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Un intervento del governo per accelerare la riforma degli enti locali

Un intervento del governo per accelerare la riforma degli enti locali

Un gruppo di deputati del Partito Democratico ha scritto una lettera a Matteo Renzi in cui chiede un intervento del governo per un’attuazione più rapida della riforma Delrio.

Caro Segretario,

cogliendo la sollecitazione che ci hai rivolto nella riunione di lunedì 9 di far pervenire suggerimenti e proposte per integrare o migliorare l’azione del governo verso gli enti locali, ti trasmettiamo una nota che prende spunto dalle difficoltà denunciate dai sindaci e dagli eletti nei consiglio provinciali e delle città metropolitane.

In assenza di interventi in tempi brevi c’è il rischio concreto che il processo di attuazione della legge 56 del 2014 – uno dei punti più qualificanti del progetto di cambiamento del Governo – deragli e che una serie di servizi essenziali rivolti ai cittadini e alle imprese vengano chiusi o ridimensionati, a causa della mancanza di risorse e delle criticità nel processo di riorganizzazione delle funzionie  del personale delle province e delle città metropolitane.

Ulteriori criticità ci vengono segnalate dai sindaci per quanto riguarda il funzionamento del Fondo di solidarietà comunale, l’applicazione dei criteri di determinazione degli obiettivi del patto di stabilità, la modulazione delle sanzioni per chi non ha rispettato il patto nel 2014, la compensazione del minor gettito Imu-Tasi.

Questi nodi richiedono, a nostro avviso, un provvedimento urgente del Governo.

Grazie per la tua attenzione e disponibilità.

Un caro saluto.

Antonio Misiani, Mauro Guerra, Daniela Gasparini, Elena Carnevali, Roberto Rampi, Chiara Braga, Giovanni Sanga, Giuseppe Guerini, Emanuele Fiano, Chiara Scuvera, Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli, Matteo Mauri, Paolo Cova, Cinzia Fontana, Ezio Casati, Marco Carra, Miriam Cominelli, Simona Malpezzi, Guido Galperti, Alan Ferrari, Eleonora Cimbro, Vinicio Peluffo, Alfredo Bazoli, Marina Berlinghieri, Carlo Dell’Aringa, Francesco Prina, Maino Marchi, Antonella Incerti, Alberto Pagani, Daniele Montroni, Davide Baruffi, Giuditta Pini, Carlo Galli, Marilena Fabbri, Vincenzo D’Arienzo

 

Gli enti locali sono interessati da un profondo e ambizioso processo di riforma, dalla legge 56 del 2014 sulle città metropolitane, le province di secondo livello e i processi di unione, associazione e fusione dei comuni alle nuove e rigorose regole di bilancio derivanti dall’armonizzazione contabile.

Un processo di cambiamento di questa portata richiede però un quadro finanziario il più possibile chiaro e stabile, al fine di garantire ai cittadini e alle imprese la continuità dei servizi pubblici erogati dalle amministrazioni locali.

La manovra finanziaria per il 2015 ha significativamente allentato il patto interno di stabilità (2,9 miliardi dal 2015 in termini di indebitamento netto) e ha rifinanziato e stabilizzato i fondi sociali rivolti agli enti locali. Il governo ha inoltre destinato notevoli risorse agli interventi di edilizia scolastica dei comuni. Tutte queste scelte hanno segnato una indubbia e positiva discontinuità con un passato caratterizzato solamente da tagli draconiani dei trasferimenti e da continui inasprimenti del patti di stabilità.

Nel contempo, però, la legge di stabilità 2015 ha tagliato il Fondo di solidarietà comunale (1,2 miliardi in meno dal 2015, che si aggiungono ai 288 milioni previsti da provvedimenti precedenti) e ha disposto riduzioni di risorse ancor più rilevanti per le province e le città metropolitane (1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017), che attraversano una fase assai critica dal punto di vista finanziario.

Nel quadro di un opportuno rinvio della definizione della nuova «local tax», sono stati confermati i tetti alle aliquote Imu e Tasi ma non è stato previsto alcuno stanziamento per compensare il minor gettito di una parte dei comuni nel passaggio Imu-Tasi (nel 2014 erano stati stanziati 625 milioni).

A tutto questo va aggiunto l’avvio dell’armonizzazione contabile, che attraverso i meccanismi legati ai fondo crediti produce di fatto un’ulteriore diminuzione delle risorse disponibili per la spesa corrente (quantificata in 1.9 miliardi annui a decorrere dal 2015).

Nel complesso le minori spese previste dalla legge di stabilità a carico di comuni, province e città metropolitane ammontano – senza considerare il mancato stanziamento dei 625 milioni per il fondo compensativo Imu-Tasi – a 4,1 miliardi nel 2015, pari al 24,7 per cento delle riduzioni di spesa del complesso della pubblica amministrazione. Comuni, province e città metropolitane rappresentano l’8,1 per cento della spesa primaria corrente delle amministrazioni pubbliche (dati Istat 2013) e il 2,5 per cento del debito pubblico totale (dati Banca d’Italia dicembre 2014).

In questa situazione complessa, una serie di nodi sono a nostro giudizio particolarmente impellenti:

– l’attuazione della riforma Delrio, ostacolata dalle difficoltà nella redistribuzione delle funzioni delegate e del personali e condizionata da un quadro finanziario – quello definito dalla legge di stabilità 2015 – che va rivisto, per tenere conto della differenziazione delle funzioni tra province e città metropolitane e, soprattutto, per evitare il default di gran parte degli enti interessati e la conseguente crisi del processo di riforma stesso. Un’attuazione della riforma che deve anche dare concreta ed effettiva applicazione alle norme di non penalizzazione e incentivazione dei comuni istituiti a seguito di fusione;

– la revisione dei criteri di alimentazione e riparto del Fondo di solidarietà comunale, anche considerando che la perequazione, per ragioni di equità e sostenibilità finanziaria oltre che per dettato costituzionale, non può essere solo orizzontale e interna al comparto stesso dei Comuni, prevedendo comunque l’erogazione in tempi brevi ai comuni di un acconto sull’ammontare dovuto per il 2015;

– il ripristino per il 2015, nelle more dell’introduzione della local tax, del trasferimento integrativo di 625 milioni per compensare il minore gettito nel passaggio Imu-Tasi (che nel 2014 è stato fondamentale per l’equilibrio finanziario di 1.800 comuni). Un intervento analogo servirebbe anche per i comuni montani che registrano un gettito Imu stimato sui terreni agricoli (da devolvere allo Stato) superiore a quello realmente incassato;

– la rideterminazione degli obiettivi del patto di stabilità interno per gli enti locali, alla luce dell’intesa sancita per i comuni dalla Conferenza Stato-città-autonomie locali del 19 febbraio che per diventare operativa deve essere recepita da una apposita norma di legge;

– la rimodulazione delle sanzioni per il mancato rispetto del patto di stabilità interno nel 2014 per i comuni e la non applicazione delle stesse per le province e le città metropolitane, necessaria a nostro giudizio in relazione al processo di riforma in atto e per evitare la precipitazione di una situazione finanziaria che presenta le criticità sopra evidenziate;

Su gran parte di questi punti il governo, le regioni e gli enti locali hanno raggiunto un’intesa in sede di Conferenza unificata. Su altri nodi il confronto è in corso.

Il miglioramento della situazione complessiva della finanza pubblica potrebbe aprire spazi importanti per reperire le risorse aggiuntive necessarie.

Questi temi richiedono in ogni caso un intervento del governo in tempi rapidi, indispensabile per porre su basi più solide e accelerare l’ambizioso processo delle riforme avviate o programmate dal Governo, dalla piena attuazione della legge 56 del 2014 alla riorganizzazione della fiscalità comunale.

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