Cyberbullismo, cinque proposte di legge all’esame delle commissioni giustizia e affari sociali

Cyberbullismo, cinque proposte di legge all’esame delle commissioni giustizia e affari sociali

Le commissioni riunite giustizia e affari sociali della Camera hanno iniziato giovedì scorso, 25 giugno, l’esame di cinque proposte di legge che riguardano il tema del cyberbullismo. Si tratta di un testo gia approvato dal Senato e di altre quattro assegnate in sede referente alle due commissioni.

Come ha ricordato Paolo Beni (Pd), relatore per la commissione affari sociali, in Italia esiste un vuoto normativo sul tema del cyberbullismo. Il fenomeno ha conosciuto in forte incremento negli ultimi anni, fino ad assumere la dimensione di un rilevante problema sociale. Nella sua diffusione ha influito sicuramente l’uso dei dispositivi telematici e dell’accesso ad internet da parte dei giovanissimi: così la rete e i social media sono oggi l’ambiente in cui più frequentemente si verificano i comportamenti di molestia e di aggressione tipici del bullismo. Le vittime del bullismo sono spesso adolescenti su cui gravano stereotipi e pregiudizi discriminatori, a partire dai ragazzi con disabilità e da quelli con disturbi di autismo.

L’allarme per le conseguenze della crescente diffusione di episodi di cyberbullismo viene confermato dall’indagine realizzata da Ipsos per “Save the Children” nel 2013 con questionari compilati da ragazzi di età compresa fra 12 e 17 anni. I due terzi dei minori italiani vedono nel cyberbullismo la principale minaccia del proprio tempo, più della droga o del pericolo di subire molestie da un adulto, e ne percepiscono il nesso con alcuni tragici fatti di cronaca. Il 38 per cento di loro è convinto che il cyberbullismo possa arrivare a compromettere il rendimento scolastico, il 65 per cento ritiene che esserne vittima eroda irrimediabilmente la volontà di aggregazione e comporti serie conseguenze psicologiche come la depressione.

Tutte le proposte di legge contengono negli articoli iniziali disposizioni che definiscono il fenomeno del bullismo. Due delle proposte prevedono poi la redazione di un piano d’azione integrato per la prevenzione ed il contrasto del bullismo anche informatico da parte di un tavolo tecnico appositamente istituito. Il tavolo tecnico è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con decreto del presidente del Consiglio dei ministri da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, senza oneri per la finanza pubblica. Al tavolo è prevista la partecipazione di rappresentanti dei Ministeri dell’interno, dell’istruzione, del lavoro, della giustizia, dello sviluppo economico, della salute, dell’Anci, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, del Comitato di applicazione del codice di autoregolamentazione media e minori, del Garante per la protezione dei dati personali e delle organizzazioni coinvolte nel Safer Internet Italia, programma realizzato in collaborazione con l’Unione Europea. Questo programma promuove l’utilizzo sicuro di internet e delle nuove tecnologie online, con particolare attenzione nei confronti dei bambini, e si propone di contrastare i contenuti illegali o indesiderati dagli utenti.

Il tavolo tecnico è chiamato a redigere, entro 60 giorni dal suo insediamento, il piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, nel rispetto delle disposizioni dell’Unione Europea in materia.

Il Ministero dell’istruzione deve invece emanare linee di orientamento (o linee guida) per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del bullismo informatico nelle scuole. Le linee di orientamento devono prevedere: la formazione del personale scolastico; la promozione di un ruolo attivo degli studenti nella prevenzione e nel contrasto del cyberbullismo nelle scuole; la previsione di misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti; un sistema di governance efficace diretto dal MIUR.

Le proposte di legge stabiliscono, con alcune differenze, l’inserimento nei programmi degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nell’ambito dell’autonomia, di specifici percorsi didattici al fine di educare gli studenti alla consapevolezza dei rischi legati a internet e al suo corretto utilizzo e per promuovere strumenti atti a prevenire e contrastare il bullismo informatico.

Micaela Campana (Pd), relatrice per la commissione giustizia, ha ricordato che la mancanza di specifiche disposizioni sanzionatorie in materia di bullismo non comporta l’impossibilità di punire condotte ad esso riconducibili. Il bullismo fa attualmente riferimento a una serie di condotte in gran parte riconducibili a fattispecie di reato punite dal codice penale o da leggi speciali: violenza privata (articolo 610 c.p.), percosse (articolo 581 c.p.), lesioni (articolo 582 c.p.), molestie (articolo 660 c.p.), minaccia (articolo 612 c.p.), stalking (articolo 612-bis c.p.), furto (articolo 624 c.p.), estorsione (articolo 629 c.p.), danneggiamento di cose altrui (articolo 635 c.p.), ingiuria (articolo 594 c.p.), diffamazione (articolo 595 c.p.), sostituzione di persona (articolo 494 c.p.), furto d’identità digitale (articolo 640-ter c.p.), trattamento illecito di dati (articolo 167, decreto legislativo n. 196 del 2003, Codice della privacy). Tuttavia, la peculiarità della condotta illecita, specie quella commessa attraverso mezzi informatici, è tale da richiedere una risposta sanzionatoria specifica che sia modulata sulla sua particolare lesività.

I dati ci mostrano che aumentano le vittime di bullismo e cyber bullismo, spesso con effetti tragici.Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2014, le vittime di prepotenze online sono state 345, contro le 190 del 2013, e il reato più diffuso è il furto di identità nei social network (114 casi denunciati nel 2014, 23 nel 2013). La Polizia Postale registra un trend in ascesa dei reati che riguardano l’uso del web e sono numerosi i ragazzi autori inconsapevoli di reato. Secondo stime generali ci dice la Polizia i casi reali «potrebbero essere 5-6 volte superiori» rispetto a quelli denunciati.

Dai dati delle denunce emerge che nel 2014 le vittime di stalking via web sono state 6, quelle per diffamazione online 73. A denunciare ingiurie via email, via social network e via telefono sono stati 45 ragazzi, a denunciare minacce 50. Le vittime di molestie invece sono state 30, quelle di diffusione e divulgazione di materiale pedopornografico 27.

Su 15.268 ragazzi intervistati dal portale Skuola.net per la campagna educativa itinerante «Una vita da social» della Polizia Postale e delle Comunicazioni, ben 1 su 3 si è dichiarato vittima di episodi di bullismo o di cyberbullismo. La fascia d’età più esposta si conferma quella compresa tra i 14 ed i 17 anni, dove i «bullizzati» sono quasi 2 su 5.

Dalla ricerca emerge anche che i bulli agiscono soprattutto in gruppo (nel 72 per cento dei casi) e tendono a preferire vittime dello stesso sesso. Episodi di bullismo online colpiscono in misura maggiore rispetto alla media le femmine rispetto ai maschi, ma anche gli intervistati nella fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 13 anni. Dai dati emerge una certa difficoltà per le vittime a parlare degli atti di bullismo subiti: 1 su 3 non ne parla con nessuno. Il motivo è soprattutto la vergogna (30 per cento) seguito dall’esigenza provata di farsi giustizia da soli (24 per cento), anche se sono soprattutto i maschi ad ammettere di essersi «vendicati» nei confronti del bullo.
Fra i 14 ed i 17 anni cresce la percentuale di vittime nel silenzio, mentre tra gli 11 ed i 13 anni si registra una maggiore propensione a confidarsi con gli adulti. In media il 42 per cento delle vittime di bullismo si confida con i genitori. Neanche chi ha assistito ad atti di bullismo ama parlarne. Uno su 4 è rimasto in silenzio. Il motivo, confessa il 44 per cento, di questa «omertà» è molto semplice: «mi hanno insegnato a farmi i fatti miei».

La proposta di legge già approvata dal Senato indica una strategia integrata di contrasto del fenomeno, privilegiando azioni di carattere preventivo e formativo.

Dal punto di vista penale le proposte di legge in esame introducono il reato di bullismo e di cyberbullismo, punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Se l’autore del reato è minore di anni 18, si applicano le disposizioni previste dall’articolo 98 del codice penale (comma 2). Per il risarcimento dei danni, si prevede che, qualora un minore abbia provocato danni a una struttura scolastica, egli è chiamato a ripararli. Nei casi di danneggiamento grave i genitori o il tutore, tenuto conto delle condizioni economiche della famiglia, sono tenuti alla riparazione economica del danno in solido con l’istituto scolastico.

L’articolo 6 della proposta di legge approvata dal Senato riguarda l’ammonimento del questore, la cui disciplina è mutuata da quella dello stalking (articolo 612-bis c.p.) e appare finalizzata sia ad evitare il ricorso alla sanzione penale che a rendere il minore consapevole del disvalore del proprio atto e del carattere lesivo del cyberbullismo. Viene previsto che, fino a quando non sia stata proposta querela o presentata denuncia da parte delle vittime (per ingiuria, diffamazione, minacce o trattamento illecito di dati personali commessi mediante Internet), il questore – assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti – alla presenza di almeno un genitore (o altro esercente la potestà genitoriale), potrà convocare il minorenne ultraquattordicenne responsabile di atti di cyberbullismo nei confronti di altro minorenne, ammonendolo oralmente ed invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge; dell’ammonimento è redatto processo verbale. L’ammonimento cessa di avere effetto al compimento della maggiore età.

Funzionali al contrasto del cyberbullismo sono le disposizioni che vogliono rafforzare la polizia postale la cui attività è di fondamentale importanza per la repressione delle condotte di bullismo realizzate attraverso gli strumenti informatici.

I lavori delle commissioni riunite proseguiranno con lo svolgimento di un ciclo di audizioni informali per inquadrare ulteriormente il fenomeno.

 

 

(fonte: Ministero dell’interno. I dati del 2015 sono aggiornati al 30 aprile)

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