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L’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria e i soggetti più deboli

La Commissione affari sociali ha iniziato oggi pomeriggio l’esame in sede consultiva della proposta di legge Brescia sull’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, che sarà discusso in aula da lunedì 20 luglio.

La relatrice Donata Lenzi (Pd) ha ricordato che la proposta di legge, che si compone di due articoli, abroga numerose disposizioni relative al finanziamento pubblico all’editoria, prevedendo che le risorse conseguentemente disponibili siano destinate ad incentivare gli investimenti delle imprese editoriali di nuova costituzione e all’ingresso di giovani professionisti.

 

Il provvedimento

L’articolo 1, al fine dichiarato di promuovere la concorrenza e la tutela dei consumatori nel settore dell’informazione e di assicurare il conseguimento di rilevanti economie di spesa per la finanza pubblica, dispone l’abrogazione di una serie di disposizioni che prevedono finanziamenti all’editoria. Tra le altre sono abrogate le disposizioni che regolano l’accesso ai contributi di: quotidiani editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi scopo di lucro (articolo 3, comma 2-bis, della legge n. 250 del 1990); periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali, oppure da società con maggioranza del capitale detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi scopo di lucro (articolo 3, commi 3 e 3-bis, della legge n. 250 del 1990). Resterebbero invece vigenti le disposizioni del decreto-legge n. 63 del 2012, che prevedono l’applicazione di agevolazioni tariffarie ai soggetti senza fini di lucro e alle associazioni d’arma e combattentistiche (articolo 5-bis). È atta salva anche la previsione di contributi in favore dell’editoria speciale periodica per non vedenti. In particolare, è abrogato il comma 462 dell’articolo 1 della legge n. 266 del 2005, concernente la rideterminazione – da 950 milioni di lire, pari a 490.634,05 euro, a decorrere dal 1995, a 1 milione di euro annui – del contributo riservato all’editoria speciale periodica per non vedenti di cui all’articolo 8 del decreto-legge n. 542 del 1996, convertito dalla legge n. 649 del 1996.

Massimo Enrico Baroni (M5s) ha sottolineato che andrebbe approfondito il tema delle pubblicazioni riferibili alle politiche sanitarie, in relazione alle quali in molti casi si determinano situazioni di conflitto di interessi, e ha ricordato che anche le riviste degli ordini professionali sono da considerarsi come beneficiarie di contributi pubblici, in ragione dell’obbligatorietà dei versamenti a tali ordini, ha quindi invitato a superare tutte le forme di finanziamento.

Paola Binetti (Alleanza Popolare) ha dichiarato che andrebbero tutelate le iniziative editoriali promosse da soggetti deboli come quelle curate cooperative di detenuti, sollecitando un riflessione sull’inserimento di tale tema all’interno del parere che verrà reso alla Commissione cultura.

Edoardo Patriarca (Pd) si è associato alle osservazioni di Paola Binetti e ha osservato che il provvedimento non sembra fare le opportune distinzioni e che in questo modo si rischia di nuocere al pluralismo dell’informazione, specie a livello locale, sopprimendo le voci meno potenti. Una mediazione potrebbe essere rappresentata dall’erogazione di contributi in relazione alle copie vendute e non a quelle stampate.

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