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La denuncia: bivacchi e stanze devastate. Migliore (Pd): “Qui peggio che a Mineo”

“È una struttura indecente” dice a denti stretti Migliore all’uscita dal blitz nel centro di accoglienza immigrati dell’Ipab Bonaventura, gestito dalla cooperativa “Ambiente e benessere” di Mascali. “Qui è peggio che a Mineo…” si lascia sfuggire mentre risale in pulmino riferendosi al centro finito nell’inchiesta di Mafia capitale. Nell’ex orfanotrofio di via De Gasperi, un palazzo d’epoca ormai allo sfascio, non si riesce a capire neppure quanti ragazzi vivono. Sul posto arriva anche il comando dei Carabinieri locali. La struttura è su due piani, tanti quanti le comunità “Casa delle fanciulle” e “Futuria” già al centro di vari contenziosi e di una rissa tra minori ospiti. Due ragazzi africani entrano senza salutare con un sacchetto pieno di bottiglie di birra e superano l’ingresso pieno di umidità e un vetro infranto. Nel cortile un altro ragazzo vaga a dorso nudo mentre la Commissione inizia il suo girone infernale accompagnata dalla “referente” Isabella Vitale e da un educatore. Un maresciallo dei Carabinieri osserva il contatore divelto: “Qui l’elettricità la pescano dall’esterno…” dice.

La Commissione scatta foto, raccoglie registri (“lacunosi a dir poco” dice Carnevali), fa domande a cui arrivano solo risposte evasive. Sullo smartphone le foto mostrano stanze con rifiuti, persino escrementi, bagni divelti, le reti dei letti sopra le docce, tracce di bivacchi: di percorsi educativi di inserimento dei minori (e persino dei minori stessi) non vi è traccia. I pochi ragazzi (di cui non è possibile accertare se sono under 18) che si vedono ciondolano senza alcuna attività in programma. “Qui siamo oltre i limiti della decenza – dice Migliore -: chiederemo conto alle autorità di chi ha dato l’agibilità a questo posto, chi l’iscrizione al registro delle cooperative, sempre che ce l’abbiano, perché è aperta una struttura del genere. Qui siamo nel classico caso in cui i soldi pubblici sono spesi male e oltretutto i minori sono completamente abbandonati a se stessi”.

“Così si toglie ogni possibilità di riscatto a dei ragazzi che si trovano senza famiglia in un Paese straniero” dice Carnevali. “Abbiamo rilevato mancanze su più fronti di cui dovranno rispondere gli enti preposti”. Migliore decide allora un secondo blitz a Mascali in una seconda comunità sempre gestita da “Ambiente e benessere” vicina a un resort, chiamato “Ore felici”. La struttura è più curata, ma non vi è traccia di ragazzi: ce ne sono solo tre e l’educatrice spiega che gli altri sono via tutto il giorno per la preghiera del venerdì. La stessa raffica di domande e di controlli, le stesse risposte evasive. La Commissione parla con un ragazzino. “Si chiama M. – racconta poi sconcertata Carnevali -: ha 13 anni ed è egiziano. Non va a scuola perché qui non ci sono mezzi pubblici e nessuno lo accompagna. Ci ha provato, ma si doveva alzare alle cinque di mattina e ritornare alle cinque di pomeriggio senza mangiare. Inaccettabile. È qui da più di un anno… gli altri ragazzi sono tutti più grandi: questo non è il posto per lui”.

Elena Catalfamo, L’Eco di Bergamo di domenica 5 luglio 2015

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