I lavori della Camera in diretta

Continua la battaglia anti slot. Piano per eliminarne 80/100 mila

Non si sono mai tirati indietro nella battaglia contro il dilagare dell’azzardo patologico e assicurano che non si tireranno indietro nemmeno ora che dal Consiglio del ministri uscirà il decreto sul riordino del gioco d’azzardo. Il documento atteso inizialmente per ieri, ora non prima del finire della prossima settimana, potrebbe depotenziare i Comuni, ecco perché è di giovedì l’appello ai deputati e i senatori orobici affinché facciano la loro parte per difendere i sindaci. I parlamentari assicurano di proseguire con il loro impegno anti slot, mentre dalla Regione è in arrivo un bando per finanziare i Comuni che continueranno questa campagna. «Il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta – commenta Elena Carnevali, deputato del Pd e componente dell’intergruppo parlamentare sul gioco d’azzardo – ci ha presentato le linee guida dimostrando la volontà di ridurre, in due anni, l’offerta di slot e videolottery sul territorio nazionale di 80/100.000 apparecchi.

C’è l’intenzione di aumentare il prelievo erariale legato ai margini di guadagno da macchine da gioco e di rendere stabile il fondo destinato alla cura della ludopatia

Verranno estesi i divieti di pubblicità a tutela dei minori tenendo conto che l’Unione europea non prevede l’abolizione totale della pubblicità. C’è l’intenzione di aumentare il prelievo erariale legato ai margini di guadagno da macchine da gioco e di rendere stabile il fondo destinato alla cura della ludopatia».
eco-bg-21-febbraio-2015-paginaDivieto di pubblicità
Tutti elementi che Carnevali e l’intergruppo valutano positivamente, ma alcune osservazioni sono state fatte presenti: «Abbiamo chiesto di estendere il divieto di pubblicità il più possibile, di riuscire ad arrivare, anche in un secondo momento, all’inserimento della tessera sanitaria come strumento per accedere alle slot machine, anche online. Restano i punti critici sui poteri a Regioni e Comuni e delle distanze dai luoghi sensibili su cui speriamo di avere margini di discussione». […]

L’Eco di Bergamo, 21 febbraio 2015

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