vita delle persone con disabilità è sempre una sconfitta, sia che tu stia tra le fila della maggioranza o della minoranza.

In quattordici mesi di governo “gialloverde” non sono stati sufficienti un Ministero “ad hoc” e due Ministri per rispondere alle tante promesse attese dalle persone con disabilità. Penso alla promessa dichiarata, e più volte reiterata, sull’aumento della misera pensione di invalidità o alla scelta di respingere le modifiche dei criteri per l’accesso al reddito di cittadinanza, regole che penalizzano le persone con disabilità, oltre alle famiglie con figli.

La Legge di bilancio a cui stiamo lavorando in queste settimane è da considerarsi un vero miracolo se calcoliamo che è stata predisposta in un periodo di stagnazione economica e con un ostacolo iniziale di 23 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’IVA. Un gravoso fardello che sarebbe costato circa 541€ a famiglia e che avrebbe rappresentato un colpo ancor più duro per chi vive con la pensione di invalidità e di accompagnamento. Nonostante queste catastrofiche premesse, la Legge non prevede alcun taglio ai fondi sociali. Tantomeno prevede decurtazioni ai fondi per il trasporto degli alunni disabili, che sarebbero state un sacrilegio! E ancora, non ci sarà nessun taglio ai fondi per la “non autosufficienza”, che hanno raggiunto la cifra di 571 milioni di euro.

In questa Legge, inoltre, ci sono anche novità positive. Tra queste, l’istituzione di un fondo triennale (2020-2022) che vale 838 milioni di euro di risorse aggiuntive, che saranno dedicate a interventi per la disabilità, per la non autosufficienza, per il diritto al lavoro, per il trasporto e per i caregiver. Come emerso nell’incontro tra il premier e la Fand e poi nell’Intergruppo parlamentare sulle Disabilità, la semplificazione amministrativa, gli interventi per l’accessibilità e la realizzazione di un codice unico si aggiungono al possibile utilizzo di queste risorse.

Lo dico con forza: decidiamo insieme alle realtà associative le priorità e le modalità con cui investire e “blindare” le risorse. Agiamo con la consapevolezza che i cittadini con disabilità, oltre a benefici economici, chiedono di avere opportunità reali di lavoro, progetti di autonomia e di inclusione sociale insieme a servizi di prossimità e di continuità didattica. Insomma, chiedono una cittadinanza compiuta.

Stiamo vivendo in un’epoca bicefala: accanto a tantissimi esempi straordinari di valorizzazione e di impegno per le persone con disabilità, stiamo assistendo anche ad un’assuefazione per gli episodi di prevaricazione ed aggressione, dileggi permeati da una visione narcisistica ed utilitaristica che sta minando le regole di civiltà e di rispetto per l’essere umano, fondamenta ineludibili di qualsiasi comunità. Tocca in questo tempo non perderne altro, affinchè ogni donna e uomo possa vivere a pieno la propria vita, con sempre più autonomia e sempre meno prepotenze.

 

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