È una bella gatta da pelare quella relativa alla sentenza della Corte europea del 14 marzo 2019 e della circolare della Agenzia delle entrate del 2 settembre che impone l’introduzione del regime di imposta al 22 per cento rispetto all’esenzione attuale.

I possibili effetti della retroattività aggravano ancor più pesantemente le famiglie e le imprese di autoscuole, settore già fortemente in crisi. L’impatto è francamente insostenibile sia sul fronte finanziario che sulle procedure di recupero ai già patentati fino a 5 anni fa. Per questa ragione abbiamo presentato un’interrogazione urgente in Commissione trasporti, per chiarire gli effetti e come si può procedere vista l’assenza di una norma primaria relativa all’Iva applicata alle lezioni teoriche e pratiche per il conseguimento della patente.

L’Iva è sì un tributo comunitario (volto ad evitare divergenze nell’applicazione del sistema dell’Iva da uno Stato membro all’altro) ma la sua introduzione retroattiva avrebbe conseguenze deleterie per un settore già fortemente provato, sia per le difficoltà al conseguimento della patente per carenza di esaminatori sia per l’oggettiva impervia procedura per il recupero dei costi aggiuntivi per tutti i clienti dei 5 anni precedenti.

Sentenze della Commissione europea stabiliscono che le risoluzioni sugli Stati membri non possano avere efficacia retroattiva né immediata esecutività, ora è necessario verificare che sia possibile fare rifermento a queste norme per scongiurate gli effetti di una sentenza di 6 mesi fa e dell’interpello dell’Agenzie delle Entrate.

Il nuovo governo si trova tra le mani un’eredità non certo semplice!

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