I frutti di Aretè, un orto «biologico» in carcere

I frutti di Aretè, un orto «biologico» in carcere

Dal 1987 la cooperativa sociale Areté, braccio operativo dell’associazione Carcere e territorio, è terreno fertile per l’inserimento lavorativo di detenuti e persone con problemi psichici. Sinora circa 400 carcerati sono stati impegnati nella produzione ortofrutticola bio, quale ponte di riabilitazione. I frutti si vedono con la «Costruzione di un modello di impresa agricola con finalità sociali», per riprendere il nome del progetto finanziato con 230 mila euro dal ministero della Giustizia.

Attivato nel 2010 e concluso nel 2013, ha coinvolto 9 carcerati della casa circondariale di Bergamo, beneficiari di borse lavoro per impieghi in agricoltura, e avviato un orto in carcere, «una partita aperta, da proseguire e rilanciare perché diventi autosufficiente economicamente, garantendo occupazione remunerata ai detenuti che vi lavorano», ha spiegato Oliviero Arzuffi, fondatore della cooperativa e curatore del libro «Progetto Areté». Presentato ieri, raccoglie la memoria storica di quanto realizzato in 27 anni grazie alla collaborazione di istituzioni e carcere […].

Elena Carnevali e Giorgio Gori

Parole di stima anche da parte del sindaco Giorgio Gori, per cui l’esperienza cooperativa è «interessante e intelligente perché coniuga sostenibilità economica e solidarietà sociale». Perché questo modello funzioni in futuro bisogna arare il terreno arido legislativo. Qualcosa si muove, «ma dobbiamo lavorare ancora», ha detto in un intervento telefonico il ministro Martina, riferendosi alla legge sull’agricoltura sociale passata alla Camera, ora al vaglio del Senato. «La legge prevede criteri prioritari a prodotti agroalimentari provenienti da cooperative di questo tipo nell’assegnazione delle gare per la fornitura di mense ospedaliere e scolastiche e dà la precedenza all’agricoltura sociale per l’aggiudicazione di terreni alienati o beni confiscati», illustra il deputato Pd Elena Carnevali, riferendosi anche alla legge delega per la riforma del terzo settore.

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Corriere sociale, 1 marzo 2015

 

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