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Poste, nuovi contratti di subappalto e un piano per lo sviluppo del settore

Poste, nuovi contratti di subappalto e un piano per lo sviluppo del settore

La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),

premesso che:

– le modalità con le quali sono stati gestiti negli ultimi anni i rapporti con le agenzie di recapito, imprese private operanti nel settore della distribuzione, del recapito e dei servizi postali, destano numerosi interrogativi;

– le suddette agenzie di recapito operavano fino al 1999 sulla base di concessioni rilasciate dal Ministero delle poste, ed erano autorizzate al recapito di tutti i prodotti postali a fronte del versamento del 30 per cento del corrispettivo del servizio;

– l’articolo 40 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 delegava il Governo ad adottare un apposito regolamento di modifica del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 156 del 1973, volto ad assicurare la prestazione di un servizio postale universale con prezzi accessibili a tutti gli utenti, la determinazione dei servizi oggetto di riserva e la revoca delle concessioni di servizi postali previste dall’articolo 29 del citato testo unico, nonché l’introduzione degli istituti dell’autorizzazione generale e della licenza individuale per l’espletamento dei servizi non riservati;

– tali concessioni venivano revocate con il decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, di recepimento della direttiva 97/67/CE e le agenzie di recapito sono state autorizzate al servizio di recapito delle raccomandate;

– in base al predetto decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, venivano stipulati accordi con le Agenzie ex concessionarie in base ai quali queste avrebbero operato per conto di Poste italiane nel settore del recapito e di altri servizi ipotizzando una partnership pubblico/privato di interesse nazionale;

– con «Memorandum» sottoscritto l’11 dicembre 2007 presso il Ministero delle comunicazioni, tra il Ministro competente, le agenzie di recapito e Poste italiane, sono state delineate le fasi essenziali del processo di liberalizzazione del settore, nonché la costituzione di tavoli tecnici per individuare ipotesi di collaborazione e partnership tra i soggetti interessati, purtroppo mai attivati;

– nel 2008 Poste italiane ha disposto con appositi bandi di gara l’assegnazione di una variegata tipologia di servizi oltre alle raccomandate, in linea con la prevista ristrutturazione del sistema postale;

– nel complesso, si è ridotto sensibilmente il numero degli operatori partner di Poste italiane, in quanto numerosi ex concessionari sono stati esclusi da tali gare a vantaggio di nuovi soggetti;

– i contratti di appalto con Poste italiane, che nel 2000 ammontavano a circa 70 milioni di euro annui, con la gara del 2008 sono passati a 58 milioni, poi a meno di 40 milioni fino agli attuali 18 milioni di euro;

– dall’applicazione della liberalizzazione, gli operatori privati, circa 70 fino al 2000, si sono moltiplicati a dismisura – poiché l’autorizzazione all’esercizio del servizio viene concessa a fronte di un versamento poco più che simbolico, senza alcun controllo dei requisiti di solidità, tecnico-organizzativi, imprenditoriali delle imprese e degli addetti al servizio in un settore molto delicato che prevede anche il contatto con il pubblico, la sicurezza e la riservatezza della corrispondenza e degli utenti del servizio – e sul territorio nazionale vi sono numerose aziende in regime di subappalto che non applicano il contratto collettivo nazionale di lavoro di settore;

– Poste italiane spa ha reso nota la decisione di non prorogare i contratti scaduti il 30 settembre 2014, che hanno permesso la gestione, senza particolari conflitti con i privati, del complesso processo di risanamento;

– tali unilaterali iniziative intraprese dai vertici di Poste Italiane spa stanno determinando la perdita di posti di lavoro nonché la chiusura di diverse aziende storiche, oggi difficilmente riposizionabili su un mercato nel quale hanno operato in qualità di attori principali,

impegna il Governo:

ad assumere opportune iniziative, di qualsiasi natura e nell’ambito delle proprie competenze, al fine di mettere in condizioni Poste italiane di predisporre nuovi contratti;

ad attivare un tavolo di concertazione tra tutti i soggetti interessati al processo, allo scopo di concordare e di avviare nell’immediato un piano per lo sviluppo del settore postale, individuando un percorso comune nella strategia industriale di Poste italiane relativo ai rapporti con le aziende private, in considerazione del fatto che per la sostituzione dei dipendenti delle predette aziende Poste italiane ha proceduto all’assunzione di personale con contratti a tempo determinato, facendo perdere al servizio quella qualità determinata dalla esperienza di decenni e quel know how di basilare rilevanza per l’erogazione di un servizio e da chiarire la logica che porta da un lato alla chiusura delle aziende e alla perdita di posti di lavoro e dall’altra all’assunzione di 8.000 persone, di cui la metà per nuove competenze e mestieri.

Tullo (primo firmatario), Cenni, Crivellari, Culotta, Bruno Bossio, Mognato, Mura, Gandolfi, Pagani, Minnucci, Carloni, Borghi, Bini, Marantelli, Mariani, Albini, Carocci, Carnevali, Paola Bragantini, Basso, Casellato, Bargero, Ascani, Arlotti, Casati, Castricone, Fossati, Morani, Giacobbe, Cinzia Maria Fontana, Incerti, Bonaccorsi, Sbrollini, Ginoble, Maestri

Risoluzione in Commissione trasporti presentata il 19 marzo 2015

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