I lavori della Camera in diretta

Terzo settore, le associazioni fanno le pulci alla riforma

Terzo settore, le associazioni fanno le pulci alla riforma

«La Riforma del Terzo settore: un disegno di legge delega di cui si parla poco, ma non meno importante della legge elettorale o del Jobs act»: lo ha detto Luigi Bobba, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, invitato a Curno dal Pd per confrontarsi con esponenti del volontariato, cooperazione sociale e altre realtà del non profit bergamasco. La tavola rotonda, coordinata da Elena Carnevali, membro della Commissione affari sociali della Camera, ha visto la partecipazione di numerosi ospiti che hanno evidenziato «luci ed ombre” della proposta di legge delega, approvata dalla Camera; a breve inizierà il suo iter di discussione in Senato, che dovrebbe occuparsi delle «rifiniture» del testo.

eco-bg-25-aprile-2015-pagina«Obiettivi della legge – ha illustrato Bobba – sono la semplificazione e il riordino all’insieme di norme (anche fiscali) vigenti attraverso la definizione di un codice civile del Terzo settore che porti al riconoscimento giuridico delle 301mila organizzazioni esistenti. Il 75% attualmente non sono riconosciute. Desideriamo creare un Registro unico che tolga l’opacità attuale rispetto a certe organizzazioni». «Il volontariato – ha sottolienato Bobba – rimane un tema trattato in modo specifico, come attività non volta ad ottenere un profitto economico. Sul 5 per mille come canale di sostegno alle attività, il premier Renzi ha garantito che i 500 milioni di euro non verranno intaccati». Ha confermato l’impegno di Renzi anche il deputato Pd Giuseppe Guerini.

La risposta dovrebbe rassicurare Rosa Gelsomino, presidente provinciale delle Acli, che ha manifestato preoccupazione per il rischio che venga meno un sostegno economico fondamentale. «Il percorso partecipativo – ha aggiunto – che ha accompagnato il processo di elaborazione della riforma, deve essere seguito anche nella fase di definizione dei decreti attuativi della legge». Auspicio condiviso da Roberto Mazzetti, presidente dell’Arci. Da tutti gli interlocutori è stato infatti evidenziato come elemento positivo proprio il contributo che è stato possibile offrire da parte del terzo settore nella fase di elaborazione della legge.

Particolarmente critico sul futuro ruolo dei Centro servizi volontariato Giorgio Gotti, presidente di quello bergamasco. «In Italia – ha risposto Bobba – sono 86 e negli ultimi anni hanno cambiato le proprie finalità: sono una struttura che non serve più prevalentemente il volontariato. I Csv possono essere di sostegno alle piccole organizzazioni, visto che oltre il 70% di esse non ha bilanci superiori a 30mila euro. I Csv non saranno organismi che erogano risorse». A proposito del tema fondi, rispondendo alle perplessità di Carlo Vimercati, della Fondazione Comunità Bergamasca onlus, il sottosegretario ha spiegato che la legge individua tre soggetti distinti con diverse funzioni: associative, produttive (cooperative ed imprese sociali), erogative (fondazioni). In un mondo dalle componenti diversificate, dovranno essere diversificate anche le forme di controllo: si potrebbe immaginare una figura di «revisore sociale» presso il Csv che aiuti le piccole organizzazioni nella verifica del proprio bilancio: «Nessuna forma di autocontrollo che rischi il cortocircuito» assicura Bobba. Due altri elementi caratterizzano la riforma: innanzi tutto il progetto di portare nel 2017 a 100 mila il numero di ragazzi del servizio civile universale, che rappresentano un quinto dei giovani italiani; in secondo luogo l’attenzione all’impresa sociale che non deve essere demonizzata, ma che costituisce un settore con grandi potenzialità. «Il terzo settore anche in tempo di crisi è cresciuto per numero di addetti e ricchezza prodotta, riguarda 800mila lavoratori e 4 milioni di volontari» ha sottolineato Antonio Misiani, membro della Commissione bilancio della Camera. Per Omar Piazza di Confcooperative si devono denunciare imprese sociali che si comportino illegalmente. Numerosi gli stimoli giunti da Perlita Serra, sindaco di Curno, che come amministratore chiede di porre anche criteri sociali negli appalti pubblici; Marco Zucchelli, di Caritas diocesana, ha posto l’accento sul fatto che non si deve confondere il volontariato, che implica gratuità e mira al bene comune, con un’attività sociale che produce un bene economico o strettamente associativo.

L’Eco di Bergamo, 25 aprile 2015

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