Pene alternative al carcere Ok del ministero ai rinforzi

Da L’Eco di Bergamo del 4 dicembre 2017

Ci sono luoghi che «scoppiano», rendendo spesso impossibile la missione cui sono chiamati. Sono le carceri italiane e la casa circondariale di Bergamo in particolare. Un flash, recentissimo: al 30 settembre di quest’anno, i detenuti presenti in via Gleno erano 569, contro una capienza regolamentare di 321 posti. Cifre elevate, che da tempo non cessano di essere tali: erano 507 i detenuti presenti al 30 giugno 2010, saliti già a 539 al termine di quell’anno, con l’«escalation» proseguita sino al picco del 30 giugno 2012, quando il carcere cittadino contava 575 presenze; da lì il trend s’è fatto oscillatorio, col calo fino a 456 unità a metà 2014, seguito poi da Bergamo. La nuova frontiera oggi è la messa alla prova, istituto inizialmente dedicato ai minori e ora esteso anche agli adulti, che permette di evitareilcarcere per i reati più lievi. Ma se cresce l’incentivo alle misure alter- native, resta il problema degli organici di chi questi percorsi – «da costruire su misura per ogni persona», specifica Manenti – deve gestirli: l’organico dell’Ue- pe orobico, infatti, è sempre sta- to sottodimensionato. Una boccata d’ossigeno potrebbe però essere all’orizzonte. Lo si legge nella risposta a un’interrogazione presentata in parlamento da Elena Carnevali, deputata Pd, sottoscritta anche dai colleghi bergamaschi Beppe Guerini, Antonio Misiani e Giovanni

Sanga. «Alla struttura di Berga- mo saranno destinati tre funzio- nari del servizio sociale che si ag- giungeranno ai due attualmente in servizio, oltre agli addetti in convenzione (che ora sono 9, ndr) per i quali sono stati stan- ziati fondi ulteriori rispetto ai 4 milioni di euro già previsti per il 2017», è la replica fornita dal Mi- nistero della Giustizia al quesito posto. «Il nostro territorio è sen- sibile e attivo sull’inclusione delle persone in esecuzione pe- nale – spiega Carnevali – e l’Uepe di Bergamo ha rafforzato negli anni una visione attiva sul loro futuro. La risposta del Ministero è positiva: aumentare il perso- nale e stanziare fondi aggiuntivi è il punto di partenza per far fronte a questo incremento».

«Avere un organico più folto sarebbe l’ideale, perché attualmente siamo alla frutta», sorride Manenti: «La messa alla pro- va ha anche un carattere preventivo soprattutto per i più giovani, permette inoltre di ridurre la durata dei processi e l’intasa- mento dei tribunali. Quest’ufficio è stato aperto con notevole fatica, ma la popolazione, la città e la comunità ne riconoscono il valore e il lavoro, la capacità di costruire reti. Vorremmo che questo apprezzamento venisse riconosciuto anche a livello istituzionale, affinché sia dotato di personale più numeroso e an- che stabile dal punto di vista del- l’inquadramento». La chiosa ha un orizzonte più ampio: «La legge che ha esteso la messa alla prova prevedeva anche un con- corso per 300 assistenti sociali per potenziale l’Uepe: non è mai stato bandito, occorrerebbe far- lo quanto prima».

Luca Bonzanni