I lavori della Camera in diretta

Educazione alimentare nella scuola

La Camera,

premesso che:

– ai giorni nostri il sistema alimentare è caratterizzato a livello globale da un enorme paradosso, per cui a fronte di quasi un miliardo di persone al mondo che patiscono la fame o sono malnutrite, circa un miliardo e mezzo soffre le conseguenze dell’eccesso di cibo, con aumento del rischio di diabete, tumori e patologie cardiovascolari. I dati dicono che ogni anno si registrano 36 milioni di decessi per assenza di cibo e 29 milioni di decessi per eccesso di cibo, 144 milioni di bambini sono sottopeso, 155 milioni di bambini sono obesi o in sovrappeso;

– secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi, interessando anche le fasce più giovani della popolazione: si stima che nel 2011 ci fossero nel mondo oltre 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso;

– anche nel nostro Paese il problema della malnutrizione si presenta con molteplici sfaccettature che richiedono con urgenza un intervento su più versanti: da un lato, la crescente crisi economica, che coinvolge soprattutto i bambini, sta acuendo le situazioni di autentica sottonutrizione, dall’altro, sono in aumento il sovrappeso e l’obesità;

– la più recente indagine «L’obesità infantile: un problema rilevante e di sanità pubblica» (2015), a cura dell’Osservatorio per la salute del dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’università di Milano Bicocca segnala che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui si ha il maggiore aumento dell’obesità infantile (circa 3 punti percentuali al di sopra della media Europea); tra gli 8 e 9 anni, il 25 per cento è obeso e il 50 per cento è in sovrappeso; tra le bambine le percentuali scendono rispettivamente al 16 per cento e al 41 per cento; tra i 6 e gli 11 anni si registra un 10 per cento di obesi e in alcune regioni, soprattutto nel sud del Paese, si raggiungono percentuali superiori al 40 per cento; si stimano oltre un milione e centomila bambini con problemi di obesità e sovrappeso (più di un bambino su tre);

– diverse altre ricerche indicano che i fattori principali sono legati al contesto socio-economico familiare e agli stili di vita: solo il 44,7 per cento dei genitori conosce le regole della sana alimentazione (Censi); il 37 per cento delle madri di figli in sovrappeso non ritiene mai «eccessiva» la quantità di cibo somministrato; il 22 per cento dei bambini non mangia tutti i giorni frutta e verdura; 1 bambino su 10 salta la prima colazione;

– ciò si accompagna a un elevato consumo quotidiano di bevande zuccherate o gassate, insaccati, cibi ipercalorici, snack, come conseguenza di disinformazione diffusa e povertà educativa;
inoltre uno stile di vita sedentario accresce l’obesità: in Italia 1 bambino su 6 svolge attività motoria soltanto un’ora alla settimana, il 44 per cento ha la tv in camera; il 90 per cento dei ragazzi tra i 10 e i 17 anni è connesso ad Internet più di due ore al giorno; solo il 27 per cento va a scuola a piedi o in bicicletta, solo un bambino su 10 fa attività sportiva in modo adeguato;

– oltre al rischio di insorgenza di patologie già citate, l’obesità infantile è all’origine di problemi muscolari, scheletrici e respiratori, oltre a sofferenze di tipo psicologico legate al disagio sociale, che costituiscono inoltre un costo per la collettività;

– come ricordato nel piano 2014-2020 della Commissione europea per il contrasto dell’obesità giovanile è fondamentale una sinergia tra tutti gli attori – centri di ricerca ed industria alimentare compresi – che contribuiscono alla definizione degli stili di vita alimentari dei giovani, supportando le scuole in programmi di sensibilizzazione delle famiglie per una corretta alimentazione;

– tra le iniziative per una corretta alimentazione il Ministero della salute ha avviato interventi come «Guadagnare Salute», «Bimbi in forma, serve un giro di vita» e il sistema di monitoraggio «OKkio alla Salute» del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm). Quest’ultimo ha evidenziato – nei dati riferiti al 2014 – il perdurare di una quota considerevole di bambini sovrappeso o obesi, pur registrando una leggera flessione rispetto al 2008;

– a livello mondiale, la Fao ha quantificato in 1,3 miliardi di tonnellate – pari ad un terzo della produzione – lo spreco di cibo destinato al consumo umano: una quantità che, se riutilizzata, potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone;

– l’osservatorio Waste Watcher quantifica in 8,1 miliardi di euro l’anno lo spreco domestico italiano nel 2014. Nello stesso anno, in Europa, secondo la Commissione europea (direzione generale della salute e della sicurezza alimentare), gli sprechi sarebbero quantificati in 100 tonnellate l’anno, escluse le perdite nella produzione agricola e i rigetti in mare di pesce;

– il Parlamento europeo, con la risoluzione 2011/2175 del 19 gennaio 2012, ha proclamato il 2014 quale «Anno europeo contro gli sprechi alimentari» e ha riconosciuto la sicurezza alimentare come un diritto fondamentale dell’umanità, esercitabile per mezzo di politiche tese a incrementare la sostenibilità e l’efficienza delle fasi di produzione e di consumo;

– il Governo, attraverso il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpas), ha recepito le sollecitazioni dell’Unione europea in materia di riduzione degli sprechi e ha avviato un percorso di consultazione di tutti gli stakeholder e dei protagonisti della filiera agroalimentare italiana: gli enti locali, le istituzioni, le associazioni di volontariato, le aziende, le associazioni di consumatori, i produttori e la grande distribuzione organizzata;

– la parte II, titolo I, capo II, sezione 1 del regolamento (UE) n. 1308/2013 (OCM unica), disciplina i programmi di distribuzione di ortofrutticoli, comprese le banane, e di distribuzione di latte nelle scuole;

– il 30 gennaio 2014 la Commissione europea ha pubblicato una nuova proposta di regolamento (COM(2014)0032) che modifica il regolamento (UE) n. 1308/2013 e il regolamento (UE) n. 1306/2013 per quanto riguarda il finanziamento del regime di aiuti per la distribuzione di ortofrutticoli, banane e latte negli istituti scolastici;

– l’acquisizione di buone abitudini alimentari nella prima fase della vita è poi generalmente mantenuta nel tempo e un’alimentazione sana, in cui è essenziale il consumo di adeguate quantità di frutta e verdura, soprattutto nell’infanzia, svolge un ruolo fondamentale nel ridurre i tassi di obesità e, quindi, il rischio di soffrire di gravi problemi di salute negli anni successivi;

– la «malnutrizione» non è la denutrizione ma uno squilibrio (per carenza o eccesso o per qualità) nell’assunzione di cibo, derivante dalla combinazione di più fattori, pertanto l’importanza dell’educazione alimentare si colloca nella duplice istanza di salvaguardare informazione e la salute, nonché di prevenire le conseguenze patologiche che si manifestano in età adulta;

– l’educazione alimentare è, quindi, senza dubbio, un investimento importante per il futuro; tra pochi giorni si aprirà a Milano l’Esposizione universale del 2015, dedicata al tema della nutrizione e del cibo, intitolata «Nutrire il pianeta, energia per la vita»; tale evento può essere l’occasione per portare l’opinione pubblica ad un livello di consapevolezza maggiore in relazione ai temi dell’alimentazione sostenibile, sicura e nutriente;

– in tale contesto la dieta mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, è un vero e proprio stile di vita che incorpora saperi, sapori, elaborazioni, prodotti alimentari, coltivazioni e spazi sociali legati ai territori;

– è necessaria una campagna massiccia di informazione che coinvolga i ragazzi e i genitori, tramite la scuola e le altre agenzie educative, oltre ai media; la scuola si rivela essere, in particolare, il luogo di elezione per fare un’efficace educazione alimentare attraverso il proprio radicamento territoriale, la specifica ricchezza interculturale, il dialogo e l’osservazione quotidiana con i ragazzi, con il presidio costante e interdisciplinare del percorso formativo, con la possibilità di costruire connessioni cognitive mirate. Attraverso questo approccio, essa si configura come l’istituto sociale che prima di ogni altro può assolvere il compito di guidare il processo radicale di riappropriazione e di esplorazione emotiva e culturale del complesso atto alimentare;

– a tal fine è indispensabile sviluppare la sensibilità ai temi del benessere, della salute, della prevenzione, dell’adozione di corretti stili di vita, nonché la conveniente comprensione del processo di nutrizione personale e collettiva, delle funzionalità della filiera alimentare, delle valenze mediche e ambientali, della stagionalità e territorialità dei prodotti alimentari, dei consumi responsabili oltre che dei contesti economici, etici e sociali entro i quali si muove nel suo complesso il «sistema cibo»;

– l’estrema attualità degli argomenti relativi all’alimentazione e nutrizione, alla sicurezza degli alimenti, agli obblighi nazionali e comunitari, suggerisce che tali tematiche costituiscano oggetto di attento studio e riflessione collettiva, in un’ottica interdisciplinare, anche nell’ambito del dialogo interculturale e dell’educazione allo sviluppo sostenibile inteso secondo i criteri di sostenibilità ecologica, sociale ed economica, alla solidarietà, alla pace e alla legalità;

– poiché ancora risulta prevalere la percezione della qualità del cibo come un qualcosa di meramente «tecnico» – che certamente non corrisponde alla qualità globale del sistema alimentazione – è necessario sensibilizzare le giovani generazioni su un’idea di qualità più complessiva, che coinvolga, oltre al benessere del singolo, quello della società in cui vive e quello dell’ambiente da cui ottiene le risorse. È questa la sfida attuale, il salto da operare sul piano culturale attraverso adeguate iniziative di educazione alimentare;

– sul sito del «MIUR verso Expo» si afferma che «il mondo della scuola contribuisce attraverso le sue eccellenze alla stesura della Carta di Milano e alla preparazione delle linee guida sull’educazione alimentare»;

– grazie al protocollo con Expo Milano 2015 e Padiglione Italia, più di 700 scuole presenteranno i loro lavori al pubblico dell’Esposizione universale. Saranno presentate 4 unità didattiche al giorno per un totale di 736 progetti, rappresentativi delle 20 regioni;

– con «Vivaio Ricerca» il Consiglio nazionale delle ricerche presenterà al Padiglione Italia un programma di 24 eventi di carattere interdisciplinare legati al tema agricoltura e ambiente;

– occorre prendere in considerazione un secondo aspetto nell’educazione alimentare che non ha direttamente a che vedere con la quantità/qualità del cibo, ma con il significato simbolico della nutrizione e con l’immagine della corporeità: si tratta dei disturbi del comportamento alimentare, denominazione che sembra quasi volere, ancora una volta, spostare l’attenzione all’oggettività dell’alimentarsi, piuttosto che alla soggettività dei vissuti corporei in relazione alla dimensione dell’essere se stessi/e;

– che i sintomi più diffusi, anoressia e bulimia, accomunati dalla difficoltà di essere e di poter essere il proprio corpo, richiedono altrettanta urgenza educativa nel porre in questione una segreta e dolorosa ferita nell’immagine di sé che spinge giovani ragazze a ricercare anche la morte possibile nell’invisibilità della diafana trasparenza del corpo; si continua a vivere in quei corpi scarnificati sconfinando ambiguamente nel morire; il problema educativo passa in questo caso dalla dignità del corpo, contro ogni forma di negazione, di enfatizzazione o di esibizione della corporeità;

– l’attenzione all’alimentazione nelle scuole può anche essere un primo strumento per cogliere in tempo i primi segnali di disturbi alimentari sempre più diffusi soprattutto in età adolescenziale. Il percorso che ogni adolescente deve compiere per passare dall’infanzia all’età adulta è sempre complesso. Ecco perché alcuni giovani risponderebbero a questo momento di difficoltà modificando il proprio comportamento alimentare ed esprimendo il proprio disagio attraverso vari disturbi del comportamento alimentare. Nessuno, però, è ancora in grado di stabilire quali siano le reali cause dei disturbi del comportamento alimentare. Per molti esperti, si tratta di sintomi risultanti dalla complessa interazione di fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici. Alcuni insistono sull’influenza negativa che possono avere un eccesso di pressione e di aspettative da parte dei familiari o, al contrario, sull’assenza di riconoscimento e di attenzione da parte dei genitori, degli insegnanti e più generalmente degli adulti che li circondano. Altri sottolineano l’importanza di traumi vissuti durante l’infanzia, come le violenze e gli abusi sessuali, fisici o psicologici. Altri ancora condannano l’impatto che potrebbero avere alcuni messaggi veicolati dalla società: uno dei motivi per cui alcune ragazze inizierebbero a sottoporsi a diete eccessive sarebbe la necessità di corrispondere a determinati canoni estetici che premiano la magrezza, anche nei suoi eccessi;

– l’educazione all’alimentazione non può di per sé essere una risposta alla drammaticità del problema, ma rischia addirittura di essere dannoso, sottovalutando il fatto che, nei disturbi del comportamento alimentare, il cibo, in quanto tale, è solo un pretesto, il sintomo di un malessere molto più profondo. Nel caso dei disturbi del comportamento alimentare, il mangiare o il non-mangiare non hanno più niente a che vedere con la fame;

– interrogarsi sul rapporto tra cibo, corpo e fame attraverso il prisma dei disturbi del comportamento alimentare significa innanzitutto interrogarsi sui meccanismi che portano alcune persone ad utilizzare il corpo e la fame per dire quello che non riescono a dire altrimenti. Nel loro corpo emaciato, le anoressiche sfidano la morte, proprio mentre la portano in giro come una medaglia da mostrare; sfidano i desideri negando i bisogni primari del proprio corpo, proprio mentre il desiderio non riesce più ad emergere; sfidano le norme sociali per sentirsi libere, proprio mentre costruiscono da sole un sistema intransigente di leggi che non possono trasgredire;

– per rendere possibile la costruzione di una nuova immagine di sé occorre un percorso educativo/rieducativo capace di recuperare nuove modalità di rapporto con il proprio corpo come espressione di sé; pur nella complessità delle sfaccettature si può affermare che il cibo rappresenta il nutrimento, il calore, l’amore: la bulimia e l’anoressia sono spesso comportamenti che indicano depressioni «mascherate», dai contorni sfuggenti, nei quali è tuttavia innegabile l’influenza di una cultura del corpo che si fa peso insopportabile e risucchia ogni intenzionalità legata a sé, al mondo e agli altri e si accompagna all’esperienza della solitudine; dall’immagine ideale di un corpo snellissimo fino ai limiti dell’evanescenza incorporea la persona anoressica giunge a negare la fame, la fatica, la stanchezza, in una volontà di movimento senza sosta e senza riposo,

impegna il Governo:

ad affrontare le attività di educazione alimentare nella scuola mediante un approccio sistemico capace di attivare ampie sinergie che coinvolgano tutti i soggetti della vita sociale – le istituzioni socio sanitarie, gli enti locali, l’industria alimentare, il mondo agricolo, della distribuzione, della vendita e della comunicazione e, soprattutto, le famiglie – univocamente finalizzate alla promozione del benessere, come indispensabile elemento di crescita comune incentivando la consapevolezza dell’importanza del rapporto cibo-salute;

a promuovere, in tale contesto, una «cultura del benessere» che, da un lato, favorisca la prevenzione dell’insorgenza di patologie dell’età adulta, quali diabete, tumori e patologie cardiovascolari mediante la riduzione dei fattori di rischio connessi alla sedentarietà e ad una scorretta alimentazione e, dall’altro, si riappropri di uno degli aspetti fondamentali della cultura secolare italiana dell’alimentazione quali il «piacere della tavola» e la convivialità, utilizzando concretamente il «valore aggiunto» in termini di salute, benessere e qualità della vita che offre l’alimentazione di tipo mediterraneo;

a promuovere, nell’ambito delle attività di educazione alimentare, la conoscenza del sistema agroalimentare attraverso la comprensione delle relazioni esistenti tra sistemi produttivi e distributivi, in rapporto alle risorse alimentari, all’ambiente e alla società;

ad informare ogni attività di educazione alimentare, secondo un’immagine del cibo che ne identifichi: valore nutritivo; sicurezza; caratteristiche sensoriali; rispetto dell’ambiente e delle risorse nella produzione, distribuzione e consumo; valutazione della sostenibilità quale parametro connesso all’impatto che le produzioni agroalimentari hanno sull’ambiente e sull’organizzazione sociale; rispetto dei fondamentali principi etici nella produzione e distribuzione (equità sociale, benessere animale ed altro); gratificazione nell’acquisto e nel consumo;

a mettere in atto, anche nelle scuole, tutte le azioni necessarie per una piena attuazione del Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (Pinpas) mediante strumenti e soluzioni che favoriscano e facilitino la donazione delle eccedenze e dei prodotti non consumati attraverso la semplificazione, razionalizzazione e l’armonizzazione del quadro di riferimento normativo procedurale, fiscale e igienico-sanitario;

a potenziare tutte le strategie pedagogiche possibili per prevenire i disturbi del comportamento alimentare, soprattutto potenziando l’educazione alla soggettività corporea che ancora sconta la mancata individuazione di strategie educative rispetto a ciò che significa crescere come soggetti corporei, nei percorsi formativi scolastici e familiari;

a favorire, fin dall’infanzia e dall’adolescenza, tramite la scuola e le altre agenzie educative, ma soprattutto coinvolgendo i media, la consapevolezza del valore della propria specificità e unicità esistenziale, incoraggiando il diventare soggetti-corpo, in quanto una delle dimensioni educative fondamentali è quella di conservare la consapevolezza e la responsabilità del corpo che «siamo», iniziando dal nutrimento del un corpo-persona.

Malpezzi (primo firmatario), Gadda, Coscia, Iori, Marzano, D’Incecco, Cenni, Blazina, Ascani, Bossa, Carocci, Coccia, Crimì, D’Ottavio, Ghizzoni, Malisani, Manzi, Narduolo, Pes, Piccoli Nardelli, Rampi, Rocchi, Andrea Romano, Paolo Rossi, Sgambato, Ventricelli, Amoddio, Carra, Fabbri, Carnevali

Mozione presentata il aula il 27 aprile 2015 e approvata il 12 maggio 2015

Presentazione della mozione, intervento di Vanna Iori

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