Gli appelli di Carnevali e Gori: «Il Papa Giovanni resti com’è»

Se la riforma sanitaria quindi sembra essere approdata a un accordo definitivo, che, a quanto ha assicurato Maroni potrebbe essere approvata in Consiglio già da oggi, cambiando l’assetto del Papa Giovanni di Bergamo da Azienda ospedaliera in Asst, Azienda sociosocianitaria territoriale, con l’annessione anche dei distretti di Bergamo e delle valli Brembana e Imagna, gli appelli a cambiare strada non si fermano. Ieri l’onorevole bergamasca del Pd Elena Carnevali, Commissione Affari sociali della Camera ha evidenziato: «Si potrebbe cavalcare il fatto che anche rappresentanti della Lega, il cui massimo esponente è il presidente della Regione, non concordano sulla scelta compiuta all’ultimo miglio di escludere il Papa Giovanni XXIII dalle aziende a cui viene salvaguardato il rilievo nazionale ad alta specialità. Ma non lo farò – si legge nel comunicato – . Ci interessa invece raggiungere l’obiettivo e far cambiare opinione e strada alla maggioranza del Consiglio regionale, cogliendo così l’appello dei Capi Dipartimento, di molti rappresentanti politici di opposizione, istituzionali, sindacali, della sanità e di coloro che credono sia ancora possibile un ripensamento. La preoccupazione di garantire accesso alle cure e qualità a territori in parte dimenticati negli ultimi anni (valle Brembana docet), può e deve trovare la più congrua soluzione nelle rete territoriale».

eco-bg-5-agosto-2015-paginaNon solo, Elena Carnevali evidenzia che «mantenere la rilevanza nazionale di alta specializzazione all’Azienda ospedaliera è un vantaggio a beneficio dell’intera comunità innanzitutto bergamasca ma con riflessi di competitività, innovazione, e risultati eccellenti che vanno ben oltre i confini nazionali. Rimane un mistero questo cambio repentino per Bergamo e Brescia, che competono alla pari con gli altri ospedali lombardi. L’integrazione socio-sanitaria e la continuità assistenziale vanno realizzate a partire dai Percorsi diagnostici e terapeutici assistenziali fino alla costruzione della rete territoriale, ma lasciamo all’Azienda ospedaliera di Bergamo la possibilità di continuare, nell’interesse di tutti, la sua attività di alta specialistica senza aggiungere ciò che con una certa banalizzazione è stato definito un altro “ramo d’azienda”».

Si schiera con i primari del Papa Giovanni anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori: « Il progetto di trasformazione in Azienda socio-sanitaria, a servizio di un territorio che comprende le Valli Brembana e Imagna, tradisce la vocazione dell’ospedale di Bergamo, storicamente votato all’alta specializzazione, alla ricerca scientifica». Gori si rivolge direttamente al governatore della Lombardia: «Rivolgo pertanto a mia volta un appello al presidente Maroni, cui già si sono rivolte autorevoli rappresentanze del territorio, di diversa appartenenza politica, perché riveda questo aspetto della riforma e scongiuri una trasformazione che comporterebbe una dispersione di energie difficilmente conciliabile con la necessità di presidiare e ulteriormente sviluppare le eccellenze
del Papa Giovanni. Così come la Regione – conclude Gori – ha riconosciuto la specificità di alcune aziende ospedaliere di Milano, così auspichiamo possa accadere per l’ospedale di Bergamo. Al tempo stesso è auspicabile che i servizi socio-sanitari del territorio possano giovarsi di una struttura totalmente dedicata, vicina ai cittadini, a sua volta in grado di sviluppare specifiche competenze».

«L’Eco di Bergamo», 5 agosto 2015

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