Nuove province e piccoli comuni, incontro di Anci Lombardia con i parlamentari

Nuove province e piccoli comuni, incontro di Anci Lombardia con i parlamentari

«Per la prima volta, nonostante alcune questioni da risolvere, siamo di fronte a un decreto legge, cioè a un provvedimento di emergenza che interviene sulla finanza locale dei comuni, che è in grave difficoltà. Il decreto, che nelle prossime settimane dovrà essere convertito in legge, riconosce la drammatica situazione finanziaria ed organizzativa dei Comuni ed è il frutto di un lungo, complesso ed incessante scambio tra l’associazione, il governo e i ministeri. L’incontro con i parlamentari lombardi è stato promosso per colmare le lacune che ancora permangono nel provvedimento, a cominciare dai piccoli comuni che devono aumentare le tasse per dare allo Stato quanto richiesto, e dai fondi necessari alle nuove province oggi gestite dai comuni, che devono continuare a provvedere alle strade provinciali, alle scuole superiori e ai servizi pubblici intercomunali che si trovano quasi al collasso». Con queste parole Roberto Scanagatti, presidente di Anci Lombardia, ha aperto il confronto con i parlamentari lombardi per presentare le richieste dei comuni in merito al decreto enti locali che dovrà essere convertito in legge dalle Camere.

All’incontro hanno partecipato i senatori Paolo Arrigoni, Stefano Candiani e Andrea Mandelli e i deputati Elena Carnevali, Gian Mario Fragomeli, Daniela Gasparini, Antonio Misiani e Roberto Rampi.

Roberto Scanagatti, presidente di Anci Lombardia

Il presidente di Anci Lombardia ha sintetizzato i principali argomenti su cui l’associazione chiede l’intervento dei parlamentari, a cominciare dal «fondo perequativo IMU-Tasi che nonostante riconosca ai comuni 530 milioni di euro invece dei 625 richiesti, rappresenta una cifra positiva, in grado di abbattere le incertezze sulla disponibilità di risorse per un significativo numero di Comuni. Queste entrate non possono però essere fatte valere ai fini del rispetto del patto di stabilità, misura che mette in grave difficoltà le amministrazioni con una situazione “normale” di bilancio».
Sul fronte finanziario per Scanagatti «va risolto il problema cui si trovano di fronte diversi comuni che sono contributori netti allo Stato, cioè versano più di quanto ricevono col Fondo di solidarietà comunale, con particolare riferimento ai comuni di minore dimensione demografica. In Lombardia questi comuni sono 130 comuni, di cui 96 sotto i 5mila abitanti, e registrano un Fondo in negativo, per un totale di oltre 62 milioni di euro: questo vuol dire che i comuni in questione sono stati costretti a ritoccare le imposte locali per contribuire al Fondo, cosa a cui invece dovrebbe provvedere lo Stato».

Sul tema delle riforme territoriali, Anci Lombardia ha posto l’attenzione sulla «grave situazione delle province e della città metropolitana, dove non è ancora partito il processo di riallocazione del personale da parte dei diversi settori dello Stato. Come non bastasse, i dipendenti restano ancora a carico degli enti di area vasta e questo, in seguito al taglio di un miliardo di euro previsto, porterà gli enti al dissesto finanziario», ha affermato Scanagatti, osservando che «il taglio di risorse avrà ripercussioni drammatiche sui servizi locali, in primis sul trasporto pubblico locale».

Tra le altre richieste il presidente di Anci Lombardia si è soffermato sulla «norma che riguarda la polizia provinciale, che espone i comuni, in particolare quelli che per ragioni di stagionalità turistica assumono dipendenti per le funzioni di polizia locale a tempo determinato, a problemi gravi. Oggi, secondo il decreto, non è infatti più possibile assumere questo personale per affrontare la stagionalità, pertanto la norma va abrogata e vanno lasciati liberi i comuni di poter assumere il personale necessario per la stagione turistica».

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