I lavori della Camera in diretta

La legge per il governo del territorio della Lombardia e la libertà religiosa

La legge per il governo del territorio della Lombardia e la libertà religiosa

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’interno, per sapere

– premesso che:

– la Costituzione sancisce all’articolo 19, tra i diritti fondamentali dei cittadini, la libertà di professare « la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto » e all’articolo 20 stabilisce che le associazioni religiose « non possono essere causa di speciali limitazioni legislative »;

– la Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite all’articolo 18 indica come fondamentale la « libertà di religione » e tutela « la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti »;

– il consiglio regionale lombardo, nella seduta del 27 gennaio 2005, ha approvato delle modifiche alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio) relativamente alla sezione principi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi;

– la legge regionale n. 2 del 2015 ha novellato l’articolo 72 della citata legge n. 12 del 2005;

– la nuova formulazione dell’articolo 72, comma 6, lettera d), richiede per la costruzione di un nuovo edificio religioso che esso sia dotato di «uno spazio da destinare a parcheggio pubblico in misura non inferiore al 200 per cento della superficie lorda di pavimento dell’edificio da destinare a luogo di culto», richiesta che non trova alcun riscontro per alcuna altra realtà con analogo richiamo di persone, quali cinema, teatri o grandi strutture commerciali; la norma rende di fatto irrealizzabile la previsione di nuovi luogo di culto in grandi città densamente urbanizzate quali Milano, Brescia, Bergamo, ove più forte si sente la necessità degli stessi;

– questa richiesta di natura urbanistica si configura chiaramente come una «speciale limitazione legislativa» alla libertà di culto;

– il medesimo articolo 72, al comma 6, lettera e), impone per i nuovi edifici « la realizzazione di un impianto di videosorveglianza esterno all’edificio, con onere a carico dei richiedenti, che ne monitori ogni punto di ingresso, collegato con gli uffici della polizia locale o forze dell’ordine », prescrizione che pare agli interpellanti in apparente contrasto con il dettato costituzionale e profondamente discriminatorio poiché, se fosse veramente necessario, non si comprende come mai non si chieda anche agli attuali edifici di culto di adeguarsi in un tempo congruo;

– la disciplina urbanistica lombarda, come modificata, anziché favorire l’esercizio di un diritto fondamentale dei cittadini, quale la professione pubblica del proprio culto e l’osservanza dei riti, sembra porre delle sostanziali limitazioni allo stesso, ad avviso degli interpellanti senza che se ne ravvisi una reale necessità;

– in Lombardia esiste una forte necessità di nuovi edifici da adibire al culto in quanto molte sono le realtà religiose presenti sul territorio che attualmente celebrano i propri riti in sistemazioni necessariamente precarie, proprio in attesa di poter costruire adeguati luoghi di culto;

– l’amministrazione comunale di Milano ha iniziato un significativo e meritorio percorso di dialogo con le realtà religiose del territorio e, attraverso il confronto, ha istituito un « Albo delle Associazioni e organizzazioni religiose » per permettere alle realtà già presenti e operanti sul territorio, di essere riconosciute e di poter partecipare al successivo bando per la realizzazione di un adeguato luogo di culto, con l’obiettivo di regolamentare e regolarizzare situazioni che attualmente non lo sono, mentre le modifiche approvate dal consiglio regionale Lombardo finiscono per ostacolare questo positivo percorso di dialogo;

– il fanatismo religioso trova terreno fertile proprio nelle divisioni, nella strumentalizzazione, nelle contrapposizioni ideologiche e nelle situazioni irregolari, mentre lo strumento migliore per contrastarlo, a giudizio degli interpellanti, non risiede certamente nel controllo da remoto mediante telecamere, ma nel dialogo, nel confronto e nella convivenza civile;

– la Lombardia, regione più popolosa d’Italia, è caratterizzata da una società fortemente multiculturale e multireligiosa, sia per motivazioni storiche, sia per la forte attrattiva migratoria nonché per le mutate sensibilità della popolazione autoctona –:

in ragione degli elementi riportati in premessa, se il Governo abbia intenzione di assumere iniziative per impugnare la legge regionale n. 2 del 2015, per salvaguardare concretamente il diritto di libertà di religione e di culto sul territorio lombardo, come sancito dagli articoli 19 e 29 della Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU;

quali politiche intenda porre in essere per promuovere il dialogo inter-religioso, unico e vero antidoto ad un fanatico e violento estremismo religioso.

Lacquaniti (primo firmatario), Chaouki, Gadda, Quartapelle Procopio, Marzano, Scuvera, Piazzoni, Giuseppe Guerini, Zan, Laforgia, Malpezzi, Moretto, Ragosta, Cinzia Maria Fontana, Lavagno, Gasparini, Albini, Bergonzi, Romanini, Tidei, Bruno Bossio, Fiano, Tentori, Carnevali, Cominelli, Civati, Carra, Braga, Rampi

Interpellanza presentata l’11 febbraio 2015

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