I lavori della Camera in diretta

Violenza o minacce agli amministratori locali, modifiche al codice penale

Violenza o minacce agli amministratori locali, modifiche al codice penale

La Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, istituita dal Senato della Repubblica con deliberazione 3 ottobre 2013, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 239 dell’11 ottobre 2013, ha recentemente rassegnato al Parlamento le sue conclusioni. Accanto all’analisi del fenomeno sotto il profilo della frequenza e della gravità degli atti di violenza e di intimidazione e delle loro possibili motivazioni sociologiche, economiche e politiche, si è posto in rilievo il fatto che gli strumenti di deterrenza preventiva e repressivi di tali fenomeni criminali appaiono inadeguati. La Commissione – valutati anche gli esiti delle indagini, quasi sempre aperte contro ignoti e molto spesso concluse senza esercizio dell’azione penale in quanto ignoti rimangono gli autori dei reati – ha individuato, in altri termini, una forte carenza dell’apparato normativo di contrasto.

Essa conclude: «(…) Quello che invece sembra di poter affermare con convinzione è che non si può sottovalutare oltre il problema anche sotto il profilo della legislazione penale. Ciò sul presupposto che, se è vero che l’ordinamento penale di un determinato periodo storico è la risposta del legislatore alla necessità di tutelare determinati beni giuridici nonché alle esigenze che traggono origine nel tessuto sociale, attualmente si avverte come necessario e non più differibile un intervento a tutela degli amministratori locali, al fine di contrastare il crescente fenomeno delle intimidazioni in loro danno».

La presente proposta di legge, raccogliendo il senso di tale conclusione, intende introdurre nell’ordinamento penale nuove norme incriminatrici, ovvero ampliare la portata di alcune di quelle vigenti, che da una parte definiscano chiaramente le condotte di attacco e di intimidazione a chi esercita un mandato politico locale e dall’altra, e di conseguenza, offrano la possibilità di più adeguati strumenti investigativi per l’individuazione degli autori dei reati.

Il caso delle più rilevanti ipotesi di intimidazioni contro amministratori pubblici consistenti in atti diretti a ottenere un provvedimento favorevole all’autore delle intimidazioni o suo mandante, ovvero a ostacolare l’emissione di un provvedimento sfavorevole nonché il caso di atti di violenza finalizzati a provocare le dimissioni di uno o più amministratori locali sono disciplinati dall’articolo 1 della proposta di legge. Certamente siamo di fronte ad atti di valenza plurioffensiva.

A questo proposito la Commissione parlamentare di inchiesta, e tale opinione è condivisa dal proponente, ha correttamente individuato la possibile lesione di differenti beni giuridici – in particolare il buon andamento della pubblica amministrazione e la personalità interna dello Stato – ma la circostanza che la lesione dell’ordinario svolgimento della vita democratica si risolva in una lesione del bene giuridico tutelato dai delitti contro la pubblica amministrazione ha consentito di concludere nel senso che la soluzione migliore è quella di colmare l’insufficienza normativa intervenendo su un’unica fattispecie penale posta a tutela della pubblica amministrazione, agendo così in linea con la tendenza a ridurre e a semplificare la normativa.

La strada prescelta è quella di modificare l’articolo 338 del codice penale, rubricato «Violenza a minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario», che è collocato nel libro secondo titolo II (Dei delitti contro la pubblica amministrazione), capo II (Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazione).

La proposta di legge modifica la norma, al fine di renderla applicabile anche alla violenza o minaccia nei confronti di un amministratore locale (sindaco, consigliere e assessore), introducendo nella rubrica e al primo comma un riferimento al «singolo componente» (del corpo politico, amministrativo o giudiziario) e introducendo, dopo il primo, un nuovo comma, il quale prevede che «alla stessa pena soggiace chi commette il fatto di cui al primo comma per ottenere, ostacolare o impedire il rilascio o l’adozione di un provvedimento, anche legislativo, ovvero a causa dell’avvenuto rilascio o adozione dello stesso». Il riferimento ai provvedimenti legislativi riguarda ovviamente solo le regioni.

L’intervento su tale articolo rende tra l’altro applicabili ai fatti in esame le circostanze aggravanti previste dall’articolo 339 del codice penale, il quale prevede un aumento di pena qualora il fatto sia commesso con l’utilizzo di armi, da persona travisata, da più persone riunite, con scritto anonimo, in modo simbolico o avvalendosi della forza intimidatrice derivate da segrete associazioni, esistenti o supposte.

L’approvazione della nuova normativa renderebbe così utilizzabile per gran parte degli atti intimidatori, e in particolare per quelli che costituiscono il nucleo centrale del fenomeno, una fattispecie penale procedibile d’ufficio, con una pena edittale (la reclusione da uno a sette anni) che consentirebbe il ricorso alle misure cautelari, oltre che alle intercettazioni e a ogni altro mezzo di prova.

La repressione degli atti intimidatori di natura meramente ritorsiva rende invece necessario un differente tipo di revisione normativa, previsto dall’articolo 2 della proposta di legge.

Per tali condotte si è difatti rivelata inadeguata l’applicazione dell’aggravante di cui all’articolo 61, numero 10), del codice penale.

La soluzione individuata è l’introduzione di un articolo 339-bis, che alle fattispecie previste dagli articoli 581 (percosse), 582 (lesioni personali), 594 (ingiuria), 595 (diffamazione), 610 (violenza privata), 612 (minaccia) e 635 (danneggiamento) del codice penale connette una circostanza aggravante a effetto speciale che prevede un aumento di pena qualora tali reati siano commessi contro un amministratore locale nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio.

Considerata la gravità del reato, la proposta di legge interviene con l’articolo 3 anche sul diritto processuale penale, modificando il comma 2 dell’articolo 380 del codice di rito. Si prevede infatti di introdurre una nuova lettera m-quater) nell’elenco dei reati determinati dall’articolo 338 del codice penale, per i quali è possibile per le Forze dell’ordine procedere all’arresto in flagranza di reato.
Da ultimo, e sempre valorizzando le osservazioni della Commissione parlamentare di inchiesta, la proposta di legge considera opportuno un nuovo deterrente a contrasto degli atti intimidatori i cui destinatari non sono amministratori locali ma aspiranti tali. Su questa fattispecie, si interviene con una modifica all’articolo 87 del testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, aggiungendo, il seguente comma: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, alla stessa pena soggiace chiunque con minacce o con atti di violenza ostacola la libera partecipazione di altri, in qualità di candidato, alle elezioni previste dal presente testo unico».

Le disposizioni elettorali che disciplinano le elezioni regionali, politiche ed europee rendono tale norma applicabile anche alle richiamate consultazioni ed è opportuno che tale estensione rimanga anche nella prospettiva della modifica che in questa sede si propone.

Poiché il fenomeno delle intimidazioni e degli atti di violenza contro gli amministratori e contro chi si candida ad assumere incarichi pubblici nel sistema delle autonomie locali ha dimostrato nella recente consultazione elettorale per il loro rinnovo una significativa recrudescenza, il proponente auspica un rapido esame della presente proposta di legge.

 

PROPOSTA DI LEGGE
Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’articolo 87 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, in materia di violenza o minaccia nei confronti di amministratori locali

Art. 1.
(Modifiche all’articolo 338 del codice penale).

1. All’articolo 338 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo comma, dopo la parola: «giudiziario» sono inserite le seguenti: «o a un suo componente»;

b) dopo il primo comma, è inserito il seguente:

«Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto di cui al primo comma per ottenere, ostacolare o impedire il rilascio o l’adozione di un provvedimento, anche legislativo, ovvero a causa dell’avvenuto rilascio o adozione dello stesso»;

c) alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o a un suo componente».

Art. 2.
(Introduzione dell’articolo 339-bis del codice penale).

1. Dopo l’articolo 339 del codice penale, è inserito il seguente:

«Art. 339-bis.(Atti intimidatori di ritorsione ai danni di un componente di un corpo politico, amministrativo o giudiziario).

Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 581, 582, 594, 595, 610, 612 e 635 sono aumentate da un terzo alla metà se il fatto è commesso al danni di un componente di un corpo politico, amministrativo o giudiziario a causa dell’adempimento del mandato, delle funzioni o del servizio».

Art. 3.
(Modifica all’articolo 380 del codice di procedura penale).

1. Al comma 2 dell’articolo 380 del codice di procedura penale, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

«m-quater) delitto di violenza o minaccia a un singolo componente di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, previsto dall’articolo 338 del codice penale».

Art. 4.
(Modifica all’articolo 87 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570).

1. Al primo comma dell’articolo 87 del testo unico delle leggi per la competizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, alla stessa pena soggiace chiunque con minacce o con atti di violenza ostacola la libera partecipazione di altri, in qualità di candidato, alle elezioni previste dal presente testo unico».

Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Francesco Sanna (primo firmatario), Rosato, Mura, Ginoble, Borghi, Capone, Carella, Carnevali, Cimbro, Dal Moro, Marco Di Maio, Ermini, Gandolfi, Garavini, Ginoble, Giulietti, Iacono, Lodolini, Marantelli, Minnucci, Salvatore Piccolo, Romanini, Giovanna Sanna, Senaldi, Valeria Valente, Verini

L'iter del provvedimento
Argomenti: