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Prestazioni sociali, il Rapporto Inps 2014

È stato presentato ieri il Rapporto annuale Inps 2014.

 

Redditi e diseguaglianze

Il Rapporto registra l’aumento dell’intensità della povertà, che tra il 2008 ed il 2013 ha subito un aumento di più del 20%, passando dal 5,5% al 7% sull’intera popolazione. La crisi ha inciso maggiormente sulle fasce già deboli della popolazione (famiglie monoparentali, coppie con figli, disoccupati) aggravandone ulteriormente i tassi della povertà e peggiorando in modo significativo le loro condizioni di vita quotidiane. Il 10 per cento più povero della popolazione ha sperimentato tra il 2008 e il 2013 una riduzione reale del proprio reddito vicino al 30%, una caduta molto più accentuata rispetto al resto della popolazione, che ha aumentato non solo l’intensità della povertà ma anche la diseguaglianza tra i redditi. Inoltre, la continua perdita di posti di lavoro e la mancanza di una vigorosa ripresa economica stanno aumentando i tassi di povertà anche per quei gruppi solitamente poco esposti a tale rischio, come le coppie senza figli, le persone tra i 40 ed i 59 anni e le famiglie del Nord Italia. Sono in particolare i disoccupati tra i 50 e i 59 ad aver sperimentato incrementi relativamente maggiori del numero di poveri durante questi anni, mentre i pensionati ed in generale le persone con più di 70 anni sono quelle su cui la crisi ha inciso meno. L’aumento dei tassi di povertà tra i lavoratori con più di 50 anni si è verificato innanzitutto a causa dell’aumento proporzionalmente maggiore del numero dei disoccupati in questa fascia di età e alle loro scarse probabilità di reimpiego.

 

Il numero di prestazioni dell'Inps

 

Prestazioni assistenziali

Le prestazioni di natura assistenziale erogate dall’Inps, principalmente pensioni e assegni sociali e provvidenze economiche di invalidità civile, sono prive di una base contributiva. Il loro onere è sostenuto integralmente dallo Stato e rappresentano, come già detto, circa il 17,8% del totale degli assegni Inps in pagamento (il restante 82,2% è costituito da pensioni previdenziali connesse al versamento di contributi). I trattamenti di natura assistenziale in essere al 31 dicembre 2014 sono 3.731.626 (+1,6% rispetto al 2013), presentano un valore medio mensile di 418 euro e sono destinati in maggioranza a titolari donne (61,4%).Nel corso del 2014 risultano liquidate 538.037 prestazioni di natura assistenziale con un importo medio mensile di 428 euro ed un’età media dei titolari alla decorrenza pari a 68,1 anni. Di queste, il 90,7% (oltre 487mila) sono provvidenze a favore di invalidi civili (di valore medio pari a 431 euro mensili). Il restante 9,3% (50.204 trattamenti) è costituito da assegni sociali (importo medio pari a 392 euro al mese). Le donne ricevono nel complesso circa il 56,7% del totale dei nuovi trattamenti assistenziali. L’osservazione in ottica di genere rileva una distribuzione abbastanza omogenea dei nuovi assegni sociali tra maschi e femmine (rispettivamente 52,5% e 47,5%). Tra le provvidenze economiche di invalidità civile si registra invece una maggiore presenza di titolari donne (57,6%).

 

Nell’ambito delle prestazioni assistenziali, il 22,7% circa è costituito da pensioni e assegni sociali (a partire dal 1º gennaio 1996 la pensione sociale è stata sostituita dall’assegno sociale), erogati a favore di cittadini italiani residenti, ultra65enni e sprovvisti di redditi minimi. Oltre ai cittadini italiani, hanno diritto all’assegno sociale anche gli stranieri extracomunitari, i rifugiati politici e i cittadini dell’Ue residenti nel nostro paese. Dal 1° gennaio 2009 per poter percepire l’assegno occorre aver soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno 10 anni. Dal 1° gennaio 2013 il requisito anagrafico per ottenere l’assegno sociale è salito a 65 anni e tre mesi per effetto dell’adeguamento in base alla speranza di vita, requisito che non è variato nel 2014. I trattamenti in essere al 31.12.2014 sono in tutto 845.824 (+1,2% sul 2013) con un importo medio mensile di 419 euro. Nella distribuzione territoriale, quasi il 47% delle erogazioni si concentra nelle regioni meridionali.

 

Invalidi civili

Le provvidenze economiche di invalidità civile costituiscono il 77,3% delle prestazioni di natura assistenziale in essere. Si tratta di pensioni o assegni erogati a cittadini con redditi insufficienti e con una riduzione a partire dal 74% della capacità di lavoro o di svolgimento delle normali funzioni quotidiane e di indennità di accompagnamento, concesse in presenza di accertata inabilità al 100% e impossibilità di deambulare o compiere gli atti quotidiani della vita. Al contrario delle pensioni di invalidità civile, cecità e sordomutismo e degli assegni mensili di assistenza agli invalidi civili parziali, l’indennità di accompagno non è soggetta a limiti reddituali ma è prevista al solo titolo della minorazione. Al 31 dicembre 2014 le prestazioni agli invalidi civili sono in tutto 2.885.802, per un importo medio mensile di 418 euro. Dal punto di vista territoriale, il 44,7% delle erogazioni si situa al Sud e un ulteriore 34,8% nelle regioni settentrionali. Le regioni che presentano il maggior numero di pagamenti sono Campania, Sicilia, Lombardia e Lazio.

 

La «social card»

La Carta Acquisti – chiamata comunemente Social Card – è lo strumento di sostegno sociale emesso dall’Inps, completamente a carico dello Stato, diretto ai nuclei familiari con basso reddito e della durata di un anno. Si tratta di una carta di pagamento elettronica prepagata, utilizzabile per la spesa alimentare, per l’acquisto di medicinali e articoli sanitari o per il pagamento delle bollette della luce e del gas. Sono state attivate, inoltre, alcune convenzioni con negozi o associazioni farmaceutiche e sanitarie che assicurano facilitazioni e/o sconti ai possessori della card. Secondo il luogo di residenza, è possibile ottenere integrazioni concesse dagli enti in aggiunta all’importo stabilito. La sua gestione è centralizzata, mentre è affidata sperimentalmente ai comuni di Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo. L’Inps procede all’accredito delle somme sulla carta elettronica, dopo aver ricevuto le domande e verificato i dati dei richiedenti. I requisiti per la concessione della Carta Acquisti sono i seguenti: l’appartenenza a famiglie con anziani, ultrasessantacinquenni, o con minori fino a tre anni di età. In quest’ultimo caso i genitori sono titolari della Card. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 3 febbraio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 dell’8 aprile 2014 -ad integrazione del decreto n. 89030 del 16 settembre 2008-, è stato ampliato il diritto alla carta acquisti ordinaria anche ai cittadini di Stato membro dell’Unione europea, ovvero familiari di cittadino italiano o di Stato membro dell’Unione europea non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

I limiti di reddito sono così scaglionati:

– ISEE inferiore a euro 6.781,76 per i nuclei familiari con minori fino a tre anni;

– ISEE inferiore a euro 6.781,76 per i nuclei familiari con anziani da 65 a 70 anni;

– ISEE inferiore a euro 9.042,34 per i nuclei familiari con anziani ultrasettantenni.

Oltre a questi requisiti, sono stati individuati altri indicatori che contraddicono il basso reddito, quali l’intestazione di più utenze domestiche, di più autoveicoli, o di più immobili. La Carta può essere utilizzata come qualunque carta di pagamento elettronico nei negozi aderenti al circuito Mastercard ed è, inoltre, attivo il servizio sms per la comunicazione del saldo disponibile, che si aggiunge alle possibilità di richiesta del saldo tramite il telefono, il sito Internet e i due call center che si avvalgono dell’azione congiunta e della collaborazione tra Inps e Poste Italiane.

Il numero di beneficiari della Carta Acquisti nel 2014 è pari a 615.395, il 22,3% di loro risiedeva nella regione Campania, il 21,7% in Sicilia, il 9,4% in Puglia e l ‘8,2% nel Lazio. L’importo complessivamente erogato, nel 2014, ammonta a 229,7 mln. di euro.

 

Il Sia, Sostegno per l'inclusione attiva

Nella primavera del 2014, ha preso il via la sperimentazione di una nuova social card per il contrasto alla povertà. Non solo sostegno economico alle famiglie beneficiarie, ma un ben più ampio progetto di inclusione sociale attiva: lavorativa per gli adulti, scolastica per i bambini, sociale e sanitaria per tutta la famiglia. L’iniziale sperimentazione, che dura tutt’ora, ha coinvolto 12 città del paese – Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona. L’ammontare mensile del contributo economico ai beneficiari è modulato sulla base della numerosità del nucleo familiare e può arrivare fino a circa 400 euro mensili per le famiglie con 5 o più componenti. Il SIA si affianca così alla misura di sostegno individuata con la Social Card ordinaria (Carta Acquisti), che continua a funzionare. Le misure complessive previste dalla sperimentazione puntano a costruire percorsi d’inclusione sociale attiva in grado di coinvolgere l’intera rete degli attori sociali, a partire dai beneficiari. I Comuni, infatti, s’impegnano ad associare al trasferimento monetario un progetto personalizzato d’intervento dal carattere multidimensionale, che riguarda tutti i componenti della famiglia, con particolare attenzione ai minori. Il progetto costruito ad hoc è finalizzato al superamento della condizione di povertà e al reinserimento lavorativo e prevede azioni volte a migliorare le possibilità di reimpiego per gli adulti (percorsi di ricerca attiva del lavoro) ma anche la performance scolastica e la tutela della salute dei bambini e dei ragazzi. L’obiettivo è infatti la lotta alla povertà minorile a partire dai nuclei familiari nei quali chi lavorava ha perso il posto di lavoro e non ha più diritto a sussidi. Le caratteristiche dei nuclei familiari beneficiari del progetto sono state individuate in accordo con le città interessate, mentre l’Inps è l’ente attuatore del progetto per la concessione dei contributi economici e predispone, a tal fine, gli strumenti telematici per lo scambio dei flussi informativi con i comuni coinvolti. I servizi sociali dei comuni coinvolti coordinano l’attività complessiva della rete rappresentata anche dai servizi per l’impiego, i servizi sanitari e la scuola. La sperimentazione si colloca in un più generale processo di definizione di una misura di contrasto alla povertà assoluta quale livello essenziale da riconoscere sull’intero territorio nazionale e riprende l’orientamento strategico della Raccomandazione della Commissione Europea sull’inclusione attiva (2008/867/ EC), che prevede, accanto al sostegno al reddito, altri due pilastri: mercati del lavoro inclusivi e accesso a servizi sociali di qualità.

L’importo erogato nel 2014 nelle 11 città (nel 2014 a Roma la sperimentazione non e partita) è pari a 16.677.258 euro; i nuclei familiari beneficiari sono stati 6.565 (1.511 a Palermo, 1.360 a Napoli, 952 a Torino, 769 a Milano, 609 a Catania, 408 a Bari, 378 a Genova, 221 a Bologna, 144 a Verona, 112 a Firenze e 101 a Venezia).

 

La presentazione del Rapporto annuale

(fonte: Servizio studi della Camera dei deputati)

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