Sicurezza alimentare e accesso al cibo per gli indigenti

Sicurezza alimentare e accesso al cibo per gli indigenti

Quello dell’accesso al cibo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto dal 1948 nell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: «Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione. (…)».

Ad oggi, sono 23 i Paesi che hanno riconosciuto tale diritto nelle loro Costituzioni; nessuno di questi è europeo. Un altro centinaio di Paesi, tra cui il nostro, lo assumono indirettamente attraverso i vari accordi internazionali susseguitisi nell’ultimo sessantennio.

Nel 1966, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato a New York il 16 dicembre (reso esecutivo dalla legge n. 881 del 1977) all’articolo 11 esplicitamente imponeva ai 145 Stati firmatari di legiferare sul diritto a un’alimentazione adeguata: «Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato (…) che includa (…) un’alimentazione (…) adeguati (…) prenderanno misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto».

L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) vigila sull’attuazione del Patto attraverso il Comitato sui diritti economici, sociali e culturali, che opera mediante l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani. Nel 1999 il Comitato insistè sull’obbligo per gli Stati di introdurre leggi che proteggessero il diritto al cibo, considerando le singole nazioni come le prime responsabili nell’assicurare l’accesso fisico ed economico, in qualsiasi momento, a un’alimentazione sufficiente, nutriente e sicura per la conduzione di una vita sana e attiva.

Nel 1996, alla vigilia del Vertice mondiale sull’alimentazione, fu proposto per la prima volta un codice internazionale di condotta sul diritto umano a un’alimentazione adeguata: la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare mondiale, la quale recita «Noi, Ministri e rappresentanti (…) Riaffermando il diritto di tutti di accedere a un’alimentazione sicura, sufficente e nutriente, coerente con il diritto a un’alimentazione adeguata e con il diritto fondamentale di tutti di essere liberi dalla fame (…)».

Il 2000 vide porre dall’ONU, come primo obiettivo di sviluppo del millennio, il dimezzamento del numero delle persone sofferenti per fame sul pianeta; obiettivo che avrebbe dovuto essere raggiunto entro il 2015.

In breve: gli accordi sopra menzionati impongono agli Stati l’identificazione dei gruppi vulnerabili e la programmazione di politiche volte a migliorare l’accesso alle risorse per la produzione di cibo o di reddito; come ultima risorsa può essere necessaria l’assistenza diretta per assicurare almeno la sopravvivenza delle persone interessate.

Il diritto al cibo si fonda quindi sui princìpi dello sviluppo sostenibile, affinché siano rimosse le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi, e contrastate le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori; esso si realizza pienamente attraverso la piccola e media proprietà contadina della terra, l’agricoltura biologica, le filiere alimentari eque e corte con il più ridotto numero di intermediari, la qualità e la sicurezza degli alimenti, i prezzi giusti e trasparenti per il produttore e per il consumatore, le regole condivise e uguali in tutti i Paesi, uno stile alimentare sobrio e rispettoso della popolazione animale, con una particolare attenzione rivolta ai consumi energetici e attento agli sprechi. Il diritto a un’alimentazione adeguata è di tutti e di tutte, di chi produce, di chi trasforma, di chi vende e di chi consuma, in sintesi, della rete del cibo.

Per questo, corollario necessario è assicurare ai cittadini le opportunità per procurarsi un reddito: ogni individuo ha diritto, infatti, a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia; la fame è una violazione della dignità umana e un ostacolo al progresso sociale, politico ed economico.

Ma qual è la situazione odierna? Nel mondo, 800 milioni di persone soffrono di fame cronica e più di 2 miliardi sono malnutrite; mentre vengono sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno e quasi 2 miliardi di persone vivono sovrappeso o malate di obesità. Ciò rende evidente l’urgenza di regolare la materia con gli strumenti di un nuovo diritto internazionale e in questo senso la Carta di Milano rappresenta una straordinaria occasione per la comunità globale.

Per quel che concerne l’Italia, anche naturalmente a seguito della crisi economica, la forbice sociale continua a divaricarsi in maniera preoccupante, delineando contesti di povertà assoluta, in palese violazione del diritto al cibo adeguato per qualità e quantità. Nel rapporto sul welfare del 2014 dell’Istituto nazionale di statistica sono segnalate: «in aumento la povertà e la deprivazione. Il rischio di povertà, più elevato della media dell’Unione europea anche negli anni pre-crisi, ha raggiunto il valore massimo nel 2010, mantenendosi stabile nel biennio successivo su valori prossimi al 19,5 per cento delle famiglie. Il peggioramento ha riguardato, oltre al centro-nord, le famiglie con minori, monoreddito, operaie, di lavoratori in proprio o con persone in cerca di lavoro. Anche l’indicatore di povertà assoluta, stabile fino al 2011, nel 2012 mostra un aumento di ben 2,3 punti percentuali, attestandosi all’8 per cento delle famiglie. Tale aumento si accompagna anche all’aumento della grave deprivazione; 9 dal 6,9 per cento sul totale delle famiglie del 2010, all’11,1 per cento del 2011 al 14,5 per cento del 2012. Particolarmente grave la condizione delle famiglie numerose o monoreddito quella degli anziani soli, dei monogenitori e delle famiglie con tre o più minori. Anche il rischio di persistenza in povertà è nel 2012 tra i più alti in Europa (13,1 per cento contro 9,7 per cento) ed è aumentato rispetto al 2011 (dell’11,8 per cento). I dati sulle transizioni e sulla persistenza in povertà evidenziano come tale condizione sia ormai divenuta strutturale. La fase economica recessiva non ha modificato la composizione e i profili delle famiglie maggiormente esposte al rischio di povertà permanente, che continuano ad essere quelle residenti nel Mezzogiorno, che vivono in affitto, con figli minori, disoccupati o in cui il principale percettore di reddito ha bassi livelli professionali e di istruzione».

Parimenti, l’Osservatorio permanente sullo spreco alimentare nelle famiglie italiane (Waste watcher), sottolinea come il tema dello «spreco sia uno dei terreni più sentiti dagli italiani quando riflettono sulle caratteristiche desiderabili dell’Italia del futuro: stante che la situazione attuale non viene considerata positivamente (…) l’attenzione alla riduzione dello spreco, in tutte le sue forme, è la caratteristica più indicata. (…) vengono prese in considerazione tutte le forme: l’energia, le inefficienze della pubblica amministrazione, la mancata variazione dei talenti e delle mille risorse italiane. Contrastare lo spreco alimentare domestico, quindi, oltre alla positività intrinseca dell’azione si inserisce in un sentire complessivo degli italiani, che tende a rifiutare la dispersione noncurante dei beni della comunità e dei singoli».

L’obiettivo della presente proposta di legge è quello di allinearci ai 23 Paesi che hanno riconosciuto il diritto al cibo come una priorità assoluta, inserendolo nella loro Carta costituzionale, fornendo una risposta concreta al sentire collettivo della cittadinanza italiana. Questo sarebbe il primo e imprescindibile passo per impegnare concretamente le istituzioni di ogni ordine e grado, di qualsiasi parte politica, nell’operare scelte consapevoli e precise a tutto campo; dallo Stato sociale, alle politiche economiche, a quelle lavorative, a quelle sanitarie, a quelle di controllo del settore alimentare. A riprova che i tempi sono maturi, nella medesima direzione si è mossa la regione Lombardia attraverso un progetto di legge per ridurre gli sprechi alimentari e «garantire a tutti pieno accesso ai mezzi necessari al sostentamento alimentare». Il progetto di legge bipartisan è stato presentato alla vigilia della presentazione ufficiale della Carta di Milano e depositato nei giorni successivi, In esso è previsto uno stanziamento di fondi pari a 200.000 euro per l’anno in corso, finalizzato a «iniziative pubbliche e private che si occupano dei poveri, programmi di educazione alimentare, riutilizzo degli alimenti scartati e delle eccedenze alimentari». Con la norma sono stati inoltre introdotti criteri di «premialità, nell’ambito delle regole di aggiudicazione dei bandi rivolti a chi opera nel settore della ristorazione e ospitalità alberghiera, per le imprese in grado di ridurre i volumi di spreco alimentare e alle amministrazioni locali che vi aderiscano; lo stesso criterio varrà per le imprese che garantiranno la redistribuzione gratuita delle eccedenze alimentari a favore dei cittadini meno abbienti e che promuovano azioni concrete per ridurre gli sprechi privilegiando cibi a lunga scadenza». Parimenti, è promossa l’istituzione di un osservatorio «spreco zero», composto da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta allo spreco e nella distribuzione alimentare, al fine di studiare e suggerire al governo regionale e al consiglio regionale le «buone pratiche» intese a minimizzare perdite e inefficienze della filiera agro-alimentare.

Con il riconoscimento del diritto al cibo nella Costituzione, dunque, il nostro Paese sarà capofila in Europa per un’inversione di tendenza che dovrà portare, da una parte, a una seria assunzione di responsabilità delle distorsioni dell’attuale sistema economico e, dall’altra, al pieno riconoscimento del cibo come fonte di coesione sociale, di relazioni, di generazione di significati culturali, nonché di rapporto con il pianeta e con le risorse. Se è vero, infatti, che siamo quel che mangiamo, tutelare l’accesso al cibo significa tutelare noi stessi.

PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.

1. Il primo comma dell’articolo 32 della Costituzione è sostituito dal seguente:

«La Repubblica tutela la salute e la sicurezza alimentare come fondamentali diritti dell’individuo e interessi della collettività e garantisce cure gratuite e l’accesso al cibo agli indigenti».

Proposta di legge costituzionale d’iniziativa dei deputati Cimbro (primo firmatario), Capodicasa, Capone, Capozzolo, Carella, Carnevali, Carocci, Carra, Carrescia, Casellato, Cassano, Castricone, Cenni, Chaouki, Colaninno, Cominelli, D’Ottavio, Duranti, Ermini, Fabbri, Fiorio, Gribaudo, Guerra, Tino Iannuzzi, Iori, Laforgia, Lavagno, Manfredi, Melilla, Marco Meloni, Miccoli, Mognato, Oliverio, Pellegrino, Piras, Quaranta, Francesco Sanna, Giovanna Sanna, Stumpo, Taricco, Terrosi, Ventricelli, Zappulla, Zardini

L'iter del provvedimento
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