Jobs Act, la tutela della maternità e i congedi parentali

Jobs Act, la tutela della maternità e i congedi parentali

Il Senato ha già approvato in prima lettura il disegno di legge che contiene «Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro». Il provvedimento è ora all’esame della Camera. La Commissione affari sociali ne ha iniziato ieri la discussione in sede consultiva, al termine della quale invierà il proprio parere alla Commissione lavoro.

Il relatore del disegno di legge, Ezio Primo Casati (Pd), ha ricordato che esso contiene una serie di disposizioni che incidono su materie di competenza della Commissione affari sociali: in particolare i commi 8 e 9 dell’articolo unico di cui si compone il provvedimento, che prevedono la revisione e l’aggiornamento delle misure che tutelano la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

8. Allo scopo di garantire adeguato sostegno alla genitorialità, attraverso misure volte a tutelare la maternità delle lavoratrici e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori, il Governo è delegato ad adottare, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto, per i profili di rispettiva competenza, con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la revisione e l’aggiornamento delle misure volte a tutelare la maternità e le forme di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

9. Nell’esercizio della delega di cui al comma 8 il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) ricognizione delle categorie di lavoratrici beneficiarie dell’indennità di maternità, nella prospettiva di estendere, eventualmente anche in modo graduale, tale prestazione a tutte le categorie di donne lavoratrici;
b) garanzia, per le lavoratrici madri parasubordinate, del diritto alla prestazione assistenziale anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro;
c) introduzione del tax credit, quale incentivo al lavoro femminile, per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, e armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico;
d) incentivazione di accordi collettivi volti a favorire la flessibilità dell’orario lavorativo e dell’impiego di premi di produttività, al fine di favorire la conciliazione tra l’esercizio delle responsabilità genitoriali e dell’assistenza alle persone non autosufficienti e l’attività lavorativa, anche attraverso il ricorso al telelavoro;
e) eventuale riconoscimento, compatibilmente con il diritto ai riposi settimanali ed alle ferie annuali retribuite, della possibilità di cessione fra lavoratori dipendenti dello stesso datore di lavoro di tutti o parte dei giorni di riposo aggiuntivi spettanti in base al contratto collettivo nazionale in favore del lavoratore genitore di figlio minore che necessita di presenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute;
f) integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia forniti dalle aziende e dai fondi o enti bilaterali nel sistema pubblico-privato dei servizi alla persona, anche mediante la promozione dell’utilizzo ottimale di tali servizi da parte dei lavoratori e dei cittadini residenti nel territorio in cui sono attivi;
g) ricognizione delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, ai fini di poterne valutare la revisione per garantire una maggiore flessibilità dei relativi congedi obbligatori e parentali, favorendo le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche tenuto conto della funzionalità organizzativa all’interno delle imprese;
h) estensione dei princìpi di cui al presente comma, in quanto compatibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, con riferimento al riconoscimento della possibilità di fruizione dei congedi parentali in modo frazionato e alle misure organizzative finalizzate al rafforzamento degli strumenti di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Riguardo alla lettera c), secondo Casati, la disposizione non chiarisce l’effettiva portata normativa della disciplina che si intende introdurre, occorrerebbe quindi chiarire il rapporto tra l’introduzione dell’incentivo per l’occupazione femminile e la prevista «armonizzazione» delle detrazioni per il coniuge a carico. Invece la modalità di esercizio della prestazione lavorativa prevista dalla lettera d) è stata già disciplinata con la legge di stabilità 2012, che all’articolo 22, comma 5, contiene alcune misure che vogliono favorire il ricorso al telelavoro, anche con specifico riferimento ai disabili e ai lavoratori in mobilità). Sulla lettera h), infine, Casati ha fatto presente che la possibilità di fruire del congedo parentale in modo frazionato è già prevista dalla normativa vigente, per tutti i dipendenti privati e pubblici (articolo 32 del decreto legislativo n. 151 del 2001, il quale rimette alla contrattazione collettiva di settore anche la definizione di modalità di fruizione del congedo su base oraria).

Nel corso del dibattito che è seguito alla presentazione del relatore, Margherita Miotto (Pd) ha sottoposto all’attenzione della Commissione alcune osservazioni, che spera possano essere recepite nel parere che proporrà il relatore. Rispetto al comma 9, lettera a), ha proposto che sia espunta la parola «eventualmente», in quanto una estensione che non sia graduale potrebbe rivelarsi inattuabile per motivi di reperimento delle necessarie risorse finanziarie. Alla lettera f) sarebbe necessario rafforzare il ruolo di regia e di programmazione dell’ente locale se si vuole davvero che si raggiunga l’obiettivo prefissato della integrazione dell’offerta dei servizi aziendali per l’infanzia anche attraverso l’uso da parte dei cittadini residenti nel territorio. Infine, la lettera g) è formulata in modo che se ne possa dedurre una interpretazione minimalista secondo cui la ricognizione delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità ed una loro eventuale revisione potrebbe servire a garantire una maggiore flessibilità dei congedi obbligatori e parentali e favorire quindi la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, mentre le politiche di conciliazione devono rimanere ben distinte e devono essere portate avanti comunque. È infatti necessario investire sulla prosecuzione di tali politiche già introdotte a livello sperimentale nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 151 del 2001 e che risultano essere state molto apprezzate soprattutto dalle lavoratrici.

Donata Lenzi (Pd) si è soffermata sul comma 2, lettera b), n. 6, che prevede l’eliminazione dello stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a servizi di carattere assistenziale. Siccome nella maggior parte delle regioni lo stato di disoccupazione dà accesso alle prestazioni sanitarie esenti da ticket, la previsione della eliminazione di tale condizione potrebbe essere interpretata in senso restrittivo e quindi apparire eccessiva, mentre deve essere chiaro che la disoccupazione continuerà a dare accesso a determinate prestazioni come quelle sanitarie e che la norma deve essere quindi interpretata in senso favorevole alla persona disoccupata.

Delia Murer (Pd) ha richiamato l’attenzione del relatore e della Commissione sulla opportunità che sia introdotta la previsione di congedi parentali per motivi di ricongiungimento familiare per favorire i genitori immigrati, al fine di contrastare il fenomeno dei cosiddetti «orfani bianchi».

Argomenti:
Persone: