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Dopo di noi, articolo 4: gli alloggi familiari e le case famiglia

Dopo di noi, articolo 4: gli alloggi familiari e le case famiglia

È ripreso oggi in commissione affari sociali l’esame degli emendamenti all’articolo 4 del testo unificato sulle «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare», che riguarda il fondo con cui finanziare le prospettive del «dopo di noi».

La relatrice Elena Carnevali (Pd) ha proposto la riformulazione degli emendamenti Nicchi e Grillo sostituendo l’espressione «strutture residenziali» con «soluzioni residenziali» per – ha spiegato – privilegiare sì soluzioni alloggiative di tipo familiare ma senza escludere strutture analoghe quali le case famiglia o gli appartamenti protetti, che rappresentano uno strumento ampiamente utilizzato a livello regionale.

Marialucia Lorefice (M5S) non ha accolto la riformulazione dell’emendamento Grillo lamentando che il testo presentato dalla relatrice risulta farraginoso e poco chiaro, che non si menziona l’utilizzo di immobili pubblici in disuso e che vi è il rischio di utilizzare il Fondo per finanziare la costituzione di trust.

Donata Lenzi (Pd) ha allora ribadito che il Fondo non può essere utilizzato per i trust, per i quali sono invece previste agevolazioni fiscali e una chiarificazione normativa in quanto si tratta di un istituto riconosciuto solo a livello giurisprudenziale. La materia in discussione è di esclusiva competenza regionale, pertanto la normativa statale deve limitarsi a fornire le risorse e gli strumenti necessari, senza introdurre norme prescrittive di dettaglio che sarebbero incostituzionali. Al contrario la sede adeguata per l’elaborazione delle linee di indirizzo rimane quella della Conferenza Stato-regioni. Lenzi ha anche aggiunto che con il provvedimento in discussione si punta a promuovere, in maniera sperimentale, il ricorso all’assistenza domiciliare e a strutture di tipo familiare per i disabili privi del sostegno familiare. Tali soluzioni, a differenza delle residenze sanitarie assistenziali (le Rsa), difettano attualmente di codificazione. Il testo non vuole contrastare le Rsa – visto che i casi di segregazione si verificano con pari frequenza sia in domicili privati che in istituti – ma di affrontare un tema particolare dell’assistenza alla disabilità, rappresentato dalle persone a cui viene meno il sostegno familiare.

La commissione ha approvato l’emendamento Nicchi e non ha posto in votazione quello di Grillo perché precluso dall’approvazione del precedente.

Non ha suscitato opposizioni, invece, la riformulazione di altri emendamenti poi approvati dalla commissione.

Una proposta di correzione del testo formulata da Paola Binetti (Area popolare) che prevedeva il finanziamento del Fondo con le risorse del cinque per mille è stato ritirato perché – come ha sottolineato Donata Lenzi – l’utilizzo del cinque per mille per il finanziamento di un fondo pubblico snatura quell’istituto, che è nato per sostenere enti privati e per sottrarre il loro finanziamento alla discrezionalità delle scelte ministeriali.

Questi sono gli emendamenti approvati oggi:

Emendamento 4.8 (nuova formulazione)

Al comma 1, lettera b), sostituire le parole: di soluzioni alloggiative di tipo familiare o di analoghe strutture residenziali con le seguenti: di strutture alloggiative di tipo familiare o di analoghe soluzioni residenziali.

Nicchi, Fossati, Argentin

 

Emendamento 4.9 (nuova formulazione)

Al comma 1, sostituire la lettera c) con la seguente:

c) sviluppare, ai fini di cui alle lettere a) e b), programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile delle persone di cui all’articolo 1, comma 2.

Nicchi, Fossati

 

Emendamento 4.4 (nuova formulazione)

Sostituire il comma 2 con il seguente:

2. Al finanziamento dei programmi e all’attuazione degli interventi di cui al comma 1, nel rispetto del principio di sussidiarietà e delle rispettive competenze, possono compartecipare le regioni, gli enti locali, gli enti del terzo settore, nonché altri soggetti di diritto privato con comprovata esperienza nel settore dell’assistenza alle persone disabili e le famiglie che si associano per le finalità di cui all’articolo 1.

Binetti

 

Emendamento 4.20

Sopprimere il comma 3.

Il relatore

Questo è adesso il testo dell’articolo 4 (in grassetto le parti modificate dagli emendamenti fin qui approvati):

Art. 4.
(Finalità del Fondo).

1. Il Fondo è destinato all’attuazione degli obiettivi di servizio di cui all’articolo 2, comma 2 e, in particolare, alle seguenti finalità:

a) attivare programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione, di supporto alla domicilarità in residenze o gruppi appartamento che riproducono le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che tengono conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità;

a-bis) realizzare interventi di permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali emergenze;

b) realizzare interventi innovativi di residenzialità per le persone di cui all’articolo 1, volti alla creazione di strutture alloggiative di tipo familiare o di analoghe soluzioni residenziali previste dalle normative regionali, che possono comprendere gli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi e delle strutture;

c) sviluppare, ai fini di cui alle lettere a) e b), programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile delle persone di cui all’articolo 1, comma 2.

2. Al finanziamento dei programmi e all’attuazione degli interventi di cui al comma 1, nel rispetto del principio di sussidiarietà e delle rispettive competenze, possono compartecipare le regioni, gli enti locali, gli enti del terzo settore, nonché altri soggetti di diritto privato con comprovata esperienza nel settore dell’assistenza alle persone disabili e le famiglie che si associano per le finalità di cui all’articolo 1.

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