I lavori della Camera in diretta

Il Referendum, l’autonomia differenziata e l’unità nazionale

Maroni oggi gongola per il 38,5% di affluenza alle urne, ma il dato su cui riflettere è quel oltre 60% di elettori lombardi che non si sono recati a votare, non perché contrari all’autonomia bensì perché consapevoli del fatto che non fosse necessario un referendum per chiederla.
Consideriamo anche che la consultazione è avvenuta su un argomento, l’autonomia differenziata, che vede d’accordo la quasi totalità delle forze politiche e con un quesito al quale era impossibile rispondere in maniera negativa, essendo tale autonomia prevista dalla Carta stessa; Maroni aveva la possibilità di avviare le trattative tempo fa, come ha fatto anche l’Emilia Romagna, sulla scorta di una disponibilità’ del Governo e senza spendere 55 milioni di euro di soldi pubblici, e invece che portare a casa il prima possibile materie di competenza, ha preferito dilatare i tempi fino ad arrivare a fine legislatura con l’avvio dell’iter, alla ricerca di un forte mandato popolare che invece è stato appena sufficiente.
Ora, oltre alla definizione delle deleghe e competenze per le quali richiedere maggiore autonomia differenziata sarà necessario definire gli obiettivi in nome dei quali farne richiesta, attenendosi al perimetro tracciato dalla Costituzione per il mantenimento dell’unità nazionale.