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Delega sulla pubblica amministrazione, l’esame in Commissione affari sociali

Delega sulla pubblica amministrazione, l’esame in Commissione affari sociali

La Commissione affari sociali ha esaminato in sede consultiva il disegno di legge, già approvato dal Senato, che contiene «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche».

Nella seduta di mercoledì 17 giugno Filippo Fossati (Pd), relatore del provvedimento, ha illustrato i contenuti principali della delega che interessano materie di competenza della commissione.

Il disegno di legge è formato da 18 articoli, di questi incidono su materie legate agli affari sociali gli articoli 9, comma 1, lettera b), n. 2) e lettera o), e l’articolo 13, comma 1, lettera f).

L'articolo 9

L’articolo 9 istituisce il sistema della dirigenza pubblica, articolato in ruoli unificati e coordinati, con requisiti omogenei di accesso e procedure analoghe di reclutamento. Sono previsti tre ruoli unici: quello dei dirigenti dello Stato, quello dei dirigenti regionali e quello dei dirigenti degli enti locali. Nello stesso tempo è prevista l’istituzione di tre commissioni: la Commissione per la dirigenza statale, con funzioni, tra le altre, di verifica del rispetto dei criteri di conferimento degli incarichi e dell’utilizzo dei sistemi di valutazione per il conferimento e la revoca degli incarichi; la Commissione per la dirigenza regionale e la Commissione per la dirigenza locale competenti, in particolare, sulla gestione dei ruoli dei dirigenti, rispettivamente, regionali e degli enti locali.

Per il sistema di formazione del personale, è prevista la riforma della Scuola nazionale dell’amministrazione, mentre i dirigenti avranno obblighi formativi annuali e saranno coinvolti nella formazione dei futuri dirigenti.

La dirigenza medica, veterinaria e sanitaria

Nell’ambito delle competenze della commissione affari sociali, il comma 1, lettera b), n. 2), si propone l’esclusione dal ruolo unico regionale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria. Dunque, nel ruolo unico della dirigenza regionale confluiranno i dirigenti di ruolo nelle regioni, negli enti pubblici non economici regionali e nelle agenzie regionali, compresa la dirigenza delle camere di commercio, e la dirigenza amministrativa, professionale e tecnica del Servizio sanitario nazionale. È invece esclusa la dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Ssn.

La dirigenza nel settore del Servizio sanitario viene distinta generalmente in dirigenza sanitaria e dirigenza non sanitaria. In quest’ultima rientrano la dirigenza amministrativa, quella professionale (principalmente dirigenti avvocati, ingegneri, architetti e geologi) e quella tecnica (principalmente dirigenti statistici, sociologi e analisti). La dirigenza sanitaria è ripartita in dirigenza medica (composta da medici e veterinari) e dirigenza non medica (composta principalmente da farmacisti, biologi, chimici e psicologi). Il riferimento contenuto alla lett. b), n. 2, alla «dirigenza medica, veterinaria e sanitaria» va quindi inteso in senso strettamente tecnico in relazione alle aree contrattuali.

Sono due le questioni che si pongono: la necessità di un chiarimento rispetto alla definizione di «dirigenza sanitaria» (che va intesa nel senso di dirigenza sanitaria non medica), ma soprattutto la carenza di principi direttivi sulla individuazione di un ruolo per la dirigenza esclusa (medica, veterinaria e sanitaria «non medica»).

Al comma 1 lettera e), andrebbe inoltre chiarito, secondo Fossati, se il principio di semplificazione e ampliamento delle procedure di mobilità vada inteso anche nel senso di abolire il nulla osta al trasferimento del dirigente da parte della amministrazione di appartenenza, misura necessaria in ambito sanitario per assicurare una mobilità professionale che significhi anche maggior circolazione di esperienze cliniche e competenze specialistiche nel sistema sanitario.

Gli incarichi di direttore generale, amministrativo e sanitario

All’articolo 9, comma 1, lett. o), sono indicati i princìpi fondamentali di delega al governo per la disciplina del conferimento degli incarichi di direttore generale, di direttore amministrativo e di direttore sanitario delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale.
La lettera o) del comma 1 stabilisce che i criteri previsti costituiscono «principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione». Andrebbe meglio chiarito il riferimento all’articolo 117 della Costituzione. Quest’ultimo attribuisce la potestà legislativa in via esclusiva allo Stato in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa statale e degli enti pubblici nazionali (lettera g) comma 2), mentre configura la tutela della salute tra le materie di legislazione concorrente (comma 3).

Per l’assegnazione degli incarichi sono indicati cinque principi: i primi tre riguardano la disciplina per la selezione, la verifica e la valutazione, e la (eventuale) decadenza dall’incarico dei direttori generali, gli altri due la selezione e la decadenza dall’incarico dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari.

Il primo principio direttivo prevede che i direttori generali devono essere in possesso di specifici titoli formativi e professionali e devono avere una comprovata esperienza dirigenziale. La selezione viene effettuata da una commissione nazionale paritetica di rappresentanti dello Stato e delle regioni, che provvede all’inserimento degli idonei in un elenco nazionale istituito presso il Ministero della salute, aggiornato ogni due anni. Da questo elenco le regioni e le province autonome devono attingere per il conferimento degli incarichi, da effettuare nell’ambito di una rosa di candidati individuati e attraverso colloquio. Quindi, rispetto alla normativa vigente in materia di nomina dei direttori generali delle aziende e degli enti del Ssn, l’elenco degli idonei sarebbe definito a livello nazionale e non più regionale (in base alla disciplina vigente – riformata dall’articolo 4 del cosiddetto “decreto Balduzzi” – le regioni sono tenute ad attingere obbligatoriamente i nominativi dagli elenchi regionali degli idonei oppure dagli analoghi elenchi tenuti dalle altre regioni). Attualmente alla selezione di direttore generale si accede con laurea magistrale e con adeguata esperienza dirigenziale di almeno 5 anni, nel campo delle strutture sanitarie, oppure di 7 anni negli altri settori, requisiti che sembrerebbero poter anche non essere più richiesti dalle nuove disposizioni che parlano genericamente di «specifici titoli formativi e professionali e di comprovata esperienza dirigenziale». Insomma, i requisiti minimi richiesti per il conferimento dell’incarico di direttore generale dovrebbero essere esplicitati nella delega e non risultare inferiori a quanto disposto dalla normativa vigente.

Il secondo principio direttivo riguarda il sistema di verifica e di valutazione dell’attività dei direttori generali, che deve tenere conto del raggiungimento degli obiettivi sanitari, anche in relazione alla garanzia dei livelli essenziali di assistenza e dei risultati del programma nazionale valutazione esiti dell’A.Ge.Nas.

Il terzo principio direttivo prevede che, nel caso il direttore generale non raggiunga gli obiettivi assegnati, sia prevista la decadenza dall’incarico e la possibilità di reinserimento soltanto all’esito di una nuova selezione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi deve essere accertato decorsi 24 mesi dalla nomina del direttore generale. La decadenza è prevista anche nel caso di gravi o comprovati motivi, o di grave disavanzo o di manifesta violazione di leggi o regolamenti o del principio di buon andamento e imparzialità. Sarebbe opportuno però che nel principio di delega relativo alla decadenza dell’incarico del direttore generale sia chiarita la natura degli obiettivi da raggiungere, considerato che il secondo criterio relativo al sistema di verifica e di valutazione degli stessi direttori fa riferimento agli obiettivi sanitari.

Il quarto ed il quinto criterio direttivo riguardano la selezione e la decadenza dall’incarico dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari. I direttori amministrativi e i direttori sanitari devono risultare in possesso di specifici titoli professionali, scientifici e di carriera, la loro selezione avviene per titoli e colloquio, previo avviso pubblico, ed è effettuata da parte di commissioni regionali composte da esperti di qualificate istituzioni scientifiche, per l’inserimento in appositi elenchi regionali degli idonei. Da questi elenchi, aggiornati ogni due anni, i direttori generali devono obbligatoriamente attingere per nominare i direttori amministrativi e sanitari. Andrebbe chiarito se gli elenchi da cui attingere per la nomina dei direttori amministrativi e sanitari siano sono quelli delle regioni nel cui territorio si trova l’ente o l’azienda sanitaria presso la quale deve essere inserito il dirigente oppure anche quelli di altre regioni.

L'articolo 13: i dipendenti pubblici assenti per malattia

L’articolo 13 individua i principi e criteri direttivi cui debbono uniformarsi i decreti attuativi della delega sul riordino e la semplificazione della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. La lettera f) include tra i principi e criteri direttivi la riorganizzazione delle funzioni di accertamento medico legale in caso di assenze dei dipendenti pubblici per malattia, con l’attribuzione all’Inps delle relative competenze e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche. Questo trasferimento deve essere preceduto da una intesa in sede di Conferenza Stato-regioni per la quantificazione delle risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d’impiego del personale medico attualmente adibito a quelle funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica.

Per lo svolgimento delle funzioni di controllo è previsto il ricorso prioritario ai medici iscritti nelle liste speciali ad esaurimento, istituite ai sensi dall’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge n.101 del 2013 (Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni). Il comma 339 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2014, invece, ha definito le procedure per il riparto tra le regioni delle risorse finanziarie per la copertura degli oneri relativi agli accertamenti medico-legali sui dipendenti assenti per malattia, eseguiti dalle Asl. L’articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge n. 101 del 2013, ha disposto la trasformazione in liste speciali ad esaurimento delle liste speciali istituite presso l’Inps per l’effettuazione delle visite mediche di controllo dei lavoratori. Per realizzare l e visite mediche di controllo domiciliari ai lavoratori assenti dal servizio per malattia, l’Inps si avvale, in via prioritaria, dei medici inseriti in queste liste speciali.
La Commissione affari sociali ha svolto negli scorsi mesi un’indagine conoscitiva sull’organizzazione dell’attività dei medici che eseguono gli accertamenti sanitari per verificare lo stato di salute del dipendente assente per malattia. Nel documento conclusivo si è dichiarato che la disciplina che regola i controlli sulle assenze per malattia deve essere armonizzata e uniformata poiché la permanenza di un doppio regime tra lavoratori pubblici e lavoratori privati non trova giustificazione, così come è superato il permanere di funzioni di accertamento dello stato di salute dei dipendenti assenti per malattia in capo alle Asl, su incarico di enti pubblici. Il testo della delega appare quindi perfettamente in linea con quanto richiesto dalla Commissione al termine dell’indagine conoscitiva. Nel documento conclusivo si era anche auspicato che l’individuazione del medico fiscale da utilizzare sia effettuata in base a graduatorie nazionali che rispettino la normativa vigente. Per questo Filippo Fossati ha invitato la commissione a valutare se sia il caso di esplicitare in sede di delega che la prevista definizione, in sede di Conferenza Stato-regioni, delle modalità d’impiego del personale medico attualmente utilizzato per l’accertamento medico legale delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici preveda l’inserimento di tali medici, purché in servizio alla data del 31 dicembre 2007, nelle predette liste speciali ad esaurimento.

Il parere

Nella seduta di giovedì 18 giugno, la Commissione, dopo la discussione del provvedimento, ha approvato questo parere favorevole con condizioni e osservazioni:

La XII Commissione (Affari sociali),

esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge C. 3098 Governo, approvato dal Senato, recante «Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche»,

valutata positivamente, all’articolo 9, la previsione di collocare la dirigenza pubblica ai livelli statale, regionale, degli enti locali in ruoli unici, aventi requisiti omogenei di accesso e procedure analoghe di reclutamento fondati sui principi del merito, dell’aggiornamento, della formazione continua;

ritenuto corretto, in tale contesto, inserire nel ruolo unico regionale le figure dirigenziali non sanitarie del SSN ed escludere dal ruolo la dirigenza sanitaria (medica, veterinaria, non medica) in forza delle sue caratteristiche peculiari di requisiti professionali e funzioni operative nel sistema che richiedono specifici percorsi di reclutamento, inquadramento, progressione di carriera e valutazione;

espresso altresì apprezzamento, all’articolo 9, per la disposizione di cui alla lettera o), che per il conferimento degli incarichi di direttore generale delle aziende sanitarie prevede un elenco unico nazionale e, all’articolo 13, per la previsione della concentrazione presso l’Inps della funzione di controllo delle assenze dal lavoro per malattia e della gestione dei necessari addetti;

ritenuto infine che le predette previsioni, seppur pienamente condivisibili, necessitino tuttavia di maggiori precisazioni nei criteri direttivi della delega su alcuni punti considerati di primaria importanza,

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni:

a) all’articolo 9, comma 1, lettera b), n. 2), aggiungere dopo le parole: «medica, veterinaria e sanitaria» le seguenti: «non medica»;

b) all’articolo 9, comma 1, lettera b), n. 2), aggiungere in fine le seguenti parole: «allo scopo individuando un ruolo speciale e istituendo una area negoziale contrattuale specifica per tali figure dirigenziali;

c) all’articolo 9, comma 1, lettera o), dopo le parole: «in possesso di specifici titoli formativi e professionali e di comprovata esperienza dirigenziale», aggiungere le seguenti: «comunque non inferiori ai requisiti previsti dall’articolo 3-bis del decreto legislativo 502/1992, introdotto dall’articolo 4 del decreto-legge n. 158 del 2012»;

d) all’articolo 9, comma 1, lettera o), dopo le parole: «rappresentanti dello Stato e delle regioni» aggiungere le seguenti: «in possesso di meriti professionali e scientifici»;

e) all’articolo 9, comma 1, lettera o), si preveda che la procedura di selezione e di conferimento dell’incarico al Direttore generale sia avviata da una richiesta di manifestazione di interesse rivolta agli iscritti nell’elenco nazionale relativamente all’incarico da coprire, sulla base del cui esito la regione svolge la selezione con le procedure previste dal decreto-legge n. 158/2012 (cosiddetto decreto Balduzzi);

f) all’articolo 9, comma 1, lettera o), si preveda, un riferimento esplicito alla natura degli obiettivi sanitari da raggiungere, il cui mancato conseguimento comporta la decadenza dall’incarico del direttore generale, facendo riferimento alla normativa vigente e in particolare all’articolo 3-bis, comma 7-bis del decreto legislativo 502/1992;

e con le seguenti osservazioni:

1) all’articolo 9, comma 1, lettera e), valuti la Commissione di merito l’opportunità che il principio di semplificazione e ampliamento delle procedure di mobilità venga inteso anche nel senso di consentire, in ambito sanitario, il trasferimento volontario del dirigente;

2) all’articolo 9, comma 1, lettera o), valuti la Commissione di merito l’opportunità di chiarire se la selezione per i direttori sanitari e amministrativi delle Asl sia effettuata prendendo in considerazione tutti gli elenchi regionali o solo quello della regione sede della Asl richiedente;

3) all’articolo 13, comma 1, lettera f), valuti la Commissione di merito l’opportunità di prevedere come principio di delega l’inserimento, nelle liste speciali ad esaurimento costituite presso l’INPS, anche dei medici che svolgono l’accertamento medico legale delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici per conto delle ASL, purché in servizio alla data del 31 dicembre 2007.

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