Rischio di infiltrazioni mafiose in aziende edili veronesi

Al Ministro dell’interno. — Per sapere

– premesso che:

– diverse indagini hanno portato alla luce la presenza della ’ndrangheta nella provincia di Verona; le indagini hanno evidenziato che numerose imprese sono di proprietà o controllate da persone con precedenti penali o con inchieste in corso per gravi reati di stampo mafioso;

– di recente la direzione distrettuale antimafia di Bologna con l’operazione «Aemilia» ha smantellato un’organizzazione mafiosa presente anche nel veronese che aveva cercato di inserirsi nella procedura fallimentare di un’importante impresa: la Rizzi costruzioni srl;

– il decreto legislativo n. 159 del 2011 attribuisce al prefetto il potere di emettere provvedimenti interdittivi per prevenire infiltrazioni criminali nelle imprese;

– la Soveco spa, società con sede a Verona, di proprietà al 50 per cento di Francesco Ultrorer e al 50 per cento di Sabina Colturato, è inserita nei raggruppamenti di imprese interessati alla realizzazione di due importanti lavori pubblici nel comune di Verona: il traforo delle Torricelle e la filotranvia; Antonio Papalia, marito di Colturato, pregiudicato per associazione per delinquere, è considerato il socio occulto della Soveco spa;

– diverse interrogazioni parlamentari hanno segnalato il rischio di infiltrazioni mafiose nella società; la Gri. Ka costruzioni srl, con sede a San Bonifacio (Verona), è presente nei lavori per la realizzazione di grandi opere pubbliche;

– Giuseppe Grisi, amministratore unico e socio di maggioranza, è stato ucciso il 19 gennaio 2011 a Crotone insieme al fratello Alfredo: i due, da tempo residenti in provincia di Verona, vennero uccisi con colpi d’arma da fuoco mentre cercavano di riscuotere un credito dal gestore di un negozio di ciclomotori. Insieme ai fratelli era presente Francesco Frontera, con diversi precedenti di polizia, considerato dalla Dia «appartenente alla cosca mafiosa di Grandi Aracri Nicolino»; Frontera è stato coinvolto in passato nell’inchiesta «scacco matto»;

– Frontera è stato arrestato nel 2015 dalla direzione investigativa antimafia di Bologna nell’ambito dell’inchiesta «Aemilia»;

– nell’ottobre 2014 la direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, nell’ambito dell’indagine denominata «Porto franco», ha disposto diverse ordinanze di custodia cautelare e misure di sequestro preventivo di beni per persone e società operanti in provincia di Verona;

– tra gli arrestati c’è Giuseppe Franco, residente a Nogarole Rocca (Verona), accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso;

– tra le società sequestrate ci sono la Tranz. Veicom. Srl, la Veronatransport srl e la Italspeedy logistic srl, con sedi amministrative a Nogarole Rocca (Verona);

– l’indagine ha portato alla luce la presenza della ’ndrangheta nel tessuto economico veronese attraverso cooperative e aziende che fatturavano prestazioni inesistenti per evadere l’iva e riciclare denaro;

– la Nico. Fer srl, società con sede legale a Verona, è al centro dell’inchiesta «Aemilia» della direzione investigativa antimafia di Bologna;

– il nome del titolare Moreno Nicolis è stato associato a quello del braccio «economico» del clan ’ndranghetista di Cutro Grande Aracri;

– nell’ordinanza dell’autorità giudiziaria è evidenziato che Nicolis ha intrattenuto rapporti con Nicolino Grande Aracri e si è interessato a coinvolgere esponenti collegati alle cosche di ’ndrangheta Grande Aracri e Facchineri nell’acquisizione dei beni del fallimento Rizzi a Verona;

– il titolare è stato sottoposto a provvedimento cautelare nel gennaio 2015 dalla direzione investigativa antimafia di Brescia per il reato di tentata estorsione –:

se il Ministro, per quanto riguarda gli aspetti di competenza, non intenda promuovere, anche attraverso la prefettura di Verona, accertamenti per verificare il rischio di infiltrazioni criminali di stampo mafioso nella Soveco spa, nella Gri.Ka costruzioni srl, nella Tranz. Veicom. srl, nella Veronatransport srl e nella Italspeedy logistic srl, nella Nico. Fer srl, verificando se sussistano i presupposti per l’emissione di provvedimenti interdittivi verso le aziende sopra citate, ai sensi degli articoli da 83 a 95 del decreto legislativo 159 del 2011.

Naccarato (primo firmatario), D’Arienzo, Fiano, Iori, Albanella, Amoddio, Beni, Paola Boldrini, Capone, Carloni, Carnevali, Carra, Fabbri, Gnecchi, Marchi, Patriarca, Rostellato, Sbrollini, Senaldi, Sgambati, Tidei, Valeria Valente e Zampa

Interrogazione a risposta in commissione affari costituzionali presentata il 30 giugno 2015

Argomenti: