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Il nostro emendamento ripristina un Servizio sanitario nazionale unico

Il nostro emendamento ripristina un Servizio sanitario nazionale unico

«Durante queste difficili ore la riforma costituzionale va avanti e segna progressi positivi come l’inserimento della previsione all’articolo 117 tra i compiti statali quelli inerenti “disposizioni generali in materia di salute, di sicurezza alimentare e di politiche sociali”. Una modifica fortemente voluta dal partito democratico». Lo dichiarano i deputati Pd Elena Carnevali, Federico Gelli, Donata Lenzi e Margherita Miotto, componenti della commissione Affari sociali e firmatari dell’emendamento di modifica dell’art. 117 approvato dall’Aula di Montecitorio.

«È da anni – spiegano i deputati del Pd – che pazienti e professionisti sanitari denunciano le conseguenza negative del fatto che i sistemi sanitari regionali sono molto diversi tra di loro: non in tutte le Regioni sono garantite le stesse prestazioni sanitarie, gli stessi farmaci, gli stessi servizi.
Insomma in alcune aree del Paese, cioè, la sanità era un diritto parzialmente negato. Disuguaglianze incomprensibili, confermate dal recente rapporto Ocse del gennaio scorso in cui, insieme al giudizio complessivamente positivo della nostra sanità, viene denunciato che “le riforme costituzionali del 2001 hanno contribuito a creare 21 sistemi sanitari regionali con differenze notevoli sia per quanto riguarda l’assistenza che gli esiti. È elevato il numero di pazienti che si spostano da regione a regione per ricevere assistenza sanitaria”. A tutto questo si vuole ora ovviare aumentando le competenze di governo delle politiche sanitarie e non solo di attenzione ai costi, mentre alle Regioni rimane piena autonomia di programmazione e organizzazione dei servizi. È rilevante anche la scelta di ridare centralità e dignità alle politiche sociali nelle quali fanno parte la non autosufficienza, la disabilità, i servizi per le famiglie e la lotta alla povertà. Riconoscendo anche qui una responsabilità statale di coordinamento attraverso norme generali e comuni, oltre che a ribadire la necessità di attuare i livelli essenziali di assistenza. Finalmente così le politiche sociali non saranno più la Cenerentola del nostro sistema di welfare».

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