Il governo: il referendum lombardo è irrituale

Il governo: il referendum lombardo è irrituale

Il referendum consultivo approvato dal consiglio regionale della Lombardia il 17 febbraio è «irrituale» e «innova la procedura costituzionale dell’articolo 116, terzo comma». Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianclaudio Bressa ha risposto così all’interpellanza urgente presentata da numerosi deputati lombardi.

Nella seduta della Camera di venerdì 13 marzo, il rappresentante del governo ha affermato che la delibera del consiglio regionale con cui è stato indetto un referendum consultivo sull’attribuzione alla regione di ulteriori forme di autonomia presenta tre ordini di problemi: l’assoluta indeterminatezza del quesito formulato, l’aggiunta di elementi non previsti dal testo costituzionale nel procedimento di formazione delle leggi dello Stato, l’uso del referendum come strumento di pressione nei confronti della libertà di azione del consiglio regionale nella sua attività legislativa e del Parlamento nazionale. A ciò si aggiunge anche il problema del costo (30 milioni di euro, secondo l’interpellanza), che «non è il motivo per cui ci si debba o ci si possa opporre a forme di democrazia e di partecipazione diretta» ma diventa «solo un corollario, perché va rapportato al fatto dell’indizione di un referendum la cui legittimità è fortemente dubbia».

Fino a questo momento il governo non è intervenuto con nessun atto formale ed è «disponibile ad aprire subito un tavolo di confronto con la regione Lombardia», anche se l’iniziativa spetterebbe alla regione Lombardia, come ha già fatto nell’aprile del 2007 – ha sottolineato il sottosegretario Bressa – quando ha approvato una delibera che impegnava il presidente della regione Lombardia ad avviare il confronto con il governo per definire un’intesa, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, su dodici materie. Insomma, «il consiglio regionale della Lombardia è già intervenuto, secondo le procedure costituzionalmente corrette, sul tema delle ulteriori forme e condizioni di autonomia che possono essere concesse», ma stavolta no.

«Siamo ancora nei termini e nei tempi per un confronto politico-istituzionale serio e corretto», ha concluso il sottosegretario Bressa.L’articolo 116 comma 3 va messo in pratica perché – ha spiegato Bressa «è dal 2001 che fa parte della nostra Costituzione e nessuno l’ha mai utilizzato per le potenzialità che è in grado di esprimere. Pertanto, è tempo di dare vita a questo articolo, ma c’è solo un modo di farlo, ossia quello di attuare la Costituzione, non di aggirarla, di eluderla, di banalizzarla con un’astuzia procedurale».

 

L’articolo 116, terzo comma della Costituzione

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere 1), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), (2) possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’art. 119.

 

La discussione dell’interpellanza

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