I lavori della Camera in diretta

Ordini del giorno sulla legge di stabilità

Gli ordini del giorno che abbiamo presentato in aula durante la discussione e la votazione della legge di stabilità per il 2015.

 


La Camera,

premesso che:

la Legge 9 gennaio 2004, n. 4 «Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici» dispone che «La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici e telematici»;
è tutelato e garantito, in particolare, il diritto di accesso ai servizi informatici e telematici della pubblica amministrazione e ai servizi di pubblica utilità da parte delle persone disabili, in ottemperanza al principio di uguaglianza ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione;
secondo l’articolo 21 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dal Parlamento italiano con la Legge 3 marzo 2009, n. 18, si afferma il diritto delle persone con disabilità all’accesso e a ricevere informazioni su base del principio di uguaglianza evitando, pertanto, ogni forma di discriminazione;
nonostante l’impegno della Pubblica Amministrazione ancora oggi, dove sono disponibili soluzioni tecnologiche diffuse e gratuite, molti siti istituzionali della PA. sono ancora inaccessibili alle persone non vedenti o ipovedenti e spesso sono scarsamente fruibili da chiunque;
la FISH, Federazione Italiana per il superamento dell’handicap, ha riscontrato la difficoltà per queste persone ad accedere alla consultazione di materiali e specifici documenti sui siti istituzionali della Pubblica Amministrazione e che a pubblicazione di molti documenti non risponde ai più elementari requisiti (condivisi a livello internazionale) di accessibilità;
la FISH ha presentato un esposto/segnalazione all’Agenzia Italia Digitale (AgID), organismo, istituito presso la Presidenza del Consiglio, che svolge anche attività di controllo,

impegna il Governo

ad individuare tutte le misure necessarie per garantire alle persone con disabilità, in particolare alle persone non vedenti o ipovedenti, l’accesso all’informazione in generale della Pubblica Amministrazione, attraverso l’adeguamento dei servizi digitali erogati, evitando di conseguenza ogni forma di esclusione e di discriminazione.

Carnevali, Argentin, Amato, Amoddio, Antezza, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

il diritto di poter accedere al trattamento pensionistico anticipato in considerazione dello svolgimento di attività particolarmente usuranti è stato sancito dalla legge 24 dicembre 2007, n. 247 di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 ed ha trovato la sua concreta attuazione con il decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67;
l’esigenza di prevedere un regime speciale, per chi ha svolto determinate mansioni per periodi prolungati della proprio percorso lavorativo, è ampiamente giustificato da ogni ricerca clinica e demografica sulle aspettative di vita di detti lavoratori;
all’articolo 3, comma 70, del provvedimento in oggetto, si dispone un drastico ridimensionamento, nella misura di 150 milioni di euro a decorrere dal prossimo anno, delle risorse all’uopo stanziate,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di intervenire in maniera approfondita i contenuti delle disposizioni di cui in premessa al fine di intervenire, per quanto di sua competenza, nell’ambito dell’esame del provvedimento in modo tale da ripristinare le suddette risorse finalizzate a finanziare le disposizioni in favore dei lavoratori impiegati in attività particolarmente usuranti, anche ai fini di un’eventuale rivisitazione delle disposizioni del citato decreto legislativo n. 67 del 2011.

Boccuzzi, Albanella, Damiano, Dell’Aringa, Giacobbe, Gnecchi, Maestri, Martelli, Miccoli, Giorgio Piccolo, Carnevali

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

il comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII è il luogo di nascita di Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII;
Papa Giovanni Paolo II, il 3 settembre 2000, ha proclamato Beato Papa Giovanni XXIII;
Papa Francesco, il 5 luglio 2013 ha annunciato la canonizzazione di Giovanni XXIII, avvenuta, poi, il 27 aprile 2014;
la figura di San Giovanni XIII ha comportato un notevole aumento di visitatori e pellegrini nel comune di Sotto il Monte determinando un incremento nella domanda di servizi di accoglienza, che le attuali infrastrutture non hanno, e necessitano di interventi per adeguamento della viabilità, della segnaletica stradale e turistica, dei parcheggi, l’abbattimento di barriere architettoniche e la realizzazione servizi igienici);
è pertanto forte la preoccupazione, da parte delle autorità e dell’intera cittadinanza di Sotto il Monte, di non essere in grado di garantire con piena sicurezza un’accoglienza per un così elevato numero di persone;
il Comune di Sotto il Monte non dispone entrate o di risorse economico-finanziarie sufficienti a far fronte agli oneri di spesa, in alcuni casi particolarmente gravosi, per la realizzazione di tali interventi che risultano opportuni, indispensabili, e indifferibili che potrebbero essere finanziati e svolti anche attraverso soggetti diversi dall’amministrazione comunale;
la Diocesi di Bergamo fin dal 2012 si è impegnata a realizzare alcune opere necessarie per offrire ai pellegrini percorsi e momenti di spiritualità;
sarebbe auspicabile il Governo nazionale venga incontro alle esigenze segnalate dalle autorità e dalla comunità locali che intendono cogliere l’occasione costituita dalla canonizzazione per proseguire in un’opera di valorizzazione del territorio natale di San Giovanni XXIII,

impegna il Governo

a valutare ogni opportuna iniziativa per assicurare la disponibilità di risorse finanziarie necessarie per gli interventi infrastrutturali finalizzati alla ospitalità dei numerosi pellegrini e visitatori attesi per la valorizzazione del territorio natale di San Giovanni XXIII del comune di Sotto il Monte.

Sanga, Carnevali, Misiani.

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

il numero di persone in difficoltà in Italia è in continuo aumento e, nel documento «La povertà in Italia» presentato lo scorso 14 luglio l’Istat ha dichiarato che nel 2013 6 milioni 20 mila persone sono in stato di povertà assoluta (quasi il 10 per cento della popolazione italiana !) tra cui 1 milione 434 mila minori e 888 mila anziani;
il dato impressionante è che le persone in povertà assoluta sono aumentate di circa 2,6 milioni in due anni, dal 2011 al 2013, in particolare nel Mezzogiorno;
in Italia oltre 4.000.000 di persone soffrono la fame, in quanto sono sotto la soglia della povertà alimentare e il numero degli indigenti alimentari è in continuo aumento. Tra questi il 10 per cento sono bambini con meno di 5 anni di età e il 14 per cento sono persone con più di 65 anni;
tutte queste persone vengono sostenute da circa 15.000 Strutture caritative, che distribuiscono pacchi alimentari ed erogano pasti caldi;
com’è noto, il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha istituito, all’articolo 58, il fondo per il finanziamento dei programmi nazionali di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti;
la legge di stabilità 2014 (legge 147/2013) ha finanziato con 10 milioni di euro, il Fondo destinato a finanziare programmi annuali di distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, istituito presso l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA. Sono state inoltre introdotte norme sulla raccolta e distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari da parte delle ONLUS e degli operatori del settore alimentare, prevedendo che i soggetti indicati debbano garantire un corretto stato di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo degli alimenti, ciascuno per la parte di competenza (commi 236-239);
nel provvedimento in esame sono stati stanziati 5 milioni di euro per il fondo per la distribuzione delle derrate alimentari;
tale stanziamento è insufficiente a far fronte ai bisogni alimentari di quel oltre 4.000.000 di persone che in Italia soffrono la fame:

impegna il Governo

ad individuare ulteriori risorse finanziarie volte ad ampliare ulteriormente gli stanziamenti già previsti, ripristinando per quanto possibile almeno le condizioni già previste nella legge di stabilità.

Capone, Casati, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Amato, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

da alcuni mesi si attende la possibilità per i malati di epatite C di poter accedere alle terapie che risultano molto efficaci fino a percentuali altissime di guarigione, mediante un farmaco (sofosbuvir – Sovaldi) che ha superato il vaglio di tutte le autorità di regolazione, Aifa compresa, ma che non è a disposizione delle strutture del Servizio sanitario nazionale, eccetto che per le poche centinaia di casi trattati per uso compassionevole;   nonostante le pressanti richieste dei malati e delle associazioni che li rappresentano ed i ripetuti atti di sindacato ispettivo che sono stati formalizzati, non è stato ancora emanato il decreto ministeriale che autorizza la somministrazione della terapia a carico del servizio sanitario nazionale;
si tratta di un farmaco salvavita che ha un costo elevato e che dovrebbe essere assicurato a circa 20.000 pazienti in via prioritaria ed urgente, ma che si stima debba essere garantito in futuro, a circa 400.000 persone alle quali la malattia è stata diagnosticata;
a seguito dell’impegno ripetuto dagli organi ministeriali nei mesi scorsi in ordine alla predisposizione di un apposito fondo per far fronte alla fornitura di tali onerosissimi farmaci a coloro che con ansia attendono di poterci accedere, come avviene in altri paesi europei e non, la presente legge di stabilità non ha affrontato la questione che perciò è stata sollevata con apposito emendamento – n. 39.41 – ritirato in sede di esame nella Commissione Bilancio;
la questione assume caratteristiche di grande urgenza anche perché ogni ritardo moltiplica i costi umani e sociali per i malati di epatite C che invece potendo accedere alla cura potrebbero nella maggioranza dei casi evitare il trapianto e guarire;

impegna il Governo

a disporre nei successivi passaggi parlamentari della presente legge di stabilità per il 2015, apposito finanziamento per consentire l’accesso ai farmaci innovativi per la cura dell’epatite C ai malati che ne abbisognano.

Miotto, Casati, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Amoddio, Antezza

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

legge 12 marzo 1999, n. 68 «Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha come finalità la promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato;
l’articolo 13, comma 4 della legge 68 prevede l’istituzione presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali di un Fondo per il diritto al lavoro dei disabili;
stanziamento di tale Fondo, Tabella n. 4 dello Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, capitolo 3892, è stato per il 2013 pari a 12.950.387 (decreto di riparto ministero del lavoro 21 febbraio 2014) e per il 2014 pari a 21.915.778;
per il 2015 lo stanziamento previsto è pari a solo 1.910.107;
il mancato finanziamento della legge n. 68 del 1999 per il collocamento lavorativo dei disabili crea una forte preoccupazione in tutto il mondo della disabilità e lede, di fatto, il diritto al lavoro così come garantito dall’articolo 1 della nostra Costituzione;
per le persone con disabilità il lavoro sta diventando sempre più un miraggio: restano tanti gli iscritti alle liste di collocamento, ma pochi sono gli avviamenti al lavoro e quelli che ci sono si basano sempre più su forme contrattuali poco stabili. La stessa relazione presentata il 4 agosto 2014 dal Ministro del Lavoro al Parlamento sull’applicazione della legge 68 per gli anni 2012 e 2013 raccolta di una realtà molto difficile: gli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio sono stabili intorno a quota 700 mila, anche se alla fine del 2013 il dato scende fino a 676 mila iscritti. Fra questi, in 68 mila si sono iscritti nel corso dell’ultimo anno oggetto di indagine, appunto il 2013. Di fronte a questa potenziale platea di lavoratori, gli avviamenti al lavoro sono stati davvero pochi: poco più di 19 mila nel 2012 e ancora meno, 18.295, nel corso del 2013. Ed è il minimo storico, il dato più basso che sia mai stato censito da una relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/99: erano stati infatti 22.360 nel 2010 e 22.023 nel 2012.
In pratica nel 2013 ogni quattro nuovi disabili che si iscrivono alla lista del collocamento obbligatorio (e che vanno ad aggiungersi ai tanti che già ci sono da tempo), ce n’è solamente uno che trova effettivamente un lavoro (in percentuale viene avviato in un anno il 26,9 per cento dei nuovi iscritti). Ma se il termine di paragone sono gli iscritti, il calcolo è ancor più impietoso: un avviamento al lavoro ogni 36 iscritti al collocamento;
in tempo di crisi, crescono gli esoneri e le richieste di sospensione temporanea dagli obblighi di assunzione dei disabili: ci sono state nel 2013 oltre 4.600 autorizzazioni in tal senso (il 95 per cento di quelle richieste) per un numero complessivo di posti di lavoro interessati di oltre diecimila,

impegna il Governo

a predisporre concrete misure normative ed economiche volte ad inserire tra le sue priorità le politiche sull’inclusione attiva delle persone con disabilità ed in particolare l’inclusione lavorativa anche attraverso un adeguato rifinanziamento del fondo per il diritto al lavoro dei disabili così come previsto dall’articolo 13 legge 68 del 1999.

Argentin, Capone, Casati, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Albanella, Boccuzzi, Damiano, Dell’Aringa, Giacobbe, Gnecchi, Maestri, Martelli, Miccoli, Giorgio Piccolo, Amoddio, Antezza

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

secondo gli ultimi dati Istat pubblicati a luglio 2014 risulta che: nel 2013, il 12,6 per cento delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9 per cento lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6 per cento della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9 per cento (6 milioni 20 mila);
tra il 2012 e il 2013 l’incidenza di povertà assoluta è aumentata dal 6,8 per cento al 7,9 per cento (per effetto dell’aumento nel Mezzogiorno, dal 9,8 al 12,6 per cento), coinvolgendo circa 303 mila famiglie e 1 milione 206 mila persone in più rispetto all’anno precedente;
la povertà assoluta aumenta tra le famiglie con tre (dal 6,6 all’8,3 per cento), quattro (dall’8,3 all’11,8 per cento) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1 per cento). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5 per cento se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9 per cento se sono due e dal 16,2 al 21,3 per cento se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore. Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012);
nel Mezzogiorno, all’aumento dell’incidenza della povertà assoluta (circa 725 mila poveri in più, arrivando a 3 milioni 72 mila persone), si accompagna un aumento dell’intensità della povertà relativa, dal 21,4 al 23,5 per cento;
a fronte di un quadro così drammatico sarebbe stato necessario avviare una politica organica di lotta alla povertà mentre, i provvedimenti fino ad ora attuati, come il bonus gas, il bonus per l’energia elettrica, i contributi per gli affitti, i libri scolastici gratuiti, l’assegno per la maternità, l’assegno per il nucleo familiare dai terzo figlio, pur se meritevoli sono risultati settoriali;
gli unici provvedimenti di lotta alla povertà ed integrazione dei reddito messi in atto fino ad ora sono stati l’istituzione della social card ordinaria, con l’articolo 81, comma 29 e seguenti, del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, rivolta a cittadini italiani di età pari o superiore a 65 anni o minori di 3 anni, che versano in condizione di maggior disagio economico per l’acquisto di beni e servizi e la social card sperimentale, denominata Sostegno per l’inclusione attiva (SIA), con l’articolo 60 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, nei comuni con più di 250.000 abitanti (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona) al fine di favorirne la diffusione tra le fasce di popolazione in condizione di maggior bisogno al fine di poterne valutare la possibile estensione su tutto il territorio nazionale come strumento di contrasto alla povertà assoluta. Misura questa estesa non solo ai cittadini comunitari o quelli in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornati di lungo periodo ma anche ai territori delle regioni del Mezzogiorno non coperti dalla precedente sperimentazione;
in data 26 novembre u.s. i dati forniti da Ministro del lavoro e delle politiche sociali in seguito alla risposta all’atto di sindacato ispettivo n. 5-03888 evidenziavano come quest’ultima misura avesse riguardato più di 6500 nuclei familiari, corrispondenti a 27.000 persone,

impegna il Governo:

ad adottare politiche tali da incentivare il ruolo del terzo settore nella co-progettualità delle nuove iniziative locali contro la povertà, utilizzando la rete del terzo settore per avvicinare le persone emarginate che altrimenti continuerebbero a non essere raggiunte dalle misure economiche e d’inserimento sociale nonché al fine di poter offrire una maggiore qualità e capillarità dei servizi;
ad individuare ulteriori risorse economiche volte ad estendere l’utilizzo della social card sperimentale o SIA, secondo una programmazione condivisa con le singole regioni;
a creare una strategia integrata che garantisca una interazione positiva delle politiche economiche, sociali e dell’occupazione, promuovendo la qualità dell’occupazione, della politica sociale e delle relazioni industriali, consentendo così il miglioramento del capitale umano e sociale.

Lenzi, Capone, Argentin, Casati, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Amato, Amoddio, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:
il provvedimento in esame, modificando l’articolo 1 della legge 392 del 1941 — trasferisce allo Stato, dal 1o settembre 2015, l’obbligo di corrispondere le spese per gli uffici giudiziari, attualmente a carico dei comuni ai sensi della stessa legge;
la legge 392 del 1941 stabilisce che le spese necessarie per i locali ad uso degli uffici giudiziari, e per le pigioni, riparazioni, manutenzione, pulizia, illuminazione, riscaldamento e custodia dei locali medesimi; per le provviste di acqua, il servizio telefonico, la fornitura e le riparazioni dei mobili e degli impianti per i detti Uffici e loro sedi, per i registri e gli oggetti di cancelleria costituiscono spese obbligatorie dei comuni che ospitano detti uffici. A titolo di parziale rimborso, lo Stato attualmente eroga ai comuni un contributo annuo alle spese medesime nella misura stabilita nella tabella allegata alla stessa legge 392 (articolo 2);
spetterà ad un decreto ministeriale Giustizia – Economia determinare l’entità delle spese per il funzionamento degli uffici giudiziari, sulla base dei costi standard per categorie omogenee di beni e servizi e a un decreto del Presidente della Repubblica individuare le misure organizzative necessarie ad attuare la nuova disciplina. In particolare, per lo svolgimento dei compiti correlati a tali nuovi oneri, è prevista l’assegnazione prioritaria al Ministero della giustizia del personale delle province che, a seguito dell’attuazione della legge 56/2014, dovesse risultare in esubero,

impegna il Governo

a fornire ai comuni adeguate garanzie in merito alla sostenibilità delle spese giudiziarie anche nelle more di una totale regolazione normative del passaggio allo Stato di tali competenze.

Becattini, Albini, Carnevali

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

l’adozione internazionale è un percorso di genitorialità molto sentito, tanto che l’Italia risulta essere il secondo Paese per numero di adozioni, rendendoci un paese accogliente nei confronti dei minori stranieri;
questa scelta ha coinvolto dal 2000 quasi 34.000 coppie che hanno concluso il loro iter adottive e più di 2.000 famiglie stanno ancora in attesa di concludere il loro percorso;
in data 14 luglio 2014 la Camera dei deputati ha presentato una mozione, approvata dalla stessa Aula, in cui impegna il Governo a dare maggiore attenzione al mondo delle adozioni internazionali, con particolare focus al sostegno economiche delle famiglie che hanno deciso di affrontare questo percorso;
sempre nella stessa mozione si rileva che «proprio per far fronte agli elevati costi, nel 2005 è stato istituito un “Fondo di sostegno delle adozioni internazionali”, finalizzato al rimborso di parte delle spese sostenute per l’adozione di un bambino straniero nel corso dell’anno precedente, le cui funzioni sono state successivamente assorbite dal Fondo per le politiche della famiglia, istituito dall’articolo 19, comma 1, del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006, destinato a finanziare anche il sostegno delle adozioni internazionali»;
vista la lettera inviata dal Sottosegretario On. Graziano Delrio, in occasione di un convegno sulle adozioni internazionali in data 13 novembre 2014, alla dottoressa Silvia Della Monica, Presidente della Commissione Adozioni Internazionali, in cui ribadisce la «grande attenzione che il Governo riserva alle adozioni internazionali testimoniata a partire dalla scelta del Presidente del Consiglio di tenere direttamente su di se la responsabilità politica delle adozioni […]» che si conclude con l’impegno da parte del Governo a sostenere economicamente queste famiglie,

impegna il Governo

non solo a e promuovere la cultura delle adozioni come parte di una rinnovata politica del Terzo settore ma anche a valutare l’opportunità di predisporre risorse finanziarie adeguate per un sostegno economico alle famiglie che intraprendono il percorso adottivo al fine di porre fine alla sperequazione economica esistente tra adozione internazionale – con costi interamente a carico delle famiglie – e le altre forme di genitorialità con costi assorbiti dal sistema sanitario nazionale.

Patriarca, Capone, Casati, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Piazzoni, Piccione, Amato, Antezza, Amoddio, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

l’articolo 1, comma 79, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 prevede l’adeguamento delle aliquote contributive pensionistiche relative ai lavoratori iscritti alla gestione separata INPS non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie, disponendo l’incremento al 28 per cento per l’anno 2014, al 30 per cento per l’anno 2015, al 31 per cento per l’anno 2016, al 32 per cento per l’anno 2017 e al 33 per cento a decorrere dall’anno 2018;
per l’anno 2014, l’articolo 1, comma 744, della legge 27 dicembre 2013 n. 147, per i lavoratori autonomi, titolari di posizione fiscale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, iscritti alla gestione separata INPS, non iscritti ad altre gestioni di previdenza obbligatoria né pensionati, ha fissato la citata l’aliquota contributiva prevista dall’articolo 1, comma 79, della legge n. 247/2007 al 27 per cento in luogo del 28 per cento;
il provvedimento in esame introduce un regime fiscale speciale, agli effetti dell’IVA, dell’IRPEF e dell’IRAP, per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni prevedendo altresì per i medesimi soggetti la facoltà di applicare, ai fini contributivi, un regime agevolato che stabilisce la soppressione del livello minimo imponibile per il versamento dei contributi previdenziali; per effetto dell’opzione, i soggetti in regime forfetario adottano quindi un regime contributivo a percentuale sul reddito dichiarato, equivalente al metodo di calcolo e versamento dei contributi previsto per gli iscritti alla Gestione separata I.N.P.S;
è opportuno scongiurare il previsto aumento, dal 1° gennaio 2015, dell’aliquota contributiva pensionistica per i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie in quanto andrebbe a danneggiare coloro che si trovano già esposti all’incertezza per la precaria situazione lavorativa; si tratta in particolare di lavoratori autonomi che esercitano la professione in modo abituale anche se non esclusiva e collaboratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa sia come rapporto tipico che atipico,

impegna il Governo

a prorogare di un anno, l’aliquota contributiva al 27 per cento prevista ai sensi dell’articolo 1, comma 744, della legge 27 dicembre 2013 n. 147 applicata ai lavoratori iscritti alla gestione separata INPS non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie.

Misiani, Gribaudo, Bonomo, Ascani, Amoddio, Antezza, Carnevali

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) è un centro avanzato e di eccellenza per la cura dei tumori con particelle pesanti denominate adroni, protoni e ioni carbonio;
l’adroterapia è un trattamento indolore che consente di colpire il tumore in modo selettivo, senza danneggiare i tessuti sani che lo circondano e, in alcuni casi, di uccidere anche le cellule «sopravvissute» alla radioterapia convenzionale;
l’utilizzo dell’adroterapia per la cura dei tumori è prevista tra le «Tematiche di sistema» del Piano Sanitario Nazionale ed è una terapia consigliata ed elettiva per circa 3000 pazienti all’anno in Italia;
le patologie interessate riguardano tumori non trattabili – o non trattabili in modo adeguato – con le terapie convenzionali, quali cordomi e condrosarcomi della base cranica, cordomi e condrosarcomi della spina e del sacro, meningiomi intracranici, tumori localmente avanzati della testa-collo, tumori delle ghiandole salivari, sarcomi delle ossa e dei tessuti molli testa-collo e spina, melanomi mucosi, adenomi pleomorfi ricorrenti, reirradiazioni dei tumori testa-collo, tumori dell’orbita, tumore della prostata ad alto rischio, tumore del pancreas localmente avanzato, epatocarcinomi;
il CNAO costituisce altresì un centro italiano di eccellenza per la ricerca in ambito sanitario e della fisica nel panorama internazionale; ne sono prova i progetti di ricerca finanziati nel 7o Programma quadro, i progetti di ricerca clinica, inclusi studi randomizzati di fase III, in collaborazione con prestigiosi istituti internazionali, le richieste di collaborazione e le convenzioni stipulate con le istituzioni pubbliche di Paesi esteri, che richiedono supporto e assistenza nella realizzazione dei rispettivi Centri di adroterapia;
il Centro è stato per la prima volta previsto e finanziato dall’articolo 92, comma 1, della legge n. 388 del 2000. Per la realizzazione e la gestione del Centro è stata costituita, in coerenza con la previsione normativa, una Fondazione di partecipazione, cui partecipano oggi enti pubblici e privati di ricerca e cura nel campo oncologico, nonché prestigiosi Atenei pubblici;
ad un quadro scientifico-clinico di eccellenza corrisponde una situazione finanziaria molto critica. Nonostante la legge del 27 dicembre 2006 n. 296 abbia stanziato un fondo specifico per il completamento della costruzione e il funzionamento del Centro, l’impegno è stato disatteso a partire dal 2009 e la somma complessiva si è rivelata largamente insufficiente al raggiungimento dei predetti scopi;
il Centro è costato complessivamente i 35 milioni di euro per la realizzazione e 45 milioni di euro per la sperimentazione, richiesta dal Ministero della salute per verificare la sicurezza e l’efficacia dell’adroterapia e conclusasi positivamente nel dicembre 2013 con la marcatura CE. A fronte di ciò, i contributi erogati dallo Stato finora ammontano a complessivi 94,5 milioni di euro,

impegna il Governo

al fine di salvaguardare e sostenere la presenza internazionale della ricerca italiana nel campo biomedico e fisico, a valutare l’opportunità di integrare il finanziamento pubblico già previsto per il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO), al fine di assicurare il raggiungimento delle finalità sopra indicate in materia di sanità e ricerca scientifica, evitando che siano vanificati i contributi pubblici già erogati ed il patrimonio di conoscenze generato dalla Fondazione e dagli enti che vi partecipano per dotare il Paese di una struttura all’avanguardia per la cura delle patologie oncologiche.

Falcone, Mazziotti Di Celso, Monchiero, Rabino, Scuvera, Carnevali

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera

premesso che:

i consorzi di funzioni, costituiti dagli enti locali per la gestione associata di uno o più servizi e l’esercizio associato di funzioni ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono stati espressamente soppressi dall’articolo 2, comma 186, lettera e), della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (Legge finanziaria 2010), e successive modificazioni;
la soppressione comporta l’assunzione da parte dei comuni delle funzioni già esercitate dai consorzi e delle relative risorse e la successione dei comuni ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici;
ai comuni sono pertanto trasferiti anche i beni immobili dei consorzi soppressi;
gli atti di trasferimento dei beni immobili dai consorzi di funzioni sono soggetti all’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, recante il Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, che si applica nella misura individuata nella tariffa allegata al medesimo Testo unico;
il numero dei beni immobili dei consorzi di funzioni da trasferire, su tutto il territorio nazionale, unitamente all’obbligatorietà e improrogabilità del trasferimento possono comportare un ulteriore aggravio per le casse – già in difficoltà – di molti comuni,

impegna il Governo

a prevedere, per gli atti trasferimento di beni immobili dai consorzi di funzioni ai comuni, l’assolvimento dell’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nella misura fissa di 200 euro.

Fragomeli, Sanga, Misiani, Lodolini, Carnevali

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

l’articolo 26, al comma 10, del provvedimento in corso di esame prevede, per l’esercizio finanziario 2015, la riduzione complessiva e proporzionale degli stanziamenti per il finanziamento delle attività degli istituti di patronato e assistenza sociale e la conseguente riduzione dell’aliquota di prelevamento sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati da tutte le gestioni amministrate;
il cosiddetto Fondo per i patronati, che ammonta annualmente a circa 430 milioni di euro, è composto, a legislazione vigente, dallo 0,226 per cento del monte contributi obbligatori versati agli enti previdenziali;
a seguito dell’approvazione in sede referente di un emendamento di maggioranza, la citata riduzione degli stanziamenti è stata portata da 150 milioni a 75 milioni di euro;
la riduzione di tali finanziamenti, anche nei termini della metà dell’importo inizialmente previsto dal disegno di legge di stabilità, non è affrontabile in maniera ordinaria, ma sarà necessaria una ristrutturazione straordinaria che porterà inevitabilmente alla riduzione dell’offerta di servizi e una minore tutela dei cittadini;
il testo del disegno di legge di stabilità, come modificato in sede referente, inoltre prevede, sulla base di convenzioni specifiche, che gli istituti di patronato possano svolgere attività di informazione, istruttoria, assistenza ed invio di istanze, nonché attività di consulenza e trasmissione telematica di dati in materia di assistenza e previdenza sociale, infortuni e malattie professionali, con un contributo all’erogazione del servizio secondo lo schema di convenzione definito con apposito decreto del Ministero del Lavoro e del Ministero della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione, da emanarsi entro il 30 giugno 2015, sentiti gli istituti di patronato e di assistenza sociale;
con decreto del Ministero del Lavoro, sentiti gli istituti di patronato e di assistenza sociale, sono individuate le prestazioni non rientranti nel finanziamento per le quali è ammessa l’esigibilità del citato contributo per l’erogazione del servizio;
l’applicazione di un contributo per l’erogazione del servizio da parte degli istituti di patronato e di assistenza sociale nei casi di prestazioni non rientranti nelle attività finanziate creerebbe una grave discriminazione a danno dei soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse già ampiamente penalizzate dalla contingente situazione economica,

impegna il Governo

a valutare la possibilità di prevedere l’opportunità, nell’ambito della presente manovra di bilancio, al fine di escludere la riduzione dell’offerta di servizi e la minore tutela dei cittadini in particolar modo per le fasce di reddito più svantaggiate, che il taglio agli stanziamenti per il finanziamento delle attività degli istituti di patronato e assistenza sociale venga ulteriormente abbassato rispetto al livello attuale nonché a valutare la possibilità di ripristinare la gratuità delle prestazioni offerte dai patronati escludendo l’applicazione del contributo all’erogazione del servizio.

Garavini, Luciano Agostini, Albanella, Albini, Amoddio, Antezza, Argentin, Arlotti, Ascani, Baruffi, Basso, Battaglia, Beni, Bergonzi, Berlinghieri, Bini, Blazina, Boccuzzi, Borghi, Bossa, Bratti, Bruno Bossio, Camani, Campana, Cani, Capodicasa, Capone, Carnevali, Carocci, Carra, Carrescia, Casati, Casellato, Castricone, Cenni, Censore, Chaouki, Cimbro, Coccia, Cominelli, Crivellari, Culotta, Cuperlo, Dal Moro, Damiano, De Menech, Marco Di Maio, D’Incecco, D’Ottavio, Epifani, Fabbri, Gianni Farina, Fedi, Ferrari, Cinzia Maria Fontana, Fossati, Fragomeli, Fusilli, Gadda, Carlo Galli, Galperti, Gandolfi, Gasparini, Gelli, Ghizzoni, Giacobbe, Ginato, Ginefra, Ginoble, Giuliani, Giulietti, Gnecchi, Grassi, Greco, Gregori, Gribaudo, Giuseppe Guerini, Iacono, Tino Iannuzzi, Incerti, Iori, Laforgia, La Marca, Lattuca, Lenzi, Leva, Lodolini, Malisani, Maestri, Manfredi, Manzi, Marantelli, Marchetti, Mariani, Mariano, Martelli, Marzano, Massa, Mauri, Mazzoli, Miccoli, Minnucci, Miotto, Misiani, Mognato, Mongiello, Montroni, Moretto, Moscatt, Murer, Naccarato, Narduolo, Fitzgerald Nissoli, Oliverio, Paris, Pastorino, Patriarca, Peluffo, Petitti, Piazzoni, Piccione, Giorgio Piccolo, Prina, Porta, Quartapelle Procopio, Rampi, Ribaudo, Rigoni, Rocchi, Romanini, Paolo Rossi, Rossomando, Rostan, Rotta, Rubinato, Sanga, Giovanna Sanna, Sbrollini, Scuvera, Senaldi, Sgambato, Simoni, Stumpo, Tacconi, Taricco, Tentori, Terrosi, Tullo, Vaccaro, Valeria Valente, Ventricelli, Verini, Zanin, Zampa, Zappulla

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

come si legge sul sito «Presidenza Consiglio dei ministri – Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale» il Servizio civile nazionale, istituito con la legge 6 marzo 2001 n. 64, che dal 1o gennaio 2005 si svolge su base esclusivamente volontaria – è un modo di difendere la patria, il cui «dovere» è sancito dall’articolo 52 della Costituzione; una difesa che non deve essere riferita al territorio dello Stato e alla tutela dei suoi confini esterni, quanto alla condivisione di valori comuni e fondanti l’ordinamento democratico. È la opportunità messa a disposizione dei giovani dai 18 ai 28 anni di dedicare un anno della propria vita a favore di un impegno solidaristico inteso come impegno per il bene di tutti e di ciascuno e quindi come valore di coesione sociale. Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, una importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Chi sceglie di impegnarsi per dodici mesi nel Servizio civile volontario, sceglie di aggiungere un’esperienza qualificante al proprio bagaglio di conoscenze, spendibile nel corso della vita lavorativa, quando non diventa addirittura opportunità di lavoro, nel contempo assicura una sia pur minima autonomia economica. Le aree di intervento nelle quali è possibile prestare il Servizio Civile Nazionale sono riconducibili ai settori: assistenza, protezione civile, ambiente, patrimonio artistico e culturale, educazione e promozione culturale, servizio civile all’estero;
è in discussione in parlamento un disegno di legge delega proposto dallo stesso Governo che prevede di aprire la partecipazione al servizio civile a 100.000 giovani;
il provvedimento in esame prevede per il 2015 uno stanziamento per il Servizio civile nazionale pari a 65.730.527;
per far partire un contingente di almeno 40.000 giovani, pari a quello dello scorso anno, occorrerebbe un ulteriore stanziamento pari a 135 milioni di euro,

impegna il Governo

ad individuare risorse economiche necessarie a consentire una reale programmazione dei progetti e il soddisfacimento delle aspettative delle migliaia di giovani che annualmente vorrebbero partecipare a questa fondamentale esperienza di vita.

Beni, Capone, Casati, D’Incecco, Carnevali, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Amato, Amoddio, Antezza, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo


La Camera,

premesso che:

il provvedimento all’esame non dispone alcun contributo a favore dell’Unione Italia Ciechi che negli anni scorsi erano invece stati assicurati per consentire all’ente che, ha la funzione di rappresentare e tutelare gli interessi morali e materiali dei oltre un milione di minorati della vista in Italia, di poter operare;
la preoccupazione espressa in questi giorni del Presidente dell’Unione italiana ciechi sono fondate e vanno raccolte perché le funzioni dell’Ente sono di elevato rilievo sociale che vengono messe in discussione in assenza del sostegno che finora era stato assicurato. Si tratta di funzioni talvolta rese a supporto o in sostituzione delle amministrazioni pubbliche, nel campo assistenziale, dell’integrazione scolastica, della riabilitazione, nella fornitura di strumenti per la emancipazione culturale, l’uso di dispositivi tecnologici che consentono maggiore integrazione sociale, nonché la consulenza patronale che consente a migliaia di persone un accesso più agevole ai servizi sociali;
la legge di stabilità 2014 aveva previsto un contributo di 6 Milioni di euro a favore dell’UIC, totalmente azzerato nella legge di stabilità 2015:

impegna il Governo

a disporre, nelle eventuali ulteriori letture della presente legge di stabilità, il finanziamento a favore dell’Unione Italiana Ciechi.

Casati, Argentin, Capone, D’Incecco, Carnevali, Beni, Albini, Patriarca, Piazzoni, Piccione, Amato, Amoddio, Antezza, Miotto

Rinuncia alla votazione e accolto dal governo

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