Rifiuti, strada in salita per la linea Rea

Rifiuti, strada in salita per la linea Rea

Non c’è più nessun automatismo tra lo «Sblocca Italia» e la terza linea Rea dell’inceneritore di Dalmine. Il disegno di legge approda in aula, dopo la discussione in commissione, che ha portato a molte modifiche. Tra gli articoli rivisti, c’è l’ormai famoso 35 (titolo: «Misure urgenti per la realizzazione su scala nazionale di un sistema adeguato e integrato di gestione dei rifiuti urbani»), «casus belli» tra Regione Lombardia (e non solo) e governo. Per semplificare, nella versione originale prevedeva il semaforo verde per l’arrivo dei rifiuti di Lazio e Campania al Nord, con l’autorizzazione al potenziamento degli inceneritori esistenti, spianando così la strada alla terza linea della Rea. Di fatto non tenendo conto del parere contrario degli enti locali e della programmazione di smaltimento regionale, che riteneva non necessario l’ampliamento del termovalorizzatore.

eco-bg-21-ottobre-2014-pagina«Testo migliorato»
Il testo finale è invece più restrittivo. Prevede un piano rifiuti nazionale che – di concerto con le Regioni – faccia una ricognizione del sistema attuale, mirando all’autosufficienza per evitare di incorrere in sanzioni europee; mette dei paletti alla libera circolazione della monnezza e reintroduce il ruolo decisionale delle Regioni, alle quali i gestori degli impianti dovranno versare un contributo (nella misura massima di 20 euro) per ogni tonnellata di rifiuto solido urbano indifferenziato di provenienza extraregionale. «Il testo attuale – commenta il deputato democratico Giovanni Sanga, che ha battagliato per evitare ricadute pesanti in Bergamasca, con i colleghi Elena Carnevali e Antonio Misiani – è sicuramente migliorativo rispetto a quello preesistente e tiene conto delle preoccupazioni espresse dal territorio. È un primo risultato positivo, che potrà essere migliorato ancora nella prossima fase applicativa». «Il testo è stato migliorato, riconosce il ruolo delle Regioni e dà un contributo economico ai territori che smaltiscono extra», aggiunge Carnevali. Basterà per rassicurare la Giunta Maroni, che ha impugnato il provvedimento? Forse no.

Le modifiche
Ma intanto si segnalano alcune novità. Al punto uno, infatti, il governo prevede, dopo aver sentito la Conferenza permanente Stato-Regioni, di individuare a livello nazionale la capacità complessiva di trattamento dei rifiuti degli inceneritori in esercizio o autorizzati, con il censimento della loro capacità, al fine del riequilibrio socioeconomico fra le aree e tenendo conto della pianificazione regionale. In pratica, s’incentivano le aree «arretrate» ad adeguarsi piuttosto che quelle «avanzate» a sobbarcarsi altri carichi. Infatti al punto 2 si dice che «le Regioni possono (non devono) autorizzare, dove tecnicamente possibile, un incremento fino al 10% della capacità degli impianti di trattamento dei rifiuti organici per favorire il recupero di tali rifiuti raccolti nel proprio territorio».

Il funzionamento al massimo carico degli impianti esistenti non è più un imperativo categorico, ma previa valutazione positiva «della compatibilità ambientale dell’impianto in tale assetto operativo, incluso il rispetto delle disposizioni sullo stato della qualità dell’aria». Si stabilisce che negli impianti debba essere assicurata «priorità di accesso ai rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale fino al soddisfacimento del relativo fabbisogno e, solo per la disponibiltà residua autorizzata, al trattamento di rifiuti urbani prodotti in altre regioni». I gestori degli impianti saranno tenuti a versare un contributo alla Regione (che dovrà stabilirne l’entità, per un massimo di 20 euro) per ogni tonnellata di rifiuto extraregionale. Verrà costituito un fondo destinato alla sensibilizzazione sulle buone pratiche e sulla differenziata. Ora la parola passa alla Camera, la strada per la terza linea Rea, che sembrava in discesa, si fa in salita.

L’Eco di Bergamo, 21 ottobre 2014

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