Caregiver, 60 milioni a chi cura familiari malati o disabili

La Commissione Bilancio del Senato ha dato via libera all’unanimità all’emendamento (a prima firma Laura  Bignami, ma poi sottoscritto da tutti i gruppi e da centinaia di senatori singolarmente) che stanzia 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018, 2019 e 2020 per “la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare.

Questo stanziamento di fondi è propedeutico alla legge specifica alla quale come PD abbiamo lavorato in questi ultimi 3 anni per il riconoscimento dei caregiver familiari, consapevoli delle necessità di tutela di coloro che quotidianamente sono impegnati nella cura di familiari, un ruolo sussidiario e non sostitutivo fondamentale rispetto ai servizi di assistenza erogati nell’ambito pubblico.

Abbiamo scelto di operare con lo stesso metodo utilizzato con la legge sul ‘Dopo di Noi’: un fondo ad Hoc separato e distinto da quello della non autosufficienza e destinato esclusivamente ai caregivers familiari, che per la prima volta sono riconosciuti a livello giuridico, dopodiché la legge indicherà le priorità di intervento. I tempi certo non sono favorevoli, ci avviciniamo alla fine della legislatura ma lo stanziamento di questo Fondo permetterà, nel caso in cui non riuscissimo ad approvare la legge specifica entro la scadenza del mandato, di non tornare all’ ‘anno zero’ dopo le elezioni ma di proseguire su una strada tracciata.

L’obiettivo che come PD perseguiamo è quello di consentire ai caregivers di conciliare l’assistenza al familiare con il proprio progetto di vita, senza dover rinunciare per forza, ad esempio, a quella lavorativa: fino ad oggi il 66% di coloro che assistono un familiare ha dovuto lasciare il lavoro e vi è rimasto lontano per una media di 10 anni, senza alcun riconoscimento, per esempio, dei contributi figurativi.

Ad oggi, il 75 % dei caregiver sono donne, ed è pensando in particolare ai carichi di cura sulle loro spalle che dobbiamo agire, per consentire di riprendere tempi e spazi di vita propria oltre che per sostenerle nell’ impegno quotidiano.

I fondi stanziati vanno visti in una logica di prospettiva, per la creazione e il rafforzamento dei servizi integrati territoriali, che sono la vera sfida del welfare moderno, per il sostegno psicologico ai caregivers, per la loro temporanea sostituzione da parte di operatori, in modo da poter alternare tempi in cui dedicarsi personalmente al disabile con altri propri.

L’Italia sconta un forte ritardo nella presa di coscienza e nel successivo riconoscimento del valore collettivo di chi si prende cura in ambito familiare, ma finalmente le cose stanno cambiando. I 60 milioni di euro stanziati non sono la soluzione, ma un passo importante verso la formulazione di una legge per il pieno riconoscimento di chi assiste i familiari e, parallelamente e inscindibilmente, per il potenziamento della rete di servizi attorno al paziente e alla sua famiglia.