I lavori della Camera in diretta

Cambiamento climatico, impegni vincolanti per le montagne

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere

– premesso che:

– la ventunesima conferenza delle parti (COP21) della convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change – UNFCCC), che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, desta grandi aspettative per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi e di lungo periodo in materia di cambiamenti climatici, per la difesa dell’ambiente a livello globale, anche in vista del superamento degli accordi internazionali sul modello del protocollo di Kyoto;

– ridurre in modo significativo le emissioni di anidride carbonica e abbassare il livello di surriscaldamento del pianeta rappresentano una delle maggiori sfide del XXI secolo;

– ci si attende che COP21 si concluda, dunque, con un accordo globale vincolante per tutti gli Stati (Usa e Stati emergenti compresi), volto a contenere la temperatura del pianeta entro i 2 gradi centigradi; e che impegni altresì gli Stati a ridurre le emissioni di CO2 anche mediante misure atte all’aumentare l’efficienza energetica nell’industria, nei trasporti, negli edifici e a incrementare gli investimenti in energie rinnovabili;

– un primo contributo in tale direzione è rappresentato dalle decisioni dell’Unione europea, che si è vincolata a obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra entro il 2030 del 40 per cento in meno rispetto ai livelli del 1990, e a un 27 per cento di rinnovabili e di risparmio/efficientamento energetico in più entro il 2030: impegni approvati dal Consiglio europeo del 24 ottobre 2014, durante il semestre europeo a presidenza italiana;

– in considerazione del percorso negoziale volto al raggiungimento di nuovi obiettivi di riduzione di gas serra, nell’ambito del rinnovato accordo internazionale COP21 che dovrà entrare in vigore entro il 2020, è necessario attivarsi affinché sia prestata un’adeguata attenzione anche all’impatto dei cambiamenti climatici sulle regioni di montagna e sulle popolazioni che vi abitano;

– le montagne, oltre a svolgere un ruolo significativo per lo sviluppo sostenibile a livello globale, in quanto fondamentali riserve di acqua, bacini di diversità biologica e culturale e fonti di prodotti essenziali, nonché beni primari per il sostentamento di tutti gli esseri viventi, rappresentano, al contempo, luoghi di grande rilevanza spirituale, ricreativa, turistica e storica;

– gli ecosistemi montuosi sono molto più fragili e facilmente deteriorabili di altri ecosistemi, anche per la particolarità del clima montuoso che, a parità, di aumento medio delle temperature globali, maggiormente risente di tale incremento alle alte quote, dove il fenomeno si manifesta più intensamente che al livello del mare o delle pianure, con conseguenze ecologiche ed idrogeologiche importanti e che in, alcuni casi, potrebbero rivelarsi catastrofiche;

– come indicato nell’Agenda 21 e nel Rapporto di Rio + 20, «Il futuro che vogliamo», sono stati riconosciuti i benefici derivanti dalle zone di montagna come essenziali per lo sviluppo sostenibile a livello mondiale;

– le comunità di montagna sono depositarie di consolidate tecniche di produzione tradizionali e di conoscenze che, se adeguatamente tutelate e supportate, potrebbero essere di grande aiuto nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nel garantire una maggiore resilienza di società ed ecosistemi;

– il surriscaldamento del pianeta e i cambiamenti climatici stanno minacciando la capacità degli ecosistemi montani di continuare a garantire acqua sufficiente sia per le comunità di montagna, che per quelle a fondo valle, mettendo a rischio di estinzione le molte specie endemiche animali e vegetali, rendendo sempre più vulnerabili gli habitat di montagna, oltreché intere catene economiche e produttive, dall’idroelettrico al turismo, sino all’agricoltura di montagna;

– come evidenziato nel recente Report del WWF «Ghiaccio bollente», lo scioglimento dei ghiacci impatta sulla vita dell’intero pianeta, con particolare riferimento all’Artide, Antartide e ai ghiacciai alpini come Himalaya, Alpi, Patagonia, Alaska: il 40 per cento del pianeta è coperto da ghiacci e manti nevosi, un sistema di raffreddamento che, infrangendosi, a causa del riscaldamento globale, porterà a conseguenze molto pesanti per le risorse idriche di vaste aree del mondo;

– considerato anche che nel preambolo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992 viene già riconosciuta la fragilità degli ecosistemi montuosi, particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, è ora nell’interesse dell’umanità intraprendere tutti gli sforzi necessari per proteggere tutte le zone di montagna del pianeta;

– il Mountain Partnership Secretariat, organizzazione all’interno del dipartimento foreste della FAO, ha già richiesto – con il supporto di una petizione pubblica al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale di inserire la montagna e il suo ruolo protettivo del clima e degli ecosistemi tra i temi della conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, in quanto le popolazioni montane sono fra le più povere ed affamate del mondo ed i cambiamenti climatici, da cui le montagne sono particolarmente colpite, determinano un aumento della loro indigenza, costringendole spesso a spostarsi verso le pianure, abbandonando le loro montagne;

– si rende necessaria, dunque, una maggiore attenzione alla particolarità di tali ecosistemi, in considerazione del fatto che il cambiamento climatico, in molte zone di montagna sta avanzando più velocemente che in altre aree del mondo, creando forte preoccupazione per il crescere dei seguenti fenomeni:

diminuiscono i mezzi di sussistenza delle popolazioni di montagna e la sicurezza delle comunità locali e dei visitatori, a causa di variazioni nelle precipitazioni, dell’aumento del numero di eventi climatici estremi, dello scioglimento del permafrost, della distruzione delle foreste necessarie per la protezione dalle valanghe e per stabilizzare i versanti;

il rapido scioglimento dei ghiacciai, con la significativa riduzione della copertura nevosa, in molte parti del mondo, minaccia fonti d’acqua vitali, soprattutto durante la stagione secca, con effetti devastanti per le comunità locali e le popolazioni a valle, con conseguenze negative sulla sicurezza alimentare e sullo sviluppo economico a livello regionale;

la perdita di biodiversità è ascrivibile al fatto che piante e animali adattati agli ambienti montani sono molto sensibili e vulnerabili al mutare delle condizioni climatiche;

– durante il recente summit dei Ministri degli affari esteri del G7 a Lubecca (aprile 2015) dal titolo «Un nuovo clima per la pace: agire sui rischi di fragilità collegati al clima», cui ha fatto seguito il vertice dei Capi di Stato e di Governo del G7 (Germania giugno 2015) è stato presentato il rapporto studio-ricerca commissionato dai medesimi ministri G7 ad un consorzio internazionale il quale individua sette principali profili di rischio dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle fragilità e il carattere interconnesso e sistemico di tali rischi; occorrerebbe, tuttavia, integrare tale rapporto anche alla luce della specifica vulnerabilità delle montagne che rischia di impanare in modo devastante sull’intero pianeta –:

se non ritengano di doversi attivare affinché, nell’ambito dell’accordo relativo alla nuova Convenzione-quadro delle Nazioni Unite (UNFCCC) che sarà sottoscritta dalla XXI Conferenza delle Parti (COP21) prossimamente a Parigi, si giunga alla definizione di impegni vincolanti per tutti gli Stati (Usa e Paesi emergenti compresi), prevedendo altresì che le montagne siano adeguatamente incluse nei temi dei negoziati sul cambiamento climatico, nelle politiche di adattamento e mitigazione, menzionando in modo esplicito il valore delle montagne tra gli ecosistemi fragili e riconoscendo la loro elevata suscettibilità, al cambiamento climatico e il loro rilevante impatto su mantenimento di servizi ecosistemici vitali per tutta l’umanità;

se non ritengano opportuno incoraggiare tutti i Paesi partecipanti e le istituzioni internazionali, regionali e nazionali e le altre parti interessate, affinché adottino misure urgenti atte a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni di montagna e a proteggere gli ecosistemi montani, promuovendo misure di adattamento, investimenti e politiche mirate, nonché a favorire studi internazionali ulteriori e specifici che tengano conto degli impatti dei cambiamenti climatici nelle zone di montagna;

se non ritengano di promuovere un’azione comune in tutte le sedi sovranazionali – tra cui la Conferenza sull’Agenda post-2015 e il Vertice umanitario mondiale del 2016 – al fine di ridurre i rischi del cambiamento climatico sui fragili ecosistemi di montagna, per, rafforzare la cooperazione e sostenere il finanziamento dello sviluppo, in particolar modo dei Paesi in via di sviluppo con fragili ecosistemi montuosi, anche integrando i sistemi di conoscenza tradizionali delle popolazioni indigene montane nelle strategie nazionali e internazionali di adattamento al cambiamento climatico, allo scopo di migliorare la conoscenza, lo scambio, la collaborazione transfrontaliera e la promozione delle migliori pratiche in materia di cambiamento climatico nelle zone di montagna.

Berlinghieri (primo firmatario), Borghi, Nicoletti, Braga, De Menech, Albini, Amato, Arlotti, Beni, Bergonzi, Stella Bianchi, Bonomo, Carnevali, Cassano, Chaouki, Cominelli, Dallai, Gianni Farina, Fedi, Gadda, Giulietti, Gnecchi, Gribaudo, Iacono, Magorno, Manfredi, Oliverio, Porta, Raciti, Andrea Romano, Sbrollini, Taricco, Zampa

Interpellanza presentata il 13 ottobre 2015

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