I lavori della Camera in diretta

Medici di famiglia e specialisti, bene apertura dell’assessore Gallera. Ora attendiamo i fatti

Dai dati ENPAM emerge che nel 2023 saranno più di 21.000 mila i medici di medicina generale che andranno in pensione e che con l’attuale sistema per l’assegnazione dei posti di medici di famiglia si farà fatica a sostituirli. Le modifiche introdotte dalla legge Fornero in materia di pensioni hanno semplicemente spostato in là un problema già noto su cui solo in parte la politica- non del tutto assente in un quadro di difficoltà economiche – ha cercato di porre rimedio. Anche Bergamo paga un conto salato con la previsione per il 2019, quindi dietro l’angolo, di una carenza riportata dall’Eco di Bergamo di 100 medici e 15 pediatri di famiglia. Con fondi vincolati dal FSN per i medici di medicina generale attualmente sono attive circa 900 borse di studio l’anno a cui si aggiungono circa altre 500 messe in campo dalle regioni. La competenza per la formazione obbligatoria di tre anni per entrare in graduatoria spetta alle Regioni, per alcune anche con delega all’ordine dei Medici. Non è passata, la volontà contenuta in un emendamento della legge di bilancio di consentire la specializzazione nelle università, proposta fatta non per mortificare l’attuale organizzazione ma per riconoscere e valorizzare il ruolo dei MMG da non considerare come specialità di serie B. Teniamo conto inoltre che attualmente la borsa di studio per gli “ specializzandi” in MMG è inferiore economicamente alle altre specializzazioni, un discrimine disincentivante. Dunque questa strada per il momento non è percorribile per ragioni diverse e non solo economiche ma siamo impegnati a favorire le soluzioni più condivise possibili.
In regione Lombardia la richiesta di raddoppio dalle 90 borse di studio attuali per i MMG a 180 costa poco più di 1 milione di euro. Risorse economiche non così difficili da reperire. La disponibilità dell’assessore alla sanità Gallera è comunque un ‘apertura importante e ci aspettiamo atti conseguenti. Comunque, se vogliamo affrontare seriamente il problema su scala nazionale, anche per adempiere al Piano nazionale della cronicità – la vera emergenza per il Paese – si pone il problema della riorganizzazione delle cure primarie. Serve necessariamente puntare su modelli di aggregazione che riconoscano il ruolo degli infermieri e del personale amministrativo, che vedano o nella case delle salute ( Emilia-Romagna) o nel modello CREG ( Lombardo) o meglio in modelli omogenei sul territorio nazionale una presa in carico della cronicità che non può essere risolta aumentando il numero degli assistiti ai MMG. Altro tema non da meno sono le borse attive nelle scuole di specialità: mancano pediatri, anestesisti, chirurghi, radiologi sono per fare qualche esempio e spesso i bandi di concorso vanno deserti, Ospedale di Piario docet. Per porre argine a questa eredità abbiamo agito su due fronti. Da un lato allineando i corsi di studio portandoli alla pari con gli altri Paesi Europei nel 2014 in modo da accorciare i tempi di disponibilità di nuovi specialisti. Dall’altro aumentando le borse di studio: nel 2013, anno in cui è iniziata questa legislatura, erano 3500. Con l’intervento del governo e Parlamento sono salite a 4500 nello stesso anno, poi 5000 nel 2014 e 6000 nel 2015. Gli specialisti richiesti dalla Conferenza Stato – Regioni ogni anno sono circa 8100.
Arriviamo a fine anno con 7400 comprendendo i MMG e le diverse specializzazioni. Sicuramente passi avanti importanti, non ancora totalmente sufficienti, per colmare un gap che rischia di incidere fortemente sulla salute delle persone e sulla tenuta del nostro servizio sanitario nazionale. E’ intenzione del Pd anche intervenire sulla laurea in medicina in modo che diventi laurea abilitante e che quindi permetta un’entrata più veloce dei medici nel mondo del lavoro. Molti sono e saranno i cambiamenti epidemiologici e tecnologici del nostro Paese negli anni a venire, servono risorse ma anche diversi modelli organizzativi per reggere e mantenere un sistema sanitario e socio sanitario per fortuna ancora universalistico.