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Incentivi fiscali a imprese che realizzano programmi di prevenzione

Incentivi fiscali a imprese che realizzano programmi di prevenzione

Al Ministro della salute, al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere

– premesso che:

– un’adeguata prevenzione, da attuarsi attraverso l’individuazione dei fattori di rischio, una corretta educazione sanitaria e l’adozione di stili di vita sani, consentirebbe di ridurre l’incidenza di patologie comuni che incidono negativamente sulla salute dei cittadini, quali obesità, malattie ostruttive polmonari e malattie cardiovascolari;

– recenti studi raccolti dalla Fondazione Lorenzini hanno dimostrato che dieta, attività fisica ed eliminazione del tabagismo possono ridurre del 50 per cento, il rischio cardiovascolare e che la promozione di un uso corretto dei farmaci, come dimostrato da una simulazione della Società di arteriosclerosi, può fruttare risparmi per 2,9 miliardi di minori costi di ospedalizzazione per complicanze cardiovascolari;

– l’Italia nel 2013 ha speso solo lo 0,5 per cento della spesa sanitaria complessiva in attività di prevenzione sanitaria, contro una media europea del 2,9 per cento, sopra la quale si collocano Paesi come Germania (3,2), Svezia (3,6), Olanda (4,8) e Romania (6,2). Nonostante le indicazioni a livello nazionale, si è ben lontani dall’investire il 5 per cento del budget in prevenzione;

– l’impiego di risorse in prevenzione è un investimento a medio/lungo termine e i benefici economici diretti sono riscontrabili solo in un arco temporale più ampio, sebbene portino a ridurre la spesa sanitaria per la cura delle patologie più comuni che insistono sulla salute dei cittadini;

– allo stato attuale la spesa sanitaria aumenterà inesorabilmente fino al 2040, per via della continua crescita della fascia di popolazione over-55. Dinanzi a simili proiezioni, bisognerebbe intervenire con un incisivo e generalizzato investimento in prevenzione al fine di ridurre progressivamente la spesa sanitaria e assistenziale;

– secondo uno studio del The European House/Ambrosetti si stima che, investendo un euro in prevenzione, se ne possano ottenere tre nell’arco di un decennio in risparmi in cura e riabilitazione (si potrebbero ottenere da qui a dieci anni risparmi per circa 8 miliardi di euro);

– ogni anno di aumento della vita libera da disabilità (Healthy Life Year) consente, infatti, un risparmio dei costi di finanziamento della spesa sanitaria di circa 2 miliardi di euro. I benefici cumulati per investimenti sistematici e capillari in prevenzione primaria e secondaria potrebbero valere fino al 10 per cento della spesa per Sistema sanitario nazionale in un ragionevole arco di tempo. Si tratta di un dato non trascurabile, alla luce del fatto che, come emerso da uno studio della ragioneria generale dello Stato, la spesa sanitaria pubblica è destinata a crescere, nell’arco di un ventennio, ad un tasso del 9 per cento in rapporto al PIL;

– in questo contesto, un ruolo decisivo può essere giocato dalle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, attraverso la realizzazione di programmi di prevenzione salute rivolti al personale dipendente, con indiscussi vantaggi per l’azienda in termini di rapporti tra costi e benefici. Tali progetti, infatti, potrebbero garantire un valore aggiunto in termini di effetti positivi sull’ambiente di lavoro e sull’immagine aziendale, contribuendo ad elevare la produttività e diminuire l’assenteismo, oltre che offrire un contributo per superare le crescenti difficoltà incontrate dai lavoratori nell’utilizzo dei servizi del Sistema sanitario nazionale. Secondo i dati di Unindustria, attraverso opportune misure di welfare, l’azienda può generare benefici economici netti pari a due volte gli investimenti fatti –:

se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative normative il Governo intenda concretamente adottare per garantire un incentivo fiscale per le imprese che realizzano programmi di prevenzione in azienda rivolti al personale dipendente, attraverso giornate di prevenzione e diagnosi in azienda e attività di sensibilizzazione, informazione orientate all’adozione di stili di vita sani, ad un corretto uso dei farmaci e ad una adeguata educazione sanitaria di base;
quali provvedimenti il Governo intenda adottare al fine di inserire i programmi di prevenzione primaria e secondaria nella quota del 20 per cento delle risorse vincolate a precise finalità prevista dall’articolo 1, comma 1, del decreto ministeriale del 27 ottobre 2009 (cosiddetto decreto Sacconi), ai fini della deducibilità fiscale delle spese sanitarie, anche in considerazione del fatto che in futuro le prestazioni dovranno essere sufficientemente armonizzate fra servizi di prevenzione, cura e post-cura.

D’Incecco (primo firmatario), Carnevali, Grassi, Patriarca e Sbrollini

Interrogazione a risposta in commissione affari sociali presentata il 30 ottobre 2014

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