Canali umanitari sicuri per i migranti

Canali umanitari sicuri per i migranti

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell’interno, il Ministro della giustizia, per sapere

– premesso che:

– a pochi giorni dalla morte di Aylan — 3 anni, siriano, in fuga dalla guerra — un altro battello è affondato davanti alla Grecia causando altre decine di vittime, per la metà bambini e tra loro dei neonati, a conferma che questa strage infinita non pare destinata a fermarsi;

– solo quest’anno — e si è a settembre 2015 — più di 430 mila migranti hanno sfidato il Mediterraneo per il loro viaggio della speranza. Vuol dire il doppio di quanti lo avevano fatto nell’intero 2014. A migliaia non hanno toccato la riva e di molti non si potrà mai recuperare il corpo. La maggior parte fugge dalla Siria. Molti da Pakistan, Iraq o dall’Afghanistan e dall’Africa. Il numero più alto percorre la via che conduce dalla Turchia alla Grecia. Altri sbarcano sulle nostre coste dopo una via crucis in territorio libico;

– l’Europa — anche grazie alle pressioni del nostro Governo — sta correggendo un’assenza prolungata e un egoismo colpevole, ma senza risolvere il tema di fondo di quali vie legali si possono utilizzare per chiedere asilo in Europa, migliaia di donne, uomini, bambini non troveranno alternativa al ricatto di criminali e scafisti;

– l’Italia ha il merito enorme di avere soccorso in mare migliaia di naufraghi. È un’opera di cui andare orgogliosi e che va proseguita fintanto che l’emergenza continuerà. Ma se si vogliono evitare nuove tragedie la sola soluzione — umanamente e politicamente saggia — è andare a prendere quanti hanno il diritto di mettersi in salvo prima che la loro vita sia comperata e mercificata da trafficanti senza principi –:

se il Governo ravvisi a oggi la necessità di farsi promotore presso l’Unione europea di una intensa pressione politica e diplomatica finalizzata, in una collaborazione stretta con l’UNHCR, ad attivare dei canali umanitari sicuri e dei presidi nei Paesi di partenza ovunque ciò sia possibile — dalla Turchia al Libano, dalla Giordania alla Tunisia — così da procedere in un contesto di protezione a una prima selezione dei migranti in possesso del requisito di rifugiato e ai quali garantire visti umanitari per chi scappa dalla guerra e la certezza di non essere respinti dai Paesi di transito; se in tale contesto non ritengano necessario individuare dei criteri umanitari partendo dalla salvezza di donne e bambini in modo da evitare che altre creature o neonati debbano salire su una di quelle sciagurate imbarcazioni, e comunque con l’obiettivo di trasferire i profughi con diritto di asilo nei Paesi di sbarco in condizioni di sicurezza, stroncando un traffico odioso di esseri umani che solo quest’anno ha già fruttato alle organizzazioni criminali centinaia di milioni di dollari.

Cuperlo (primo firmatario), Rosato, Luciano Agostini, Albini, Argentin, Baruffi, Bargero, Basso, Bazoli, Beni, Blazina, Brandolin, Bruno Bossio, Carra, Carloni, Carnevali, Castricone, Casellato, Cassano, Cenni, De Maria, Fabbri, Fontanelli, Gianni Farina, Fossati, Carlo Galli, Gandolfi, Gnecchi, Giorgis, Giuseppe Guerini, Guerra, Iacono, Laforgia, La Marca, Lattuca, Marazziti, Martella, Marzano, Malisani, Miotto, Murer, Pastorino, Pollastrini, Prina, Romanini, Rubinato, Scuvera, Speranza, Stumpo, Terrosi, Tullo, Zampa

Interpellanza urgente presentata il 15 settembre 2015

 

La risposta del sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gianclaudio Bressa

(seduta del 18 settembre 2015)

Grazie, Presidente. È del tutto evidente che, al di là di quella che sarà la risposta sul piano delle iniziative e degli impegni, a livello diplomatico e di politica estera del Governo italiano, sul tema dell’immigrazione, l’impegno politico per un accordo in sede comunitaria e per la possibilità di attuare in Italia da subito, anche in forma sperimentale, quanto richiesto dagli interpellanti, la risposta non può che essere favorevole e positiva. Io credo che, in maniera molto puntuale, l’onorevole Cuperlo abbia, nella sua illustrazione, posto le questioni politicamente e, direi, culturalmente decisive sul perché la risposta non possa che essere positiva.

Quando lui fa riferimento a un dato fondamentale, che invece rischiamo di vedere smarrito e che per molti mesi non è stato preso in considerazione dalla comunità internazionale per la gravità che esso rappresentava e, cioè, che non è la disperazione ma è la speranza quella che muove milioni di persone (60 milioni di profughi nel 2014), ciò ci pone, però, anche l’interrogativo sul fatto che, anche se è la speranza a muoverti, questi processi di migrazione, così vasti, tutto possono apparire meno che un’occasione che non può essere valutata per la gravità che questo fenomeno rappresenta, che non è un fenomeno che riguarda l’Italia e l’Europa ma è un fenomeno che riguarda l’intera comunità internazionale.

A seguito di un dramma che colpì gli italiani immigrati in Svizzera cinquant’anni fa, la tragedia di Mattmark, Dino Buzzati, in un suo editoriale sul Corriere della Sera che intitolò «L’amara favola» dell’emigrazione, poneva tutte le questioni culturali alla base di quella che è la richiesta degli interpellanti. La speranza non può diventare tragedia e la misura di una cultura giuridica si definisce con la capacità che hai di annullare la paura del diverso, la paura dell’altro come la definiva Sartre e come Sartre considerava questa essere la misura della civiltà giuridica di un popolo e di una nazione. Credo che, da questo punto di vista, il Governo non debba sentirsi impegnato, ma debba essere determinato perché questo sia non un impegno politico astratto, ma una battaglia politica continua, perché questo tipo di cultura, il riconoscimento di questi che sono i fondamenti della cultura europea, questi sì i veri fondamenti della cultura europea, possano trovare ancora oggi concretezza e immediata applicazione.

È di tutti la consapevolezza della tragedia che ogni giorno si consuma di fronte ai nostri occhi. Le migliaia di migranti che scappano dalla guerra e che intraprendono un cammino biblico e affrontano le insidie del mare per arrivare in Europa. L’immagine del piccolo Aylan, ma anche le parole che sono state ricordate di quel giovane siriano, non solo devono scuoterci, ma devono accrescere, non tanto la consapevolezza, ma la determinazione, che occorre agire.

In tutti questi mesi l’Italia ha svolto un ruolo importante che rivendichiamo con forza. Come è stato ricordato, proprio la scorsa settimana, dal Ministro Gentiloni, intervenendo in quest’Aula, abbiamo innanzitutto salvato circa 130 mila vite umane in questi ultimi diciotto mesi, grazie anche alla nostra Marina e al lavoro dei nostri operatori umanitari. Abbiamo da tempo esercitato un’intensa attività politico-diplomatica per porre l’immigrazione fra le priorità dell’agenda europea, promuovendo, tra le altre cose, il vertice straordinario dell’Unione europea di cinque mesi fa sul tema dell’immigrazione. Di fronte a questa crisi migratoria credo che abbiamo contribuito in maniera determinante a far nascere in Europa la consapevolezza che occorra in primo luogo lavorare sull’accoglienza, per arrivare a un diritto d’asilo europeo che superi le regole di Dublino, e utilizzando nel contempo – al meglio e in chiave europea – le politiche di rimpatrio. L’accresciuta consapevolezza della crisi migratoria ha anche permesso di ampliare il dispositivo dell’agenzia Frontex nel Mediterraneo, in particolare l’operazione Triton.

Per quanto concerne nello specifico l’idea – prospettata nell’interpellanza – di attivare presidi nei Paesi di partenza, così da procedere in un contesto di protezione ad una prima selezione dei migranti in possesso del requisito di rifugiato, faccio presente che anch’essa fa parte delle proposte che il Governo ha portato avanti a partire dal nostro semestre di Presidenza dell’Unione Europea. L’iniziativa, attualmente in corso di approfondimento nell’ambito dell’Agenda per le migrazioni presentata dalla Commissione europea, determinerebbe un’anticipazione della decisione sulla domanda di protezione internazionale, affidandone l’esame ad avamposti dell’Unione europea costituiti nei Paesi di transito dei migranti. Questi stessi avamposti, in cooperazione con l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, potrebbero decidere, secondo preventivi accordi tra gli Stati membri, anche la destinazione del migrante.

In parallelo, il Governo ha dato la propria disponibilità a collaborare con l’UNHCR e le altre agenzie umanitarie per individuare, in Paesi particolarmente colpiti dai flussi migratori, persone eleggibili alla protezione internazionale che possano essere reinsediate in Italia e nell’Unione europea, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili. Tali iniziative, oltre a offrire prospettive di un futuro migliore ai rifugiati, costituiscono un modo per ridurre lo spazio di mercato dei trafficanti di esseri umani. Inoltre, esse rappresentano un concreto gesto di solidarietà verso i Paesi terzi in prima linea nella gestione dei flussi di rifugiati dalle aree di crisi.

Dal 2010, infatti, il nostro Paese è impegnato nel reinsediamento in Italia di alcune centinaia di profughi iracheni e afgani. Inoltre, anche grazie al contributo del fondo europeo AMIF, sono attualmente in corso le procedure per il reinsediamento in Italia, in stretta collaborazione con l’UNHCR, di 450 cittadini siriani dal Libano e di 50 cittadini eritrei dal Sudan. Da ultimo, l’Italia ha risposto in maniera positiva alla raccomandazione con cui la Commissione europea ha proposto, nel quadro dell’Agenda europea sulla migrazione, di reinsediare in Europa 20 mila rifugiati in Paesi terzi su due anni. Ma anche tutte queste attività e questi numeri ci dicono che la tragedia dell’emergenza attuale è talmente più grande di quelli che sono gli impegni che abbiamo assunto che non si può che accrescere, come ripeto, non la consapevolezza, ma la determinazione che si deve e si può fare di più.

Sempre in materia di reinsediamento, il Ministero dell’interno ha aderito ad un progetto denominato EU-Frank, finanziato con fondi FAMI e di cui è capofila l’Agenzia per l’immigrazione svedese. La finalità del programma è quella di sviluppare strumenti e strategie per aiutare gli Stati membri dell’Unione europea e gli Stati associati nella realizzazione di programmi nazionali di reinsediamento. L’avvio del progetto è previsto per il prossimo autunno e la durata sarà di cinque anni, fino al 2020.

Vorrei, infine ribadire quanto già detto dal Ministro Gentiloni sul piano illustrato recentemente dal Presidente Juncker. Si tratta di un risultato importante perché sancisce, innanzitutto, dal punto di vista culturale, il principio dell’impegno comune, perché avvia una ricollocazione significativa di 120 mila rifugiati, che si aggiungono ai quasi 40 mila già decisi alcune settimane or sono e, nel decidere la ricollocazione di questo totale di 160 mila, stabilisce che non si tratta di un meccanismo una tantum, ma di un meccanismo che può essere riattivato di fronte a crisi che possono ripresentarsi e che sono nel panorama prevedibile dell’evoluzione della situazione. Dobbiamo, inoltre, lavorare sulle cause profonde dei fenomeni migratori nei Paesi in cui vengono originati – Giustino Fortunato ha detto queste cose centocinquant’anni fa e, dunque, siamo forse un pò in ritardo rispetto a quella grande intuizione – innanzitutto in termini di cooperazione e aiuto allo sviluppo, recuperando almeno una parte del ritardo accumulato negli ultimi dieci anni nei fondi per la cooperazione e l’aiuto allo sviluppo. È importante, poi, lavorare anche con i Paesi di transito, come, per esempio, stiamo facendo in Niger. Non è certo la soluzione del problema, ma si tratta comunque di un contributo utile per gestire e in parte anche ridimensionare i fenomeni migratori.

Concordo, infine, con l’onorevole interpellante laddove sottolinea l’importanza del contrasto ai trafficanti di esseri umani, questione considerata prioritaria dal Governo come testimoniato dalla partecipazione all’operazione EuNavForMed. Come dicevo poc’anzi, solo in tal modo si crea un deterrente in grado di fermare o perlomeno limitare questo odioso commercio.

 

La discussione in Aula
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