«E’ da molto tempo che mi occupo di questa patologia – afferma l’On. E. Carnevali – prima con una Risoluzione Parlamentare votata da tutta la Commissione ed oggi con la proposta di legge per portare all’attenzione pubblica questo tema e per evidenziare carenze di centri specializzati o sotto-organico. Soprattutto il mancato riconoscimento come malattia cronica e invalidante che non permette di inserire questi pazienti nel piano nazionale cronicità. Dopo la drammatica esperienza dell’epidemia da Covid, tutti abbiamo imparato a conoscere cosa vuol dire vivere con la dipendenza della cosiddetta CPAP, la respirazione forzata in questo caso domiciliare – dichiara la capogruppo Carnevali – che per molti pazienti è parte integrante della cura. Ma oggi questa terapia spesso viene effettuata con l’obbligo di riconoscimento dell’invalidità civile, che prolunga l’attesa terapeutica e demotiva i pazienti a causa delle implicazione medico legali: dalla patente alle condizioni lavorative. Anche la strumentazione tecnologica fornita è distribuita in modo disomogeneo ed è spesso obsoleta, inadatta per garantire i benefici che la telemedicina ed il controllo dell’aderenza terapeutica e montaggio da remoto può garantire. Attingere dalle risorse del PNRR appare naturale – conclude l’On. Dem Elena Carnevali – Lo studio dell’Università Bocconi Cost-of-illness Obstructive Sleep Apnea (OSAS) in Italy ha dimostrato i vantaggi sulla sostenibilità del SSN che la prevenzione e la maggiore diagnosi e cura può permettere».