Delega sul Terzo settore, i lavori della settimana

Prosegue in Commissione affari sociali il lavoro sulla delega al governo per la riforma del Terzo settore. Questa settimana sono state dedicate due sedute all’argomento: quella di martedì 14 e quella di giovedì 16 ottobre.

Nella seduta di martedì, Paola Binetti (Per l’Italia) ha auspicato che dopo l’approvazione delle delega vi sia una puntuale azione del Governo per l’adozione dei successivi decreti legislativi e ha invitato a superare la cultura del sospetto che prevale in molte strutture burocratiche, per assicurare una maggiore flessibilità e consentire ai soggetti che operano nel Terzo settore l’adozione di procedure innovative. Il provvedimento presenta inoltre punti di contatto con le proposte di legge sul «dopo di noi» all’esame della commissione. Anche perché per molti soggetti con disabilità l’esperienza lavorativa rappresenta un importante fattore di crescita e di integrazione che però è resa spesso difficile per questioni fiscali o connesse alle politiche di assistenza. Serve quindi un maggiore sostegno alle persone impegnate nelle attività di sostegno, svolte spesso in condizioni di precariato e con paghe basse.

Elena Carnevali (Pd) ha rilevato la centralità del provvedimento, che risponde ad un’attesa trentennale, e ha plaudito al metodo seguito per la sua predisposizione che ha visto l’apporto di una pluralità di soggetti. Il testo è suscettibile di alcune precisazioni e correzioni, tuttavia l’impegno a favore del Terzo settore appare come un elemento caratterizzante del processo complessivo di riforma del Paese avviato dall’attuale governo, che ne ha riconosciuto la dinamicità e le prospettive di crescita occupazionale. In merito al testo ha chiesto un approfondimento sul riordino della normativa previsto dall’articolo 1 per capire se esso dovrà essere meramente compilativo o se possa comprendere alcuni adeguamenti. Riguardo all’articolo 2 ha auspicato il raggiungimento di un punto di equilibrio tra la natura degli enti rientranti nel Terzo settore e la loro attività. La previsione recata dall’articolo 4 in tema di ripartizione degli utili per le imprese sociali, infine, è meritevole di approfondimento nel previsto ciclo di audizioni.

 

Nella seduta di giovedì, Federico Gelli (Pd) si è soffermato sulle disposizioni recate dall’articolo 3, comma 1, lettera e), che interviene in materia di revisione e promozione del sistema dei centri di servizio per il volontariato. Si tratta di una misura molto attesa, dato che questi centri, introdotti dalla legge-quadro sul volontariato, n. 266 del 1991, hanno visto progressivamente ridursi le risorse. Oggi, infatti, i centri sono finanziati con una quota parte dei proventi delle fondazioni bancarie e, oltre che a causa della crisi economica, le risorse si sono ridotte per una diversa modalità di calcolo del contributo. Con il previsto riordino dei centri potrà esservi un reintegro della cifra attualmente disponibile, pari a circa 31 milioni di euro. In ogni caso è indispensabile un uso più efficiente delle risorse ad essi assegnate, a cominciare dalle spese eccessive connesse all’azione di monitoraggio effettuata dai Comitati di gestione, la cui azione di coordinamento andrebbe svolta su scala regionale, senza imposizioni dall’alto.

Salvatore Capone (Pd) ha espresso apprezzamento per il metodo seguito per la predisposizione del testo del provvedimento e ha auspicato che le audizioni programmate possano dare un contributo importante per i lavori della commissione, anche per il livello di significatività del terzo settore nella politica sociale del Paese.

Matteo Dall’Osso (M5s) ha osservato che lo scopo di una politica sul Terzo settore debba essere quello di favorire la crescita e il raggiungimento di un bene comune e che non ci si può limitare a definire soltanto un regime fiscale di vantaggio per gli operatori dei settore. In merito al servizio civile, ha ricordato che in Europa viene spesso considerato come una sorta di valvola di sfogo per la disoccupazione giovanile. La delega al governo sembra affiancare il servizio civile all’attività di cooperazione svolta dal Ministero degli esteri, e ciò non offrirebbe un’immagine professionale del Paese, dato che sarebbero coinvolti nell’attività di cooperazione soggetti privi dell’adeguata competenza.

Lorenzo Becattini (Pd) ha giudicato eccessivo il numero di criteri direttivi previsti, pari a 41, mentre servirebbe una disciplina più snella. Nello stesso tempo, manca un criterio che disciplini l’ampliamento degli ambiti in cui si sviluppa l’attività del Terzo settore. Ha poi sottolineato le importanti novità previste dall’articolo 4 nella disciplina dell’impresa sociale, ritenendo necessario un migliore coordinamento fra la disposizione recata dall’articolo 4, comma 1, lettera d), in materia di distribuzione degli utili, con quanto previsto dalle disposizioni iniziali del provvedimento. Infine ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rispettare la normativa europea sulla materia e di evitare forme non corrette di concorrenza tra imprese sociali e operatori economici estranei al Terzo settore.

Silvia Giordano (M5s), affermando di essere contraria alle leggi delega in quanto esautorano il Parlamento delle sue funzioni, ha osservato che peraltro tale meccanismo non garantisce tempi più rapidi per completare l’iter normativo. Ha inoltre espresso preoccupazione per le disposizioni recate dall’articolo 2, comma 1, lettera b), rilevando che già attualmente alcune realtà associative operano come una sorta di filtro che ostacola i cittadini nel soddisfacimento dei loro diritti, e ha auspicato una maggiore chiarezza riguardo al divieto di distribuzione degli utili disposto dalla lettera g). Perplessità ha manifestato anche in relazione alla possibilità per le amministrazioni pubbliche di assumere cariche negli organi di amministrazione delle imprese sociali, prevista dall’articolo 4, comma 1, lettera f), e su alcune delle misure di sostegno previste dall’articolo 6.

Argomenti: