I lavori della Camera in diretta

Omofobia, assistenza del governo ad Andrea Giuliano

Omofobia, assistenza del governo ad Andrea Giuliano

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere

– premesso che:

– il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità rimuoveva l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali inserite nella sua Classificazione internazionale delle malattie; da allora quel giorno ricopre una particolare importanza per chi ha a cuore l’abolizione delle discriminazioni e dei pregiudizi nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali);

– il 17 maggio 2005 ha avuto luogo in tutta Europa, ad opera delle organizzazioni impegnate nella lotta contro l’omofobia e la transfobia, la prima Giornata internazionale contro l’omofobia;

– la risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 18 gennaio 2006 con un’ampia maggioranza formata da sinistre, liberali e popolari ha definito l’omofobia, come «una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT)», e l’ha dichiarata «assimilabile a razzismo, xenofobia, antisemitismo, sessismo»;

– lo stesso Parlamento europeo, con la risoluzione sull’omofobia in Europa del 26 aprile 2007, ha indetto il 17 maggio di ogni anno quale Giornata internazionale contro l’omofobia, dando così una veste istituzionale a quella ricorrenza;

– in un rapporto sull’Ungheria pubblicato nel dicembre 2014, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha espresso preoccupazione per il «clima di ostilità nei confronti delle persone LGBT sfociato in alcuni casi in discorsi e crimini d’odio a loro mirati»;

– il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha invitato le autorità ungheresi «ad adottare tutte le misure necessarie affinché i casi di violenza fisica e non contro le persone LGBTI siano prontamente e adeguatamente investigati, perseguiti e sanzionati»;

– il partito xenofobo, antisemita e ultra nazionalista ungherese Jobbik si è già reso protagonista di dichiarazioni fortemente offensive nei confronti della comunità LGBTI;

– il giorno 18 maggio, il sito del quotidiano La Stampa ha pubblicato un articolo dal titolo «Ungheria, minacce di morte e una taglia sul gay italiano» in cui si narra la vicenda di un giovane ligure residente all’estero che è diventato oggetto di una campagna partita da Gyorgy Gyula Zagyva, un ex parlamentare di Jobbik;

– le prime minacce arrivano nell’estate 2014, quando il giovane A.G. viene ritratto su un carro del gay Pride di Budapest dove espone una parodia della bandiera dei motociclisti. L’inizio della vicenda di Andrea Giuliano inizia con la pubblicazione di un «articolo» su una «testata giornalistica» neonazista in cui figurano una foto al Pride insieme al suo nome, indirizzo, posto di lavoro, foto scattate fuori dal suo appartamento, riferimenti del suo profilo facebook insieme a parecchi insulti che poi nel forum sono diventati minacce. Da quel punto altre « testate » neonaziste si sono prese cura di spargere la voce, scatenando una reazione a catena; da quel momento si moltiplicano gli insulti, le minacce anche fisiche fino a quando sul sito di Jeszenszky, esponente del club «Motociclisti dal sentimento nazionale» appare una taglia: 10 mila dollari per chi lo ammazza. Una vera e propria condanna a morte;

– oggi Andrea Giuliano è sotto processo perché il capo dell’associazione dei motociclisti lo ha querelato per aver esposto quella bandiera e la prossima udienza si terrà a fine giugno;

– si apprende da La Stampa che invece il procedimento intentato per le minacce subite è fermo da diverso tempo;

– per gli interroganti il mondo della politica e delle istituzioni deve affrontare la piaga sociale dell’omofobia al livello nazionale come al livello internazionale promuovendo concretamente i diritti umani delle persone LGBTI nello spirito dei valori fondamentali dell’Unione europea –:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale attraverso i propri uffici in loco non intenda prestare assistenza al giovane italiano così duramente colpito nella propria vita;

se e come la Farnesina intenda intervenire a tutela di un nostro connazionale residente all’estero al fine di garantirgli un’esistenza libera e dignitosa nel rispetto delle libertà civili e al riparo da manifestazioni conclamate di violenza e omofobia che rasentano la persecuzione.

Campana (primo firmatario), Baruffi, Iacono, Lodolini, Zampa, Giuseppe Gerini, Murer, Magorno, Garavini, Verini, Capone, Giulietti, Cimbro, Manfredi, Gandolfi, Marzano, De Maria, Marchi, Albanella, Borghi, Zan, Morani, Beni, Fabbri, Cenni, Sgambato, Argentin, Tullo, Gasparini, Zardini, Malisani, Giuditta Pini, Carocci, Tartaglione, Venittelli, Di Salvo, Carloni, Mognato, Maestri, Rubinato, Lacquaniti, Carnevali e Iori

Interrogazione a risposta oral peresentata il 21 maggio 2015

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