Carnevali: Minori stranieri e cittadinanza, una civile rivoluzione copernicana

Con le dichiarazioni e voto finale  della prossima settimana si conclude in prima lettura l’iter per la modifica delle norme per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Con un ritardo colpevole, dopo tanti anni, una civile rivoluzione copernicana , un cambiamento epocale permetterà ai minori stranieri di diventare con più facilità cittadini italiani a tutti gli effetti.

Gli stranieri residenti in Italia sono oltre 4 milioni e 900 mila, di cui un milione sono minori. Rappresentano l’8,1% della popolazione italiana, dato molto importante che deve far riflettere sul cambiamento epocale ed inarrestabile che sta attraversando la nostra società.
Il dibattito sulla riforma della legge sulla cittadinanza è più attuale che mai e sono  maturi i tempi per arrivare ad una soluzione che permetta di avvicinarci ai paesi più avanzati. Si passa da un regime concessorio ad uno di “diritto” e inoltre si superano con questa legge  i tre istituiti precedenti (ius sanguinis, naturalizzazione e ius soli) e si introducono due istituti innovativi rappresentati dallo jus soli temperato, inteso non tanto come luogo di nascita ma come luogo di radicamento, di integrazione, di crescita basato sul legame della persona con il territorio e jus cultura, il valore della formazione ed educazione che consente l’acquisto della cittadinanza a chi abbia una formazione scolastica o titolo di studio.
I minori stranieri ostaggi di una legge inadeguata, ostacolati  nella loro crescita e nelle loro ambiziosi ed inclinazioni (basti pensare allo studio o allo sport) da iter amministrativi e burocratici macchinosi, sono  spesso mediatori linguistici  dei loro genitori, frequentano le nostre scuole, acquisiscono titolo di studio, hanno legami amicali con i nostri figli, giocano insieme a loro, compongono la nostra società ma sono obbligati ad essere  “estranei e stranieri” per troppo tempo.

In più, la legge permetterà a coloro che  diventati maggiorenni e residenti da almeno 5 anni, di chiedere entro due anni dall’approvazione della legge di diventare cittadini italiani. Una norma transitoria che  ha fatto discutere che permette ai 160 mila ragazzi con un titolo di studio e  lunga residenza di potersi riconoscere come cittadino italiano, perché sarebbe assurdo escludere chi ha più jus culturae.
Questo non significa che non avverrà senza controlli e verifica delle questura e dei requisiti di legge come cercheranno di far credere. Si poteva fare di più, forse, ma alle condizioni politiche date la ritengo una grande conquista, un atto di coerenza con gli impegni politici che abbiamo preso quando siamo stati eletti.
Ma soprattutto il rischio più grave sarebbe stato, visto l’ostilità di alcune forze politiche di non riuscire a cambiare la vita a quasi 800 mila nuovi italiani, che finalmente non chiameremo più stranieri.

On Elena Carnevali