I lavori della Camera in diretta

Decreto enti locali, le misure per una maggiore efficienza del Servizio sanitario

Decreto enti locali, le misure per una maggiore efficienza del Servizio sanitario

Da oggi torna all’esame della Camera, in seconda lettura, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, il cosiddetto «decreto enti locali».

La Commissione affari sociali si è occupata del testo trasmesso con modifiche dal Senato nella giornata di giovedì 30 luglio. Come ha spiegato la relatrice Donata Lenzi (Pd), contiene diverse materie di competenza della Commissione affari sociali.

Il comma 10 dell’articolo 9 estende l’applicabilità della disciplina riguardante i rapporti fra Servizio sanitario nazionale e università non statali che gestiscono direttamente policlinici universitari anche alle università non statali che gestiscono policlinici tramite enti dotati di autonoma personalità giuridica di diritto privato, senza scopo di lucro. In pratica queste università sono gestite da enti del terzo settore, a cui è garantita continuità nei finanziamenti grazie alla firma di protocolli di intesa con le regioni.

Il Patto per la salute e la spesa del Ssn

L’articolo 9-bis riguarda misure di razionalizzazione ed efficientamento della spesa del Servizio sanitario nazionale. Intanto l’articolo 9-septies registra la riduzione di 2.352 milioni di euro, a decorrere dal 2015, del livello del finanziamento del Ssn a cui concorre lo Stato. La riduzione consegue al contributo aggiuntivo che le regioni devono assicurare alla finanza pubblica per ciascuno degli anni dal 2015 al 2018 (comma 1). Per salvaguardare i livelli essenziali di assistenza, le regioni possono conseguire le economie necessarie anche adottando misure alternative a quelle disposte dagli articoli da 9-bis a 9-sexies, purché assicurino l’equilibrio del bilancio sanitario con il livello del finanziamento ordinario.

La legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014) ha dato attuazione a molte disposizioni contenute nel Patto per la salute che prevedeva un aumento del fondo sanitario di due miliardi di euro annui, ha fissato il livello di finanziamento per il biennio 2015-2016 come segue: 112.062.000.000 euro per il 2015; 115.444.000.000 euro per il 2016. Contestualmente, la legge di stabilità 2015 ha anche stabilito che l’ammontare delle risorse destinate alla sanità poteva essere rideterminato in base al contributo aggiuntivo che le regioni devono assicurare alla finanza pubblica per ciascuno degli anni dal 2015 al 2018, pari complessivamente a 3.452 milioni di euro. Nello specifico, per gli anni dal 2015 al 2018, le regioni a statuto ordinario sono tenute ad assicurare un contributo aggiuntivo alla finanza pubblica pari a 3.452 milioni di euro per ogni anno. Il contributo è aggiuntivo rispetto ai 750 milioni di euro già precedentemente stabiliti, per cui complessivamente il contributo è pari a 4.202 milioni di euro annui. Come per il contributo iniziale, le regioni «in sede di auto coordinamento» decidono gli ambiti di spesa sui quali operare le riduzioni e per quali importi. Rispetto alla disciplina prevista per il contributo di 750 milioni di euro, la norma aggiunge l’inciso secondo il quale la determinazione degli ambiti sui quali operare le riduzioni di spesa deve avvenire nel «rispetto dei livelli essenziali di assistenza».
In relazione alle regioni a statuto speciale e alle province autonome, la legge di stabilità determina il contributo aggiuntivo in 467 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 e di 513 milioni per l’anno 2018. Ciascuna regione, per l’importo ad essa assegnato, realizza il contributo sia in termini di indebitamento netto (riduzione di spesa) che di saldo netto da finanziare. La stessa legge di stabilità 2015 ha inoltre previsto che gli ambiti di spesa da cui attingere le risorse necessarie all’ammontare del contributo aggiuntivo avrebbero dovuto essere individuati entro il 31 gennaio 2015 con una Intesa in sede di Conferenza Stato-regioni.

L’Intesa, poi sancita il 26 febbraio 2015, ha quindi previsto il concorso delle regioni a statuto ordinario per complessivi 4.202 milioni di euro per gli anni 2015-2018 (750 milioni di euro + 3.452 milioni di euro) a cui si aggiunge quanto previsto dal decreto legge n. 95 del 2012, articolo 16, comma 2, che prevede una riduzione delle risorse spettanti alle Regioni a statuto ordinario per 1.050 milioni di euro a decorrere dal 2015. L’Intesa del febbraio 2015 mette anche in chiaro che il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per l’anno 2015 è effettuato con diverse modalità, tra cui la riduzione delle risorse destinate al finanziamento del settore sanitario per 2.000 milioni di euro (con riferimento alla quota di pertinenza delle regioni a statuto ordinario) e 2.352 milioni di euro, incluse le autonomie speciali.

In sostanza, le norme inserite nel provvedimento sono state oggetto di intesa in Conferenza Stato-regioni, si tratta non di un taglio ma di un mancato aumento rispetto a quanto preventivato.

Acquisto di beni e servizi in ambito sanitario

L’articolo 9-ter, introdotto nel corso dell’esame al Senato, contiene misure che razionalizzano i processi di acquisto di beni e servizi in ambito sanitario, di dispositivi medici e di farmaci. Il comma 1, alla lettera a), impone agli enti del Ssn di proporre ai fornitori una rinegoziazione dei contratti che abbia l’effetto di ridurre i prezzi unitari di fornitura e/o i volumi di acquisto rispetto a quelli contenuti nei contratti attuali, senza che ciò comporti modifica della durata del contratto. La misura della riduzione è fissata su base annua al 5 per cento del valore complessivo dei contratti.

Il comma 2 estende tale misura di risparmio a tutte le tipologie di contratti in essere di beni e servizi, quindi anche alle concessioni di lavori pubblici, alla finanza di progetto, alla locazione finanziaria di opere pubbliche e al contratto di disponibilità. In deroga all’articolo 143, comma 8, del decreto legislativo n. 163 del 2006, la rinegoziazione delle condizioni contrattuali non comporta la revisione del piano economico-finanziario dell’opera, fatta salva la possibilità per il concessionario di recedere dal contratto.

In caso di mancato accordo tra enti del Ssn e fornitori sulla rinegoziazione, stabilisce il comma 4, entro 30 giorni dalla trasmissione della proposta gli enti del Ssn hanno diritto di recedere dal contratto, in deroga all’articolo 1671 del codice civile, senza alcun onere a carico. È fatta salva anche la facoltà del fornitore di recedere dal contratto entro 30 giorni dalla comunicazione della manifestazione di volontà di operare la riduzione, senza alcuna penalità da recesso verso l’amministrazione. Il recesso è comunicato all’amministrazione e ha effetto decorsi 30 giorni dal ricevimento della relativa comunicazione.

Il comma 1, alla lettera b), prevede una procedura di rinegoziazione anche per i contratti aventi ad oggetto i dispositivi medici. Nel caso dei dispositivi, però, non è fissata una misura di riduzione. La norma prevede infatti che la rinegoziazione deve essere condotta nel rispetto del tetto di spesa nazionale, confermato al 4,4 per cento, e del tetto di spesa fissato per la regione di riferimento. Tutti i tetti di spesa regionali devono essere definiti entro il 15 settembre 2015 con accordo in Conferenza Stato-Regioni tenendo conto delle differenze che esistono tra sistemi sanitari regionali in termini di produzione diretta dei servizi sanitari e produzione del privato accreditato. I tetti regionali dovranno essere aggiornati con cadenza biennale.

I prezzi delle siringhe

L’annoso problema di determinare prezzi congrui su base nazionale anche per i dispositivi medici (la mitica siringa) viene affrontato al comma 3 che prevede, ai fini della rinegoziazione dei contratti e nelle more dell’individuazione dei prezzi di riferimento da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) che il Ministero della salute metta a disposizione delle regioni i prezzi unitari dei dispositivi medici presenti nel Nuovo sistema informativo sanitario ai sensi del decreto del Ministro della salute 11 giugno 2010.

Il comma 7 istituisce, presso il Ministero della salute  l’Osservatorio nazionale sui prezzi dei dispositivi medici allo scopo di supportare e monitorare le stazioni appaltanti e verificare la coerenza dei prezzi a base d’asta rispetto ai prezzi di riferimento definiti dall’Anac o ai prezzi unitari disponibili nel flusso consumi del Nuovo sistema informativo sanitario.

I commi 8 e 9 estendono al settore dei dispositivi medici, il meccanismo del ripiano nei casi del superamento del tetto di spesa regionale, secondo modalità analoghe a quelle previste dalla normativa vigente per il ripiano dello sforamento del tetto della spesa farmaceutica («pay-back»). L’eventuale superamento del tetto di spesa regionale è posto a carico delle aziende fornitrici di dispositivi medici per una quota complessiva pari al 40 per cento nell’anno 2015, al 45 per cento nell’anno 2016 e al 50 per cento a decorrere dal 2017. Ciascuna azienda fornitrice concorre alle predette quote di ripiano in misura pari all’incidenza percentuale del proprio fatturato sul totale della spesa per l’acquisto di dispositivi medici a carico del Servizio sanitario regionale. Le modalità procedurali del ripiano sono definite, su proposta del Ministero della salute, con apposito accordo in sede di Conferenza Stato-regioni. Resta però il rischio di ulteriori contenziosi, dato che la riduzione per legge dei prezzi contrattualmente stabiliti ha prodotto negli anni scorsi, proprio nel settore dei dispositivi medici, almeno sei ricorsi vincenti al Tar del Lazio.

I farmaci

I commi 10 e 11 dettano norme sui farmaci. In particolare, il comma 10 sostituisce la disciplina prevista dal decreto-legge n. 158 del 2012 in materia di revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, disponendo che l’Aifa, entro il 30 settembre 2015, rinegozi al ribasso con le aziende farmaceutiche il prezzo di rimborso dei medicinali a carico del Ssn, nell’ambito di raggruppamenti di medicinali terapeuticamente assimilabili. Anziché procedere alla revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, la nuova disposizione impegna l’Aifa, entro il 30 settembre 2015, a rinegoziare con le aziende farmaceutiche, in riduzione, il prezzo di rimborso dei medicinali a carico del Ssn. La rinegoziazione deve essere condotta nell’ambito di raggruppamenti di medicinali terapeuticamente assimilabili, individuati sulla base dei dati relativi al 2014 dell’Osservatorio nazionale sull’uso dei medicinali-OSMED-AIFA, separando i medicinali a brevetto scaduto da quelli ancora soggetti a tutela brevettuale, autorizzati con indicazioni comprese nella medesima area terapeutica, aventi il medesimo regime di rimborsabilità, nonché il medesimo regime di fornitura.

In caso di mancato accordo con l’azienda farmaceutica, totale o parziale, l’Aifa propone che sia la stessa azienda farmaceutica a restituire alle Regioni il risparmio che il SSN aveva atteso dalla rinegoziazione. L’azienda farmaceutica a questo punto può scegliere di rifondere tale somma: direttamente alle regioni, con le modalità di «pay-back», fino a concorrenza dell’ammontare della riduzione attesa dall’azienda stessa; con la riclassificazione in classe C (completamente a carico dell’assistito) dei medicinali terapeuticamente assimilabili di cui l’azienda è titolare, fino a concorrenza dell’ammontare della riduzione attesa dall’azienda stessa.

Allo stesso modo, ai sensi del comma 11, l’Aifa è incaricata di avviare procedure di contrattazione del prezzo dei medicinali biotecnologici al fine di ridurne il prezzo di rimborso da parte del SSN. Le nuove procedure di contrattazione di un farmaco biotecnologico devono essere avviate alla scadenza del brevetto sul principio attivo o del certificato di protezione complementare e in assenza dell’avvio di una procedura di contrattazione del prezzo di un medicinale biosimilare o terapeuticamente assimilabile. L’Aifa è anche incaricata della rinegoziazione in riduzione del prezzo dei farmaci soggetti a rimborsabilità condizionata.

Appropriatezza di esami e visite specialistiche

L’articolo 9-quater affronta il tema dell’appropriatezza della prescrizione di esami e visite specialistiche. Demanda a un decreto del Ministro della salute, da adottarsi d’intesa con la Conferenza Stato-regioni entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, l’individuazione delle condizioni di erogabilità e delle indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, di cui al Nomenclatore dell’assistenza specialistica ambulatoriale (decreto 22 luglio 1996). Al di fuori delle condizioni di erogabilità, le prestazioni sono a totale carico dell’assistito. Per questo, il comma 3 specifica che il medico deve indicare, nella prescrizione, le condizioni di erogabilità della prestazione o le indicazioni di appropriatezza prescrittiva previste dal decreto ministeriale del 22 luglio 1996.

In caso di un comportamento prescrittivo non conforme alle condizioni e alle indicazioni, l’ente del Ssn adotta i provvedimenti di competenza, applicando: al medico prescrittore dipendente del Ssn una riduzione del trattamento economico accessorio, nel rispetto delle procedure previste dal contratto collettivo nazionale di settore e dalla legislazione vigente; al medico convenzionato con il Ssn una riduzione, mediante le procedure previste dall’accordo collettivo nazionale di riferimento, delle quote variabili dell’accordo collettivo nazionale di lavoro e dell’accordo integrativo regionale.

Allo stesso tempo, regioni ed enti del Ssn sono tenuti a ridurre il numero dei ricoveri in regime di riabilitazione ospedaliera potenzialmente inappropriati sotto il profilo clinico e a ridurre le giornate di ricovero oltre quelle definite appropriate. La norma demanda a un decreto del Ministro della salute, da adottarsi d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, l’individuazione dei criteri di appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera.

Donata Lenzi ha fatto notare che il problema dell’appropriatezza negli interventi di diagnosi e cura è noto da tempo e sicuramente meritevole di attenzione. Le ragioni di un intervento non appropriato, sia per eccesso che per difetto, son molteplici e sicuramente in parte possono essere fatte risalire alla cosiddetta medicina difensiva, ma intervengono anche fattori culturali, la sempre maggior attenzione e informazione dei pazienti, o anche situazioni di conflitti di interesse. Oltre alla necessità che la commissione acceleri l’iter delle proposte di legge sul rischio clinico per evitare che il medico si trovi stretto tra vincoli di budget e provvedimenti della magistratura, ha osservato che i qui previsti provvedimenti di informazione e formazione dei medici possono essere assai più efficaci che l’intervento punitivo e che una adeguata informazione andrebbe rivolta anche nei confronti dell’opinione pubblica per evitare che una risposta negativa sia considerata solo un segno di cattivo servizio.

Flussi migratori e Giubileo straordinario

L’articolo 9-nonies, inserito nel corso dell’esame al Senato, al fine di potenziare le misure di sorveglianza dei livelli dei controlli di profilassi internazionale per salvaguardare la collettività da rischi per la salute, autorizza il Ministero della salute, ad effettuare una spesa di 3.100.000,00 euro per il 2015 e di 2.341.140,00 euro a decorrere dal 2016 anche allo scopo di fronteggiare le emergenze sanitarie relative all’incremento dei flussi migratori che si verificano in area mediterranea, nonché per la grande affluenza di cittadini stranieri in Italia in occasione dello svolgimento di Expo 2015 e del Giubileo straordinario 2015-2016. Prevede, al fine di potenziare l’attività di programmazione sanitaria e di monitoraggio del Ministero della salute, l’incremento della spesa di euro 400.000 per l’anno 2015 e di euro 1.124.000 per l’anno 2016 e dispone sulla copertura finanziaria delle misure.
L’articolo 9-decies autorizza, per l’anno 2016, un contributo di 33.512.338 euro a favore della Regione Lazio, finalizzato all’attuazione del programma straordinario per il Giubileo 2015-2016, in considerazione, in particolare, delle esigenze sanitarie connesse alla grande affluenza di persone che si verificherà in occasione di tale evento. Il contributo è finanziato a valere sulle risorse di cui all’articolo 20 della legge n. 67 del 1988 ed è subordinato alla presentazione da parte della Regione Lazio al Ministero di un programma di interventi da realizzare.
Per il perseguimento delle citate finalità, per gli anni 2015 e 2016 sono sospese per gli enti del Servizio sanitario della Regione le limitazioni alle assunzioni di personale a tempo determinato.
Viene consentito ai pellegrini che fanno ingresso nel territorio nazionale per il Giubileo di usufruire, previo pagamento di un contributo volontario di 50 euro, dell’assistenza sanitaria ospedaliera. Ma non è chiaro a chi (Stato, regione, Asl) dovrà essere versato il contributo assicurativo. In caso di mancato versamento del contributo i pellegrini corrispondono, per le sopracitate prestazioni, le tariffe vigenti nella Regione dove insiste la struttura ospedaliera. Non sono tenuti al pagamento del contributo i pellegrini provenienti da Paesi con i quali l’Italia ha accordi in materia sanitaria.

Aumento dell'organico dell'Agenzia del farmaco

L’articolo 9-duodecies, inserito nel corso dell’esame al Senato, incrementa a 630 unità la dotazione organica dell’Aifa – dalle attuali 389 – , al fine di consentire il corretto svolgimento delle funzioni ad essa attribuite, anche in relazione alle nuove funzioni previste dalla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014), e di adeguare il numero dei dipendenti agli standard delle altre agenzie regolatorie europee, ed individua le misure per la copertura degli oneri da ciò derivanti.

L’Agenzia può bandire procedure concorsuali per titoli ed esami per l’assunzione di personale a tempo indeterminato, con una riserva di posti non superiore al 50 per cento per il personale non di ruolo che, alla data di pubblicazione del bando di concorso presti servizio, a qualunque titolo e da almeno sei mesi presso la stessa Agenzia, e nel limite di posti disponibili nella propria dotazione organica. I concorsi possono essere banditi in deroga alle procedure di mobilità di cui all’articolo 30, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché di ogni altra procedura per l’assorbimento del personale in esubero dalle amministrazioni pubbliche. Si prevede, quanto alle procedure di assunzione, che le stesse debbano essere effettuate in modo da garantire l’assunzione, negli anni 2016, 2017 e 2018, di non più di 80 unità per ciascun anno, e comunque nei limiti della dotazione organica, così come incrementata. Inoltre, è prevista la possibilità di prorogare, fino al completamento delle predette procedure concorsuali, e comunque non oltre il 31 dicembre 2017, i contratti di lavoro a tempo determinato in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

L’onere economico derivante da tali previsioni viene coperto mediante l’incremento delle tariffe e dei diritti, individuati dalla norma, spettanti ad Aifa per i servizi da essa resi. Si tratta, quindi, di risorse che non gravano sulla finanza pubblica, in quanto a carico di soggetti privati.

Lenzi ha segnalato come nulla viene previsto nei confronti dell’altro ente controllato (l’Istituto superiore di sanità) e che, tra l’esperienza maturata valevoli al fine dell’assunzione, avrebbero dovuto essere considerate anche quelle maturate presso l’Iss.

Il parere

Al termine della discussione sul provvedimento, la Commissione ha approvato un parere favorevole con osservazioni:

La XII Commissione (Affari sociali),

– esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 3262 Governo, approvato dal Senato: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali»;

– rilevato che le misure di razionalizzazione ed efficientamento della spesa del Servizio sanitario nazionale – di cui agli articoli da 9-ter a 9-octies – finalizzate a conseguire consistenti risparmi in ambito sanitario, recepiscono le Intese sancite dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 26 febbraio 2015 e 2 luglio 2015, come chiarito anche dall’articolo 9-bis del decreto-legge;

– valutate positivamente, nel complesso, le disposizioni recate dagli articoli 9-bis e seguenti del decreto-legge, in quanto si apprezza lo sforzo compiuto, in termini di riorganizzazione ed efficientamento del sistema sanitario, e fatto presente, al riguardo, quanto sia importante che il predetto obiettivo venga raggiunto, onde evitare che il mancato aumento del finanziamento si traduca in un mero taglio lineare, apparendo quindi necessario che il sistema si doti di modalità di valutazione annuale dell’impatto effettivo delle singole misure adottate, prevedendo eventuali meccanismi correttivi;

– auspicato, in particolare, che l’applicazione della procedura di rinegoziazione dei contratti in essere al fine di ridurre i prezzi per l’acquisto di beni e servizi e di dispositivi medici, di cui all’articolo 9-ter, non comporti l’apertura di contenziosi ulteriori rispetto a quelli già in essere e, in parte, conclusi, insorti a seguito delle misure di razionalizzazione e di contenimento della spesa sanitaria introdotte nel nostro ordinamento attraverso precedenti atti normativi;

– rilevato che i commi 10 e 11 dell’articolo 9-ter prevedono una procedura di rinegoziazione del prezzo dei farmaci, a carico dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), i cui esiti finanziari in termini di risparmio non vengono quantificati nella relazione tecnica, sostituendo così la disciplina in materia di revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, che a detta degli esperti avrebbe potuto comportare significativi risparmi di spesa;

– evidenziato che l’attuazione delle misure recate dall’articolo 9-quater, in tema di appropriatezza delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, potrebbe dare luogo ad una serie di problemi e di contenziosi se non si realizza parallelamente un effettivo percorso di informazione e di formazione dei medici, che può rivelarsi assai più efficace dell’intervento punitivo, oltre che una adeguata informazione anche nei confronti dell’opinione pubblica, insieme al diretto coinvolgimento delle società scientifiche nella definizione del decreto del Ministro della salute previsto dalla richiamata disposizione;

– osservato che il comma 8 dell’articolo 9-quater, che demanda a un decreto del Ministro della salute, da adottarsi d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, l’individuazione dei criteri di appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera, non indica alcun termine temporale entro il quale tale decreto deve essere adottato, mentre l’Intesa del 2 luglio 2015 prevedeva il termine di 30 giorni dalla data di stipula dell’Intesa stessa;

– osservato che il comma 3 dell’articolo 9-decies, che consente ai pellegrini che fanno ingresso nel territorio nazionale per il Giubileo di usufruire, previo pagamento di un contributo volontario di 50 euro, dell’assistenza sanitaria ospedaliera, non chiarisce l’organo (Stato, regione, ASL) al quale dovrà essere versato tale contributo;

– rilevato che la disposizione recata dall’articolo 9-duodecies, pur valutata positivamente in quanto valorizza la professionalità acquisita dal personale dell’AIFA e ne favorisce la stabilizzazione, non prevede, tuttavia, alcuna misura nei confronti dell’Istituto superiore di sanità (ISS), altro ente controllato dal Ministero della salute, né tiene conto dell’esperienza maturata presso quest’ultimo ente al fine dell’assunzione presso l’AIFA, dimostrando così di non considerare il sistema in senso unitario,

esprime:

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti osservazioni:

a) valuti la Commissione di merito, con riferimento ai commi 10 e 11 dell’articolo 9-ter, se in luogo della procedura di rinegoziazione dei farmaci a carico dell’AIFA ivi prevista, i cui esiti finanziari in termini di risparmio non vengono quantificati nella relazione tecnica del Governo, non sarebbe preferibile mantenere la disciplina in materia di revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, che sembrerebbe poter comportare significativi risparmi di spesa;

b) valuti la Commissione di merito l’opportunità di modificare il comma 8 dell’articolo 9-quater che, demandando a un decreto del Ministro della salute, da adottarsi d’intesa con la Conferenza Stato-regioni, l’individuazione dei criteri di appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera, non indica alcun termine temporale entro il quale tale decreto deve essere adottato, mentre l’Intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 2 luglio 2015 prevedeva il termine di 30 giorni dalla data di stipula dell’Intesa stessa;

c) valuti la Commissione di merito l’opportunità di specificare, al comma 3 dell’articolo 9-decies, che consente ai pellegrini che fanno ingresso nel territorio nazionale per il Giubileo di usufruire, previo pagamento di un contributo volontario di 50 euro, dell’assistenza sanitaria ospedaliera, quale sia l’organo al quale dovrà essere versato tale contributo.

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