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Def 2015

Le previsioni per spese sociali e sanitarie

Def 2015, le previsioni per spese sociali e sanitarie

Il consiglio dei ministri ha approvato venerdì 10 aprile il Documento di economia e finanza 2015, che viene ora trasmesso al Parlamento, mentre due delle sezioni di cui si compone, il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, saranno inviate al Consiglio dell’Unione Europea e alla Commissione europea a Bruxelles.

 

Il quadro macroeconomico descritto dal Def segna un’inversione di tendenza rispetto al passato: «L’economia italiana è entrata in una fase di ripresa, contrassegnata in prospettiva da dinamiche abbastanza favorevoli del commercio estero e da una graduale stabilizzazione della domanda interna. Nel corso del 2015 la situazione del mercato del lavoro mostrerà dei primi segnali di miglioramento, anche per effetto delle agevolazioni fiscali e contributive introdotte dai provvedimenti adottati» come il Jobs Act. Resta però «elevato, ancora per quest’anno, lo scostamento tra il prodotto interno lordo e il suo valore potenziale». Un altro segnale incoraggiante giunge dall’andamento dei conti pubblici: «si è interrotta la caduta degli investimenti pubblici». Di conseguenza «l’accelerazione imposta dal Governo al processo di riforma permette, in base ai criteri europei, l’uso della flessibilità per le riforme strutturali nel 2016, permettendo un percorso di aggiustamento di bilancio più graduale. Le importanti riforme strutturali, annunciate e in parte già avviate, contribuiranno a migliorare il prodotto potenziale dell’economia italiana e comporteranno nel medio periodo un miglioramento strutturale del saldo di bilancio e della sua sostenibilità nel tempo». Così «il Governo, pur potendo raggiungere il pareggio strutturale già nel 2016, ritiene opportuno» rinviarlo al 2017, così come previsto dal Draft Budgetary Plan.

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Rischi nella spesa sanitaria
Il Def contiene una simulazione dell’andamento del rapporto debito/pil in caso di aumento della spesa sanitaria e per assistenza agli anziani e disabili a lungo termine. Lo scenario di rischio nel medio periodo peggiorerebbe solo lievemente l’andamento del rapporto che si manterrebbe al di sotto del 60 per cento dopo il 2035.

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La legge di stabilità
La legge di stabilità per il 2015 comporta un incremento dell’indebitamento netto per l’anno 2015 pari a 5,8 miliardi e un miglioramento del saldo pari a 0,2 miliardi nel 2016, a 6,9 miliardi nel 2017, 10,4 miliardi nel 2018 e 5,2 miliardi nel 2019. La manovra lorda è di 30,1 miliardi nel 2015, 49,6 miliardi nel 2016, 56,6 miliardi nel 2017, 56,8 miliardi nel 2018 e 43,1 miliardi nel 2019.

I provvedimenti della legge di stabilità e quelli a essa connessi (decreti legge numeri 4/2014, 16/2014, 47/2014, 66/2014, 90/2014, 91/2014, 133/2014) comportano un incremento delle spese di 5,5 miliardi nel 2015, 6,5 miliardi nel 2016, 6,3 miliardi nel 2017, 6,6 miliardi nel 2018 e 14 miliardi nel 2019. La variazione della spesa risente della stabilizzazione dell’assegno di 80 euro in favore dei lavoratori dipendenti (9,5 miliardi annui); concorre inoltre il finanziamento disposto con la
legge di stabilità per l’intero periodo di programmazione di alcune spese che nei precedenti esercizi erano invece finanziate solo per il primo anno. Nel 2019, inoltre, l’incremento delle spese risente del venir meno delle misure migliorative della finanza pubblica a carico degli enti territoriali e delle disposizioni in materia di tfr.

Le entrate in termini netti aumentano di 6,6 miliardi nel 2016, 13,2 miliardi nel 2017, 17 miliardi nel 2018 e 19,3 miliardi nel 2019. Su tale andamento incide, a partire dal 2016, l’effetto della clausola di salvaguardia per il raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica prevista dalla legge di stabilità 2015 per 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017 e circa 22 miliardi a decorrere dal 2018. Al netto di questa voce, si osserverebbe una riduzione netta delle entrate pari a 6,2 miliardi nel 2016, 6 miliardi nel 2017, 5 miliardi nel 2018 e 2,7 miliardi nel 2019. In senso opposto agisce, invece, la sterilizzazione della clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità 2014, che riduce il gettito  tributario di 3 miliardi nel 2015 e 3,7 miliardi a decorrere dal 2016. Ulteriori interventi hanno riguardato lo sblocco di opere pubbliche urgenti, il rilancio del settore agricolo, il pubblico impiego e il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga. Infine, sono state approvate misure che favoriscono il rilancio del settore edilizio e a fronteggiare il disagio dell’emergenza abitativa.

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Le misure sociali
Tra le misure in ambito sociale, per gli anni 2015-2019, è disposto l’incremento delle risorse destinate al cinque per mille (2,5 miliardi nel periodo), al Fondo per i ceti meno abbienti (1,25 miliardi nel periodo), al Fondo per le politiche sociali (1,5 miliardi nel periodo) e al Fondo per le non autosufficienze (1,4 miliardi).

Le misure sanitarie
In ambito sanitario nel periodo 2015-2018 sono stanziati 1,8 miliardi (con un effetto in termini di indebitamento netto pari a circa 1,4 miliardi nel periodo) per il finanziamento di interventi di edilizia sanitaria pubblica. Si prevede inoltre un contributo in favore delle regioni per l’erogazione di indennizzi in favore di soggetti danneggiati da emotrasfusioni (0,7 miliardi nel periodo 2015-2018) e si stanzia un apposito fondo per il rimborso delle spese sostenute dalle regioni per l’acquisto di farmaci innovativi (0,1 miliardi nel solo anno 2015).

Il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale cui concorre lo Stato è stato fissato in 112,1 miliardi nel 2015 e 115,4 miliardi nel 2016, prevedendo la possibilità di rideterminazione dello stesso in funzione di sopravvenute esigenze di finanza pubblica. Oltre agli aspetti finanziari, con il Patto della Salute 2014-2016 sono stati affrontati anche aspetti relativi all’organizzazione e alla regolamentazione del Ssn. È stata programmata la revisione dei Livelli essenziali di assistenza e del prontuario farmaceutico per procedere all’aggiornamento delle prestazioni e dei famaci erogati dal Ssn. Inoltre è stata programmata la revisione del sistema di compartecipazione del cittadino al finanziamento delle prestazioni sanitarie, attraverso l’introduzione di nuovi criteri che, a parità di gettito complessivo, tengano conto della condizione economica e della composizione del nucleo familiare.

Sta per essere formalizzato, inoltre, il Regolamento di definizione di standard qualitativi e strutturali dell’assistenza ospedaliera, così come saranno fissati i criteri organizzativi per l’assistenza riabilitativa, per l’assistenza sanitaria di base e per l’assistenza socio sanitaria, con particolare riferimento alla non autosufficienza.

Il contenuto del Patto per la Salute è stato recepito e introdotto nella legislazione dalla legge di stabilità 2015. In relazione a quanto disposto dalla legge di stabilità 2015 in merito al contributo delle regioni alla manovra di finanza pubblica (pari a circa 3,5 miliardi), il 26 febbraio 2015 è stata siglata un’intesa fra Stato e regioni, con la quale sono stati definiti gli importi e gli ambiti di spesa della complessiva manovraa carico delle regioni. A seguito di tale intesa, l’onere della manovra a carico del Servizio sanitario nazionale è stato fissato in circa 2,4 miliardi a decorrere dal 2015, con conseguente riduzione di pari importo del livello di finanziamento del Ssn, rideterminato in 109,7 miliardi per il2015 e 113,1 miliardi per il2016.

Riguardo alla spesa farmaceutica, nulla è innovato in materia di tetti di spesa rispetto al livello del finanziamento cui concorre ordinariamente lo Stato: il tetto della spesa farmaceutica territoriale è fissato all’11,35 per cento, mentre quello della spesa farmaceutica ospedaliera è fissato al 3,5 per cento, del Fondo sanitario nazionale per i prodotti farmaceutici forniti alle farmacie.

Qui le pagine del Programma nazionale di riforma che riguardano la sanità.

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