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Iter di approvazione del piano nazionale delle cronicità

Iter di approvazione del piano nazionale delle cronicità

Al Ministro della salute. — Per sapere

– premesso che:

– il Patto per la salute per gli anni 2014-2016, di cui all’intesa 10 luglio 2014, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, prevede all’articolo 5 (assistenza territoriale), comma 21 la stesura di un Piano nazionale della cronicità;

– in particolare tale comma prevede: «Al fine di definire le principali linee di intervento nei confronti delle principali malattie croniche, il Ministero della salute, entro il 31 dicembre 2014, predispone il “Piano nazionale della cronicità” da approvare con Accordo sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trenta e di Bolzano»;

– secondo l’OMS in Europa le malattie croniche provocano almeno l’86 per cento dei morti e il 77 per cento del carico di malattia. Per questo motivo la lotta alle malattie croniche rappresenta una priorità della salute pubblica, sia nei Paesi più ricchi che in quelli poveri. Di qui la necessità di investire nel controllo di queste malattie ma anche nella prevenzione;

– come emerge dalla Relazione sullo Stato sanitario del Paese 2012-2013 presentata dal Ministero della salute il 14,7 per cento della popolazione dichiara di essere affetto da almeno una patologia cronica e queste, come si legge nella relazione rappresentano una delle principali sfide per la sanità pubblica in tutti i Paesi. Tra i fattori che determinano tali patologie, alcuni sono comportamentali e quindi modificabili attraverso la promozione di stili di vita salutari, altri sono di tipo genetico e altri ancora afferiscono ad aspetti socioeconomici e ambientali, anch’essi rimuovibili attraverso politiche non strettamente sanitarie. Allo stesso tempo le malattie croniche sono responsabili di molte delle persistenti disuguaglianze nella salute, evidenziando un forte gradiente socioeconomico e rilevanti differenze di genere nella loro diffusione; importante anche l’impatto che tali malattie producono sulla qualità della vita e sulla percezione del benessere a livello individuale. In base ai risultati dell’ultima indagine sulle «Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari», nel 2013 il 14,7 per cento della popolazione ha dichiarato di essere affetto da almeno una malattia cronica grave. Tale percentuale è in aumento solo per effetto dell’invecchiamento della popolazione. La salute percepita (uno dei principali indicatori di salute soggettiva riconosciuto a livello internazionale per la sua capacità di riflettere condizioni fortemente correlate con la sopravvivenza e la domanda di prestazioni sanitarie) non evidenzia variazioni significative nel tempo. Nel 2013, la prevalenza, standardizzata per età, di chi dichiara di stare male o molto male rimane stabile al 7,39 per cento nella popolazione di 14 anni e più e al 20,1 per cento tra gli anziani, ma si accentuano le differenze di genere a svantaggio delle donne, già marcate 2005. Rispetto al 2005 migliora lo stato di salute fisica e peggiora lo stato di salute psicologico;

– un approccio globale nella lotta alla malattie croniche, secondo alcune esperienze già, consolidate sì realizza anche attraverso l’adozione di specifico percorso diagnostico assistenziale integrato (PDTA), piuttosto che un percorso integrato di cura (PIC), dove oltre i farmaci e le terapie innovative sono necessari servizi più adeguati, anche nel segno della flessibilità organizzativa delle prestazioni, proprio nel rispetto della dignità del malato che giustamente reclama il diritto a vivere una vita nella normalità oltre la malattia cronica, per consentire inoltre un costante adattamento o una riformulazione alla realtà specifica del paziente in relazione spesso alle fasi di riacutizzazioni alternate a periodi di totale benessere;

– infatti il percorso diagnostico assistenziale integrato, è lo strumento più adeguato di gestione del malato e anche di governance del sistema, che da una parte produce un importante risparmio di risorse riducendo gli sprechi e le inefficienze del sistema sanitario e socio sanitario, e dall’altra parte, razionalizzando i processi sanitari tra i diversi attori coinvolti nel percorso di cura, può garantire la diagnosi precoce, l’appropriatezza delle prestazioni, il miglioramento della qualità dell’assistenza, l’equità di accesso ai trattamenti sul territorio;

– rimangono rilevanti le disuguaglianze sociali e territoriali che penalizzano alcuni gruppi di popolazione, in particolare gli anziani del Sud del Paese –:

quale sia allo stato attuale l’iter di approvazione del piano nazionale delle cronicità così come previsto all’articolo 5, comma 21, del Patto per la salute per gli anni 2014-2016, di cui all’intesa 10 luglio 2014 visto che lo stesso articolo disponeva la sua realizzazione entro il 31 dicembre 2014 e come intenda risolvere le diseguaglianze sociali e territoriali rilevate.

Carnevali (primo firmatario), Lenzi, Albini, Amato, D’Incecco, Capone, Piazzoni, Patriarca e Grassi

Interrogazione a risposta immediata in commissione affari sociali presentata il 13 maggio 2015

 

La risposta del sottosegretario alla salute Vito De Filippo
(seduta di commissione affari sociali del 14 maggio 2015)

In merito alla interrogazione parlamentare in esame, si segnala che, in attuazione dell’articolo 5 del Patto per la salute 2014-2016, il Ministero della salute ha avviato i lavori di predisposizione del «Piano nazionale per la Cronicità», al fine di definire le linee di indirizzo per la presa in carico dei malati cronici, condivise con le regioni e le province autonome, e per individuare un insieme organico di interventi centrati sulla persona, basati sulla unitarietà dell’approccio diagnostico, terapeutico e assistenziale, ed orientati ad una migliore organizzazione dei servizi e ad una maggiore responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza, compatibilmente con la disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali.

L’obiettivo è quello di contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche, a vantaggio del paziente, della sua famiglia e del contesto sociale, migliorando la qualità di vita, rendendo più efficaci ed efficienti i servizi sanitari in termini di prevenzione e assistenza, e assicurando maggiore uniformità ed equità di accesso ai cittadini, anche in attuazione delle indicazioni europee con le quali si invitano gli Stati membri ad elaborare ed implementare Piani nazionali sulla Cronicità.

Per questi fini, è stato costituito nell’autunno 2014 un Gruppo di lavoro ministeriale a cui hanno partecipato anche esperti, rappresentanti di Società scientifiche e Associazioni di pazienti, che ha provveduto alla stesura di una prima bozza di documento.

Le caratteristiche generali del Piano e le modalità di lavoro seguite dal Gruppo di lavoro ministeriale sono state illustrate alle regioni nel corso di una riunione svoltasi il 10 dicembre 2014.

Il documento si compone di due parti: la prima recante gli indirizzi generali per la gestione della cronicità e la seconda contenente approfondimenti su caratteristiche e bisogni assistenziali specifici.

Nella prima parte, vengono indicati la strategia complessiva e gli obiettivi di Piano, vengono proposte alcune linee di intervento attraverso le quali migliorare la gestione della cronicità nel rispetto delle evidenze scientifiche, dell’appropriatezza delle prestazioni e della condivisione dei Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, e vengono evidenziati i risultati attesi.

Nella seconda parte, il Piano individua un primo elenco di patologie croniche, per la maggior parte delle quali, al momento, non esistono atti programmatori specifici a livello nazionale, individuate attraverso criteri quali la rilevanza epidemiologica, la gravità, l’invalidità, il peso assistenziale ed economico, la difficoltà di diagnosi e di accesso alle cure.

Le patologie in questione sono:

– malattie respiratorie croniche: broncopneumopatia cronica ostruttiva e insufficienza respiratoria;

– malattie renali croniche e insufficienza renale;

– malattie reumatiche croniche: artrite reumatoide e artriti croniche in età evolutiva;

– malattie intestinali croniche: rettocolite ulcerosa e malattia di Crohn;

– malattie cardiovascolari croniche: insufficienza cardiaca;

– malattie neurodegenerative: malattia di Parkinson e parkinsonismi.

Inoltre, per le peculiari caratteristiche che essa assume in termini di cambiamento dei bisogni nelle diverse fasi della crescita, è stato aggiunto un capitolo dedicato alla cronicità in età evolutiva.

Per ciascuna patologia, viene offerta un’analisi ed una lettura dei bisogni assistenziali, del quadro dell’offerta e dei modelli organizzativi, evidenziando gli «snodi critici» fondamentali e rimandando, per approfondimenti e aspetti specifici, ai documenti prodotti dai Gruppi di lavoro istituzionali, dalle Società scientifiche e dalle Associazioni di pazienti.

Il documento è stato ulteriormente elaborato nei primi mesi di quest’anno ed inviato ai referenti regionali, per raccogliere osservazioni e proposte di integrazione o modifica, in vista di uno o più incontri, da tenersi nel prossimo mese di giugno.

Se, come ci si augura, l’accoglienza delle regioni sarà positiva, il Piano potrebbe essere trasmesso alla Conferenza Stato-regioni prima della pausa estiva.

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