I lavori della Camera in diretta

Pochi laureati a Bergamo, dal governo una legge sul diritto allo studio

Il basso numero di laureati, e purtroppo anche quello dei diplomati, che lo studio commissionato dalla CGIL di Bergamo a Ires ha censito è sicuramente un problema, come già ha confermato la ricerca Ocse che proprio nella scarsa istruzione e formazione dei lavoratori bergamaschi ha individuato uno dei punti critici per la nostra provincia. Non riteniamo quindi sia necessario limitare il numero degli accessi all’università, ma piuttosto ampliare l’offerta dell’istruzione e soprattutto sostenere le famiglie che, anche a causa del periodo di crisi che abbiamo vissuto, non sempre possono permettersi i costi d’accesso.
Proprio in questo senso il governo è intervenuto nel 2016 con la legge di bilancio che ha introdotto lo “Student Act”, un dispositivo che da quest’anno accademico ha consentito l’iscrizione gratuita ai giovani con un reddito basso e ridotto le tasse universitarie per le famiglie con reddito medio. Lo stesso provvedimento ha anche aumentato gli stanziamenti destinati alle borse di studio, coerentemente con il fabbisogno territoriali.
L’obiettivo non può e non deve essere quello di diminuire il numero di laureati, ma piuttosto di raddoppiarlo per allinearci con gli altri paesi europei. Per raggiungere lo scopo le strade sono molte: restituire autonomia finanziaria agli atenei, rafforzare l’offerta formativa, diversificare l’offerta alla luce anche delle novità introdotte dall’industria 4.0, valorizzare i tirocini e la formazione professionalizzante universitaria e post-universitaria, l’innovazione didattica dell’alternanza scuola lavoro per competenze trasversali che facilitino l’orientamento verso nuovi percorsi di studio e lavoro. Occorre anche fare un lavoro di tipo culturale, sensibilizzando studenti e famiglie su un dato di fatto: l’istruzione e la cultura sono risorse fondamentali, non possiamo più pensare di competere con il lavoro non specializzato. Infine, è importante sostenere, anche economicamente, università come quella di Bergamo che ricevono pochi fondi. Ma soprattutto occorre garantire un vero e proprio sistema di welfare, giusto ed efficace, destinato agli studenti universitari perché il diritto allo studio possa essere esercitato da tutti.
E’ sicuramente un traguardo ambizioso, su cui occorre investire con convinzione, ma che potrà premiare il Paese e la nostra provincia in termini di sviluppo, competitività e qualità del lavoro.