I lavori della Camera in diretta

Tempi di attuazione della riforma della medicina territoriale

Tempi di attuazione della riforma della medicina territoriale

Al Ministro della salute. — Per sapere

– premesso che:

– in questi ultimi giorni regioni, Ministero della salute e sindacati della medicina convenzionata hanno raggiunto l’intesa su un documento che modifica l’atto di indirizzo per riaprire le trattative finalizzate alla riorganizzazione delle cure primarie;

– l’intesa – firmata da tutti i sindacati medici tranne che da Snami, Smi (per quanto riguarda la parte della medicina generale) e Unp – prevede che lo studio del singolo medico di famiglia rimanga integrato con l’aggregazione funzionale territoriale, una delle strutture centrali della riorganizzazione delle cure del territorio. Questa dovrà avere almeno una sede di riferimento presso la quale vengono svolte le funzioni di coordinamento, di condivisione e di audit. Per il finanziamento sono previste, nel rispetto degli attuali livelli retributivi, due quote: una per le attività del singolo medico e una per le aggregazioni funzionali territoriali;

– come sottolineato dallo stesso Sottosegretario per la salute Vito de Filippo, «il documento varato nella notte scorsa tra le regioni e i sindacati dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e della specialistica ambulatoriale, fa definitivamente prendere corpo al nuovo sistema di organizzazione dell’assistenza sanitaria voluto dal Patto della salute che prevede un forte riequilibrio in favore della presenza territoriale piuttosto limitando un eccessivo ricorso all’ospedalizzazione (…) i medici di famiglia e pediatri di libera scelta si integreranno con medici della continuità assistenziale, specialisti convenzionati, infermieri e altri professionisti sanitari e sociali per dare vita a un sistema di assistenza più prossimo ai pazienti in grado di dare risposte alle esigenze di salute 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 senza impropri ricorsi al sistema dell’emergenza urgenza e agli ospedali»;

– il testo condiviso tra regioni e sindacati chiarisce alcuni temi strategici, fra cui il ruolo unico della medicina generale, le problematiche legate al finanziamento dei fattori produttivi, l’organizzazione delle aggregazioni funzionali territoriali, le unità complesse per le cure primarie, il rapporto di convenzionamento con il servizio sanitario nazionale –:

alla luce del nuovo accordo raggiunto tra le parti in causa, quali siano i tempi di attuazione della riforma della medicina territoriale e quale ruolo effettivo si intenda dare ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta.

D’Incecco (primo firmatario), Lenzi, Gelli, Albini, Amato, Argentin, Becattini, Beni, Paola Bragantini, Burtone, Capone, Carnevali, Casati, Fossati, Grassi, Mariano, Miotto, Murer, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Sbrollini, Martella, Cinzia Maria Fontana e Bini

Interrogazione a risposta immediata presentata il 10 marzo 2015

 

La risposta della ministra Lorenzin
(seduta del 11 marzo 2015)

Signor Presidente, l’intesa indicata dagli onorevoli interroganti, firmata il 4 marzo dalla maggior parte dei sindacati medici e dal presidente del comitato di settore regione sanità, costituisce documento di carattere esclusivamente politico. Tale accordo favorirà indubbiamente la ripresa e la positiva conclusione del negoziato e costituisce un primo importante passo per cercare di superare il persistente blocco delle trattative per il novero degli accordi collettivi nazionali della medicina convenzionata e per portare a compimento il processo di riordino dell’assistenza territoriale per come previsto dall’articolo 5 del patto per la salute 2014-2016. La riforma contempla il ruolo primario dei professionisti convenzionati con il servizio sanitario nazionale che, attraverso nuove forme associative, potranno garantire al cittadino un riferimento appropriato per tutto l’arco della settimana. L’obiettivo della riforma, infatti, è quello di assicurare al cittadino in tutto il territorio nazionale una risposta efficiente ed appropriata alle proprie esigenze assistenziali, garantendo al paziente una presa in carico globale e personalizzata.

Le cure primarie sono il primo livello attraverso il quale l’individuo, le famiglie, la collettività entrano in contatto con il Sistema sanitario e l’efficienza della rete delle cure primarie acquista un’importanza sempre crescente, anche nel nuovo modello ospedale-territorio. L’invecchiamento progressivo della popolazione, con conseguente aumento delle patologie cronico-degenerative e della non autosufficienza, il cambiamento della struttura della famiglia, l’incremento della popolazione immigrata, le differenze socio-economiche, l’assistenza ai pazienti fragili, hanno modificato i bisogni di salute e richiedono uno spostamento della risposta sanitaria dell’ospedale al territorio.

La riorganizzazione dell’assistenza primaria, congiuntamente a quella della rete ospedaliera, mira ad una razionalizzazione della distribuzione territoriale dei servizi sanitari erogati, prevedendo un incremento degli stessi nei luoghi in cui si manifestano maggiormente i bisogni di salute della popolazione. Abbiamo visto come, soprattutto in alcune aree geografiche, la mancanza di questo potenziamento territoriale, purtroppo, finisce per far riversare tutti i bisogni nell’ospedale, che non è in grado ovviamente di soddisfare questo nuovo tipo di necessità.

Tali obiettivi, pur essendo oggetto degli accordi collettivi nazionali stipulati negli scorsi anni per la medicina generale, la pediatria di libera scelta e la medicina specialistica non hanno tuttavia trovato una concreta attuazione. Oggi è, pertanto, necessario pervenire ad un rinnovo degli accordi collettivi di settore che, nel rispetto delle varie professionalità, garantisca la piena attuazione della riforma territoriale.

Intendo rassicurare gli onorevoli interroganti che, non appena il documento politico siglato dalle organizzazioni sindacali sarà stato trasmesso ufficialmente al mio Dicastero, si procederà a tutti gli accertamenti tecnici necessari per verificare se e in che termini sia necessario apportare modifiche all’atto di indirizzo e che tipo di provvedimenti sarà più opportuno adottare, al fine di garantire la rapida conclusione della trattativa e la sigla dei nuovi accordi.

 

La discussione in Aula

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