Remissione in bonis e mutui di lungo periodo

Remissione <em>in bonis</em> e mutui di lungo periodo

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere

– premesso che:

– il decreto ministeriale 30 luglio 1999, n. 311, «Regolamento recante norme per l’individuazione delle modalità e delle condizioni cui è subordinata la detrazione degli interessi passivi in dipendenza di mutui contratti per la costruzione dell’abitazione principale» prevede agli articoli 1-2 e 3:

1. Gli interessi passivi e relativi oneri accessori, nonché le quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione, pagati a soggetti residenti nel territorio dello Stato o di uno Stato membro della Comunità europea, ovvero a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti, in dipendenza di mutui garantiti da ipoteca e contratti per la costruzione dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale si detraggono, ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e fino alla concorrenza del suo ammontare, per un importo pari al 19 per cento dell’ammontare complessivo non superiore a 5 milioni di lire. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente dimora abitualmente.

2. La detrazione di cui al comma 1 si applica relativamente ai contratti di mutuo stipulati, a partire dal 1o gennaio 1998, ai sensi dell’articolo 1813 del codice civile, ed assistiti da ipoteca, e compete limitatamente agli interessi e relativi oneri accessori, nonché alle quote di rivalutazione dipendenti da clausole di indicizzazione riferibili all’importo del mutuo effettivamente destinato alla costruzione dell’immobile.

3. La detrazione è ammessa a condizione che i lavori di costruzione abbiano inizio nei sei mesi antecedenti o successivi alla data di stipula del contratto di mutuo da parte del soggetto che sarà il possessore a titolo di proprietà o altro diritto reale dell’unità immobiliare da costruire e che quest’ultima sia adibita ad abitazione principale entro sei mesi dal termine dei predetti lavori.

2. 1. Il diritto alla detrazione viene meno a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’immobile non è più utilizzato per abitazione principale; non si tiene conto delle variazioni dipendenti da trasferimenti per motivi di lavoro.

2. La mancata destinazione ad abitazione principale dell’unità immobiliare entro sei mesi dalla data di conclusione dei lavori di costruzione della stessa comporta la perdita del diritto alla detrazione e da tale data decorre il termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi da parte dell’amministrazione finanziaria.

3. La detrazione non spetta se i lavori di costruzione dell’unità immobiliare non sono iniziati nei sei mesi antecedenti o successivi alla data di stipula del contratto di mutuo; la detrazione non spetta, altresì, se i detti lavori non sono ultimati entro il termine stabilito dalla concessione edilizia per la costruzione dell’immobile o in quello successivamente prorogato e da tale data inizia a decorrere il termine per la rettifica della dichiarazione dei redditi da parte dell’amministrazione finanziaria. Il diritto alla detrazione non viene meno se i termini previsti nel precedente periodo non sono rispettati per ritardi imputabili esclusivamente all’amministrazione comunale nel rilascio delle abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia.

3. 1. Per fruire della detrazione di cui all’articolo 1 è necessario conservare ed esibire o trasmettere anche in copia, a richiesta degli uffici finanziari, le quietanze di pagamento degli interessi passivi relativi al mutuo, il contratto di mutuo ipotecario dal quale risulti che lo stesso è assistito da ipoteca e che è stato stipulato per la costruzione dell’immobile da destinare ad abitazione principale, le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia, nonché copia delle fatture o ricevute fiscali comprovanti le spese effettivamente sostenute per la costruzione dell’immobile stesso.»;

– la circolare n. 38/E del 28 settembre 2012 dell’Agenzia delle entrate avente per oggetto chiarimenti relative all’articolo 2, comma 1, 2, 3 e 3-bis, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (cosiddetto «Decreto semplificazioni fiscali e Decreto semplificazioni tributarie»), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, introduce una particolare forma di ravvedimento operoso (cosiddetto remissione in bonis) volto ad evitare che, mere dimenticanze relative a comunicazioni ovvero, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali;

– secondo l’interpretazione dell’Agenzia delle entrate, la previsione in esame, in presenza di alcuni presupposti di natura sostanziale, intende «salvaguardare il contribuente in buona fede e la sua scelta di assolvere l’adempimento richiesto tardivamente»;

– alcuni cittadini interessati dall’accensione di un mutuo di lungo periodo per la ristrutturazione della propria abitazione si sono visti negare il diritto alla detrazione degli interessi passivi sul suddetto mutuo poiché non avevano completato nei sei mesi dalla data di conclusione dei lavori, il passaggio di residenza nell’abitazione suddetta –:

se il ravvedimento operoso (cosiddetto remissione in bonis) come citato dalla circolare suddetta dell’Agenzia delle entrate possa applicarsi anche nel caso specifico suesposto e, diversamente, cosa intenda fare per scongiurare che quei cittadini titolari di mutuo perdano il diritto di detrarre gli interessi passivi per meri ritardi procedurali.

Fragomeli (primo firmatario), Ermini, Carnevali, Grassi, Fanucci, Crimì, Boccadutri, Giuseppe Guerini, Miccoli, Patriarca, Lodolini, Zampa, Arlotti, Luciano Agostini, Lattuca, Chaouki, Carra, Colaninno, Galperti, Tentori, Francesco Sanna, Preziosi, Marantelli, Sanga, Dallai, Marchi, Guerra, Manfredi, Andrea Romano, Albini, Giovanna Sanna

Interpellanza urgente presentata il 2 dicembre 2014

 

La risposta del sottosegretario per l’economia e le finanze Enrico Zanetti
(seduta del 19 dicembre 2014)

Con il documento in esame, gli onorevoli interpellanti chiedono al Governo se la remissione in bonis di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, possa trovare applicazione in una fattispecie riguardante la detrazione degli interessi passivi su mutui contratti per la ristrutturazione dell’abitazione principale di cui all’articolo 15, comma 1-ter, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917, del 1986.

In particolare, nell’interpellanza è chiesto se la remissione in bonis sia applicabile nell’ipotesi di mancata destinazione ad abitazione principale dell’unità immobiliare entro sei mesi dalla data di conclusione dei lavori di ristrutturazione, condizione richiesta dall’articolo 2, comma 2, del regolamento di attuazione adottato con decreto ministeriale 30 luglio 1999, n. 311, a pena di decadenza dal diritto alla detrazione. Diversamente, l’onorevole interpellante chiede al Governo che cosa intende fare per scongiurare che quei cittadini titolari di mutuo perdano il diritto di detrarre gli interessi passivi per meri ritardi procedurali.

Al riguardo, sentiti anche gli uffici dell’amministrazione finanziaria, si rappresenta quanto segue: l’istituto della remissione in bonis è volto a consentire la fruizione dei benefici fiscali nel caso in cui il contribuente, per mera dimenticanza, non adempia, nei termini previsti, agli obblighi di preventiva comunicazione o a qualunque altro adempimento di natura formale in presenza dei requisiti sostanziali richiesti dal legislatore. In altri termini la norma sulla remissione in bonis presuppone che il contribuente, pur avendo omesso la preventiva comunicazione, o altro adempimento di natura formale, abbia tuttavia i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento. Nel caso prospettato, invece, la destinazione ad abitazione principale dell’unità immobiliare entro sei mesi dalla conclusione dei lavori di costruzione non è assimilabile né ad una comunicazione, né ad un adempimento di natura formale, costituendo essa stessa requisito sostanziale e condizione per accedere al beneficio della detrazione degli interessi passivi. L’inosservanza del termine dei sei mesi dalla data di conclusione dei lavori di costruzione, per destinare l’unità immobiliare ad abitazione principale determina, quindi, la mancanza di uno dei requisiti essenziali richiesti dalla norma per essere ammessi al beneficio della detrazione, precludendo al contribuente la possibilità di avvalersi dell’istituto della remissione in bonis. Ciò premesso, si ritiene che la detrazione in esame spetti nei particolari casi in cui il contribuente sia in grado di provare in modo inoppugnabile che, entro il termine di sei mesi, risiedeva in concreto nell’abitazione e che, sempre entro il predetto termine, abbia rivolto formale richiesta al comune di trasferimento di residenza, non rilevando, in senso contrario, la circostanza che il procedimento si completi positivamente in data successiva allo spirare del termine dei sei mesi per causa non imputabile al contribuente medesimo.

 

La discussione in Aula
(seduta del 19 dicembre 2014)

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