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Lotta alle slot: poteri ai Comuni e freno agli spot in tv

Lotta alle slot: poteri ai Comuni e freno agli spot in tv

Eliminare, fino a mezzanotte, gli spot pubblicitari sul gioco e salvaguardare l’autonomia degli enti locali in fatto di localizzazione e orari degli esercizi pubblici dotati di slot machine. Non si può parlare di risultato certo, ma su una mediazione ci si può ragionare. L’ha promesso al mondo associativo e dei Comuni il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, durante l’incontro dedicato aduna valutazione del decreto di riordino dei giochi pubblici, promosso ieri dalPd bergamasco e illustrato dai parlamentari Antonio Misiani, Elena Carnevali e Giovanni Sanga.

Sebbene infatti, nel nuovo progetto normativo, gli aspetti apprezzabili siano parecchi, ci sono questioni per cui la rete di volontariato, in campo per combattere il gioco d’azzardo e soprattutto le sue conseguenze, è disposta a dare battaglia «Sarà anche un fatto simbolico – lo dice a chiare lettere don Virgilio Colmegna, responsabile della Casa della Carità di Milano, seguito a ruota da Rosa Gelsomino, presidente di Acli Bergamo, e Angela Fioroni, esponente della Lega autonomie – Mettiamoci in gioco – ma sulla necessità di vietare la pubblicità del gioco non siamo disposti a trattare. È un messaggio culturale forte e irrinunciabile. È una scelta etica che la classe politica deve assumersi, prendendo le distanze da un mercato in continua espansione».

L’altro elemento importante è salvaguardare l’autonomia dei Comuni. «È chiaro che occorra garantire un minimo di razionalità su tutto il territorio, ma in un momento di totale distacco della
società civile dalla politica, molti enti locali con i loro interventi – continua don Colmegna – hanno dimostrato attenzione ai loro cittadini, contribuendo a ricostituire la coesione sociale. Non disperdiamo questo patrimonio di valori e lasciamo ai Comuni la possibilità di intervenire nel merito della collocazione e degli orari di questi locali».

Un fenomeno devastante, quello del gioco, anche nella nostra provincia, descritto nel corso dell’incontro dal direttore de L’Eco di Bergamo, Giorgio Gandola, che ha sintetizzato tre anni di campagna antislot del giomale e di testimonianze raccolte. «Ci sono 239 giocatori patologici in cura presso l’Asl di Bergamo, nel 2005 erano 28. Sono oltre 2.000 i punti con slot machine nella nostra provincia, di cui 200 sale da gioco, gli altri pubblici esercizi. In 400, su 2.600 bar, hanno aderito alla nostra campagna. E intanto le mail e le lettere continuano ad arrivare, raccontano storie e chiedono aiuto. Studenti, donne, pensionati: il contesto dove cominciano a giocare è innocuo e confidenziale, in fondo si tratta solo di macchinette. Che all’erario producono un gettito quantificato in otto miliardi di euro».

E proprio qui sta il nocciolo della questione. Il decreto (più simile per la verità ad un testo unico) la cui approvazione slitterà a giugno, «per evitare- assicura Pier Paolo Baretta – che diventi materia di campagna elettorale», ha tre obiettivi: tutelare la salute pubblica, potenziare la lotta all’illegalità e «mantenere il più possibile i risultati dell’erario. Senza ipocrisie». Insomma si tratta di trovare un punto di equilibrio: «Penso ad una riduzione dell’offerta diffusa e ad maggior controllo attraverso le nuove regole (si prevede una diminuzione di macchinette tra le 80 e le 100 mila unità) e ad una eliminazione degli spot pubblicitari fino a mezzanotte. Non posso ipotizzare un divieto assoluto della pubblicità, ma sugli spot si può discutere». Come si può discutere sulla riorganizzazione
territoriale delle sale da gioco. «Il quadro di riferimento deve essere uguale per tutti, ma nulla vieta, se ad esempio arriviamo ad un’ipotesi basata sul rapporto tra abitanti e numero di sale, che a
decidere dove localizzarle siano gli amministratori locali».

L’Eco di Bergamo, 18 aprile 2015

Il servizio del telegiornale di BergamoTv

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