Roma, 11 lug. – “Sono passati più di 10 giorni ed i Comuni che hanno fatto richiesta per ampliare o aderire al Sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati ) in capo al Ministero dell’Interno non hanno nessuna notizia”. Lo denuncia Elena Carnevali, dell’ufficio di presidenza del gruppo parlamentare del Partito Democratico, firmataria di un’interrogazione al ministro dell’Interno. “Il sistema Spar fino a marzo 2018 – prosegue – ha finanziato 35.869 posti, di cui 31.647 ordinari, 3488 per minori non accompagnati e 734 per persone vulnerabili. Dal 2016 si stabiliscono due finestre di ‘partenza’ per i progetti SPRAR, con pubblicazione delle graduatorie da parte del Ministero dell’Interno, una il 1 gennaio ed l’altra il 1 luglio di ogni anno. Si tratta di norme che – sottolinea Carnevali – hanno l’obiettivo di rendere strutturale il sistema di accoglienza diffusa, attraverso l’incentivazione dei centri Sprar a cui i Comuni accedono volontariamente, anche al fine di superare il sistema CAS, ossia i Centri di accoglienza straordinari, di norma di grandi dimensioni e di difficile sostenibilità per i territori sui quali si realizzano”. “Il ritardo nella pubblicazione delle graduatorie, oltre a destare preoccupazione nei Comuni che ne hanno fatto richiesta, mette a rischio i contratti che devono essere stipulati per i servizi nonché il personale impegnato. Rischia inoltre – spiega la deputata Dem – di minare il faticoso lavoro fatto in questi anni per il superamento della logica dell’emergenza nell’accoglienza dei migranti”. “Il ministro dell’Interno dovrà rispondere all’interrogazione presentata ma soprattutto ai Comuni ed Anci, che da giorni stanno chiedendo informazioni al Ministero. Salvini spieghi le ragioni del ritardo e pubblichi al più presto le graduatorie dei progetti che intende finanziare. Non vorremmo – conclude Carnevali – che, a fronte di quanto contenuto nel ‘Contratto di governo’ in cui si afferma che per i Cas si disponga l’acquisizione preventiva di assenso degli enti locali, si mortifichi proprio la rete di accoglienza volontaria sotto l’egida dei comuni”.

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