Migranti, il dramma dei minori: in Italia ottomila senza famiglia

Il volo da Orio al Serio a Catania è pieno di famiglie che partono per le vacanze in Sicilia. Una bimba bionda, seduta vicino al papà e alla mamma, sfodera dallo zainetto rosa con i brillantini un diario di Hello Kitty con il lucchetto a forma di cuore nuovo di zecca. Il diario dei ricordi di una vacanza al mare da rileggere quando sarà più grande.

Mille chilometri tra Bergamo e Catania, 90 minuti di cielo, e all’arrivo all’aeroporto ci si prepara a scrivere tutt’altro diario. a Commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema di accoglienza e identificazione dei migranti che giungono in Italia, presieduta da Gennaro Migliore e di cui è capogruppo Pd la deputata Elena Carnevali, senza alcun preavviso, è in Sicilia. “Oggi verificheremo le condizioni di accoglienza di minori stranieri non accompagnati sul territorio italiano” spiegano in un briefing volante sul pulmino messo a disposizione dalla prefettura di Catania, ad Adriano Picone, consigliere della Camera dei deputati e ai consulenti esperti relativamente di minori e di salute, Patrizia Paravia e Claudio Pulvirenti. Mentre l’opinione pubblica infatti è concentrata sui 60mila sbarchi da inizio anno, pochi prestano attenzione a un altro dato preoccupante perché interessa bambini e adolescenti: nell’ultimo report del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (giugno 2015) si denuncia che ci sono 8.201 minori giunti a Lampedusa dal Nordafrica da soli, senza alcun riferimento genitoriale o parentale. Nove su dieci sono maschi, e hanno in media dai 15 anni in su, provengono da Egitto, Africa sub sahariana e perfino Afghanistan. “Spesso sono le famiglie a pagargli il viaggio: sperano di offrire loro un’opportunità di vita migliore mandandoli al di là del Mediterraneo” spiega Paravia. In tasca hanno un biglietto di uno zio o un cugino che può accoglierli in Germania o in Svezia. Il dramma nel dramma è che, di questi ottomila, 5.203 risultano “irreperibili”, spariti. “Molti fanno perdere velocemente le loro tracce” racconta Paravia. “Non sopportano i tempi della burocrazia per ottenere l’asilo – spiega l’esperta – e si affidano ai trafficanti per continuare il loro viaggio” nella speranza di scrivere un diario di vita migliore di quello che li avrebbe attesi ad Asmara o Kabul.

La storia di Mohamed

Per chi resta invece c’è il percorso della richiesta d’asilo e la permanenza in comunità per minori, a volte l’affido: si tratta al momento di tremila adolescenti, nel 30% dei casi concentrati in Sicilia e solo nel 9% dei casi in Lombardia. Ma anche la gestione dell’accoglienza rivela inefficienze che si trascinano da anni. A Catania c’è una delle comunità per minori soggetta alle verifiche della Commissione (a cui si unisce anche il deputato Pd Giovanni Burtone): è il centro Arcobaleno Victorine Le Dieu. La casa famiglia è in una palazzina di un verde acqua ormai spento, di quelle che avrebbero decisamente bisogno di una ristrutturazione, ma entrando si respira subito un’aria di famiglia.

La pagina de "L'Eco di Bergamo"
La pagina de “L’Eco di Bergamo”

Nel salottino d’ingresso (alla stampa non è consentito andare oltre) ci sono cinque adolescenti, tutti dell’Africa sub sahariana, e un’educatrice. È mattina presto: dopo colazione ci si prepara alle attività quotidiane. Un ragazzino chatta via facebook dal pc, due guardano le all news in francese; Mohamed, 19 anni, invece parla. “Sono senegalese e sono arrivato qui quando avevo 16 anni, sono sbarcato anche io a Lampedusa – dice in un italiano fluente -: a scuola al mio Paese andavo forte, ma non vedevo prospettive. Ho deciso di partire: prima in Mali, poi in Bukina Faso, Niger e Libia fino all’Italia”. Mohamed con i suoi rasta neri e la t-shirt gialla, i jeans, ha conseguito la licenza media, fa parte di una compagnia teatrale interculturale, e da qualche mese lavora per la Croce Rossa agli sbarchi. “Chi arriva è spaesato ma felice: la prima cosa che mi chiedono è acqua, un panino, magari non mangiano da giorni. Il mio viaggio è durato tre giorni ma se una sbaglia rotta ci vuole anche una settimana”.

Enza, l’educatrice, lo ascolta. È fiera del suo lavoro, delle attività con i ragazzi, presenta i mediatori, conosce le storie di tutti. Anche di A., 16 anni, egiziano arrivato da un anno. Parla poco e sull’iPhone mostra le foto di sua mamma e di sua sorella che ha appena conseguito il diploma dall’altra parte del Mediterraneo. “Le famiglie sanno che i loro figli sono nati dalla parte sbagliata del Mediterraneo e li mandano qui nella speranza di una vita migliore. Su al Nord fate fatica ad accettare questo, ma se vedeste i volti di questa gente quando arriva dal mare cambiereste idea” dice Enza.

La Commissione intanto procede con le audizioni e le verifiche amministrative: al termine è piuttosto soddisfatta degli standard educativi della comunità. Si riparte: Mohamed mostra via facebook la pagina della compagnia teatrale “Isola Quassud”: la sua pagina di diario è lì da leggere.

Il pulmino prosegue la corsa verso Giarre, a 40 chilometri da Catania, nelle terre di Rosso Malpelo, l’orfano di Verga, di cui tutti leggiamo a scuola. I turisti del volo Ryanair a quest’ora saranno già sulle spiagge di Taormina. Migliore annuncia di voler fare un blitz all’ex Ipab Bonaventura di via De Gasperi, gestito dalla cooperativa “Ambiente e benessere” di Mascali. “Onorevole – gli dice il funzionario della prefettura – allora è meglio muoverci scortati”.

Elena Catalfamo, L’Eco di Bergamo di domenica 5 luglio 2015

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