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Nota di aggiornamento Def, l’esame in Commissione affari sociali

Nota di aggiornamento Def, l’esame in Commissione affari sociali

Un contesto macroeconomico problematico sia per l’area euro che per l’Italia: è questo il quadro in cui si inserisce la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014, che la Commissione affari sociali ha cominciato ad analizzare nella seduta di ieri.

La relatrice Margherita Miotto (Pd) ha illustrato gli aspetti più importanti del documento. Le previsioni di crescita, sebbene contenuta, del pil per il 2014 e in misura più significativa per il 2015 non hanno trovato conferma. Il prodotto interno lordo è destinato invece a contrarsi nell’ultima parte di quest’anno, mentre l’inflazione rimarrà a livelli estremamente bassi. Emerge così una debolezza strutturale della situazione economica dell’Italia.

Pil e crescita

La nota stima una contrazione del prodotto interno lordo nel corso del 2014 dello 0,3 per cento, a fronte della crescita dello 0,8 per cento prevista nel Def di aprile. Negli anni successivi si dovrebbe registrare il ritorno a una moderata crescita, quantificata in 0,5 per cento nel 2015, 0,8 per cento nel 2016, 1,1 per cento nel 2017 e 1,2 per cento nel 2018. Sul piano programmatico, le previsioni per i futuri esercizi sono leggermente migliori e si attestano ad una crescita dello 0,6 per cento nel 2015, dell’1 per cento nel 2016, dell’1,3 per cento nel 2017 e dell’1,4 per cento nel 2018. Queste previsioni programmatiche incorporano gli effetti sull’economia delle misure che saranno individuate nella legge di stabilità per il 2015, il cui esame parlamentare avrà inizio alla Camera a partire dal prossimo 15 ottobre, e delle riforme già adottate, ma ancora in via di attuazione a livello amministrativo e legislativo. Nelle previsioni sono inclusi anche gli effetti negativi dell’applicazione della clausola di salvaguardia relativa all’IVA e alle altre imposte indirette, di cui si ipotizza l’inserimento nella legge di stabilità, per un ammontare di 12,4 miliardi di euro nel 2016, 17,8 miliardi di euro nel 2017 e 21,4 miliardi di euro nel 2018.

Finanza pubblica

La nota registra un deterioramento della situazione rispetto ad aprile. L’obiettivo di indebitamento netto, sia tendenziale che programmatico, si attesta per il 2014 al 3 per cento del prodotto interno lordo, contro il 2,6 per cento del Documento programmatico dell’aprile scorso. Negli anni successivi, il percorso di riduzione del deficit rallenta rispetto al precedente documento di programmazione e, sul piano tendenziale, determina un indebitamento netto del 2,2 per cento del pil nel 2015, dell’1,8 per cento nel 2016, dell’1,2 per cento nel 2017 e dello 0,8 per cento nel 2018. Sempre sul piano tendenziale, l’indebitamento netto strutturale salirebbe all’1,2 per cento nel 2014, per poi oscillare tra lo 0,5 e lo 0,6 per cento negli anni tra il 2015 e il 2018. Per il debito pubblico, il dato complessivo, che tiene conto della quota dei sostegni agli strumenti finanziari per fronteggiare la crisi e del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, nel quadro tendenziale riferito al 2014 ammonta al 131,7 per cento del pil, per poi salire fino al 133,7 per cento nel 2015 e nel 2016 e scendere nel 2017 al 132,1 per cento e nel 2018 al 129,9 per cento.

Le scelte del governo

Il governo ha deciso di non puntare ad un’immediata correzione nel prossimo anno, per riprendere il percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio in termini strutturali. Sono state così riviste le modalità di avvicinamento all’obiettivo del pareggio di bilancio, tenendo conto degli effetti fortemente recessivi che avrebbero avuto le manovre volte a rispettare, da un lato, l’ordinario percorso di riduzione del deficit e, dall’altro, le regole relative alla riduzione del debito pubblico.

Il quadro programmatico prevede nel 2015 un peggioramento dell’indebitamento netto rispetto all’andamento tendenziale di circa lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo, fissando come obiettivo il 2,9 per cento del pil, comunque al di sotto della soglia del 3 per cento. Anche in termini strutturali l’indebitamento netto crescerebbe dallo 0,5 allo 0,9 per cento del pil. L’incremento dell’indebitamento, fino ad un massimo di 11,5 miliardi di euro, è essenzialmente da ricondurre alle misure che saranno contenute nella legge di stabilità, che intendono supportare la domanda aggregata e la competitività del Paese. Le misure che si prevede di finanziare riguardano numerosi ambiti, tra cui anche quelli di competenza della Commissione affari sociali: il miglioramento dell’offerta e della qualità della formazione, con interventi sull’istruzione e sulle attività di ricerca e sviluppo; il superamento del patto di stabilità interno, anche per sostenere gli investimenti degli enti territoriali; la riduzione del prelievo sulle imprese, anche attraverso ulteriori revisioni della disciplina dell’Irap; l’incremento degli stanziamenti per gli ammortizzatori sociali (AspI) con un ampliamento delle platee dei soggetti tutelati e una particolare attenzione ai lavoratori più giovani (scelta collegata all’attuazione della delega per la riforma del mercato del lavoro); il rifinanziamento del bonus Irpefin favore dei lavoratori con redditi medio-bassi; il rifinanziamento delle cosiddette spese a politiche invariate.

Negli esercizi successivi gli obiettivi programmatici per l’indebitamento sono almeno pari a quelli tendenziali e sono pari all’1,8 per cento del pil nel 2016, allo 0,8 per cento nel 2017 e allo 0,2 per cento nel 2018, che sul piano strutturale si traducono nello 0,4 per cento nel 2016, per garantire, a partire dall’anno 2017, il raggiungimento del pareggio di bilancio in termini strutturali. Per il debito, i dati programmatici sono nell’intero periodo di riferimento più positivi di quelli tendenziali e si attestano per il 2014 al 131,6 per cento del pil, per poi salire al 133,4 per cento nel 2015, che rappresenterebbe l’anno di picco, e discendere successivamente al 131,9 per cento nel 2016, al 128,6 per cento nel 2017 e al 124,6 per cento nel 2018. E’ previsto a questo scopo un piano di privatizzazioni tale da assicurare introiti pari allo 0,7 per cento del pil a decorrere dal 2015.

La riforma del mercato del lavoro

Nella premessa della Nota è contenuta una descrizione più ampia della riforma del mercato del lavoro, della quale si dice che consentirà una migliore adattabilità del sistema economico rispetto ai mutamenti e favorirà la destinazione delle risorse ai settori caratterizzati da una maggiore crescita della produttività. Così si punta al rafforzamento della rete di ammortizzatori sociali, che dovrà essere resa anche più inclusiva. Le imprese potranno gestire in modo più efficiente l’attività produttiva, reagendo tempestivamente agli andamenti ciclici e strutturali, con effetti positivi sugli investimenti anche esteri, sulla riduzione della segmentazione del mercato del lavoro e sull’occupazione.

Il Patto per la salute 2014-2016

Un’ampia sezione del documento è dedicata all’analisi delle raccomandazioni formulate dal Consiglio Ue sui documenti programmatici nazionali per il coordinamento delle politiche di bilancio nazionali. Qui, in merito alla sanità si registra l’accordo tra governo, regioni e province autonome sul Patto per la salute 2014-2016, che definisce il quadro finanziario per il triennio 2014-2016 fissando il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale a cui concorre lo Stato in 109.928.000.000 euro per l’anno 2014; 112.062.000.000 euro per l’anno 2015; 115.444.000.000 euro per l’anno 2016.

Nella maggior parte dei casi, le misure contenute nel Patto per la salute non sono immediatamente applicabili, anzi richiedono l’adozione di provvedimenti attuativi. La nota cita le seguenti misure: procedere all’aggiornamento del Prontuario farmaceutico nazionale dei farmaci rimborsabili; l’articolo 23 del Patto stabilisce che vengano adottate le opportune iniziative affinché l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) provveda all’aggiornamento del Prontuario farmaceutico nazionale (Pfn) dei farmaci rimborsabili, sulla base del criterio costo/beneficio ed efficacia terapeutica, prevedendo anche dei prezzi di riferimento per categorie terapeutiche omogenee; incentivare l’uso dei dispositivi medici più efficaci e moderni che consentano il miglioramento della qualità della vita; l’articolo 24 del Patto, dedicato ai dispositivi, prevede una serie articolata di misure da adottare attraverso decreti ministeriali o documenti, da concordare preventivamente in Conferenza Stato-regioni. Alcune misure, quali gli Osservatori regionali sui consumi e i prezzi dei dispositivi medici, devono invece essere adottate direttamente dalle Regioni.

Fondamentale è poi l’approvazione del regolamento sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi per l’assistenza ospedaliera. Lo schema che contiene il regolamento è stato approvato in Conferenza Stato-regioni il 5 agosto e si è in attesa della pubblicazione del decreto ministeriale. Lo schema di decreto prevede che ogni singola regione provveda, entro il 31 dicembre 2014, ad adottare un provvedimento generale di programmazione per fissare la dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale, ad un livello non superiore al parametro nazionale di 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie.

Un’altra misura attuativa del Patto è la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e domiciliare. Il Patto della salute dedica l’articolo 5 all’Assistenza territoriale demandando alle Regioni, nella loro autonomia organizzativa e decisionale, l’istituzione delle nuove forme organizzative della medicina convenzionata. Altra misura indicata è quella di promuovere la digitalizzazione in campo sanitario. A questo tema sono dedicati gli articoli 15 e 16 del Patto che rinviano alla stipula di un Patto per la sanità digitale tra Governo, regioni e province autonome.

Riorganizzazione della pubblica amministrazione

La nota di aggiornamento ricorda le misure dell’articolo 10 del disegno di legge delega in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, che intende disciplinare il conferimento degli incarichi di direttore generale, di direttore amministrativo e direttore sanitario delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, con l’obiettivo di favorire scelte trasparenti e basate sul merito.

Le politiche sociali

La nota ricorda le misure già attivate per la povertà e l’esclusione sociale con la sperimentazione del «Sostegno all’inclusione attiva» in 12 grandi città. La misura deriva direttamente dalla Carta acquisti ordinaria, istituita dal decreto legge n. 112 del 2008 e configurata come un trasferimento monetario mensile, riconosciuto agli anziani di età superiore o uguale ai 65 o ai bambini di età inferiore ai tre anni, nella fascia di bisogno assoluto, subordinatamente al soddisfacimento di un insieme di requisiti economici. L’articolo 60 del decreto-legge n. 5 del 2012 ha poi istituito una nuova carta acquisti, la Carta per l’inclusione (SIA), prevedendone una sperimentazione di durata non superiore ai dodici mesi nei comuni con più di 250.000 abitanti (le 12 grandi città italiane: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona). La sperimentazione si colloca nel processo di definizione di una misura di contrasto alla povertà assoluta quale livello essenziale da riconoscere sull’intero territorio nazionale e riprende l’orientamento strategico della Raccomandazione della Commissione europea sull’inclusione attiva (2008/867/EC), che prevede, accanto al sostegno al reddito, mercati del lavoro inclusivi e accesso a servizi sociali di qualità.

Il decreto-legge n. 5 del 2012 ha destinato alla fase di sperimentazione della Carta per l’inclusione 50 milioni di euro e ha ampliato la platea dei beneficiari anche ai cittadini degli altri Stati dell’Ue e ai cittadini esteri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Le modalità attuative sono state indicate dal decreto ministeriale 10 gennaio 2013 che stabilisce i nuovi criteri di identificazione dei beneficiari – da individuare tramite i Comuni – e l’ammontare della disponibilità sulle singole carte, calcolato in funzione della numerosità del nucleo familiare. La Carta per l’inclusione – il cui importo varia da un minimo di 231 a un massimo di 404 euro mensili – è rivolta esclusivamente ai nuclei familiari con minori e con un forte disagio lavorativo. Il nucleo familiare beneficiario dell’intervento stipula un patto di inclusione con i servizi sociali degli enti locali di riferimento, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio. I servizi sociali si impegnano a favorire, con servizi di accompagnamento, il processo di inclusione lavorativa e di attivazione sociale di tutti i membri del nucleo.

L’articolo 3 del decreto-legge n. 76 del 2013 ha poi esteso la sperimentazione della Carta per l’inclusione, già prevista per le grandi città meridionali di Napoli, Bari, Palermo e Catania, ai restanti territori delle regioni del Mezzogiorno, nel limite di 140 milioni per il 2014 e di 27 a rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie, già destinate ai milioni per il 2015. L’articolo 1, comma 216, della legge di stabilità 2014, invece, ha previsto uno stanziamento per la Carta acquisti ordinaria pari a 250 milioni di euro per il 2014, parte dei quali, in relazione all’effettivo numero dei beneficiari, da riservare all’estensione su tutto il territorio nazionale, non già coperto, della sperimentazione della SIA. La stessa disposizione ha stanziato 40 milioni all’anno, per ciascuno degli anni del triennio 2014-2016, al solo scopo di raggiungere un ammontare di risorse sufficiente per estendere la sperimentazione della SIA a tutto il territorio nazionale. Quest’ultima misura non è richiamata nella nota di aggiornamento, che fa riferimento soltanto alla estensione della Carta acquisti ai cittadini stranieri e loro familiari.

Il parere della commissione

Oggi, infine, è stato approvato il parere da rendere alla Commissione bilancio. Questo è il testo:

La XII Commissione,

   esaminata, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2014 (Doc. LVII, n. 2-bis),
   considerato che, per quanto riguarda le politiche sanitarie, la Nota di aggiornamento, nella parte V relativa alle risposte alle raccomandazioni del Consiglio europeo e in particolare relativamente alla Raccomandazione 1 (Sostenibilità delle finanze pubbliche), registra l’accordo tra Governo, regioni e province autonome sul Patto per la salute 2014-2016, sancito nel luglio 2014;
   rilevato tuttavia che, nella maggior parte dei casi, le misure contenute nel Patto per la salute 2014-2016 e richiamate nella Nota non sono immediatamente applicabili, in quanto per divenire operative richiedono l’adozione di provvedimenti attuativi;
   considerato altresì che, con riferimento alle politiche sociali, la risposta alla raccomandazione n. 5 (Mercato del lavoro) richiama le misure già attivate per la povertà e l’esclusione sociale con la sperimentazione del «Sostegno all’inclusione attiva (SIA)» in 12 grandi città, nonché l’estensione della sperimentazione medesima a tutto il Mezzogiorno e della social card ai cittadini comunitari e stranieri;
   evidenziato che la raccomandazione n. 5 prevede anche che il nostro Paese avrebbe dovuto migliorare l’efficacia dei regimi di sostegno alla famiglia e la qualità dei servizi a favore dei nuclei familiari a basso reddito con figli;
   rilevato tuttavia che la risposta su questo punto appare insufficiente;

esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente osservazione:
   segnali la Commissione Bilancio l’esigenza che il Governo, nell’ambito delle politiche sociali, in attuazione della raccomandazione n. 5, si impegni ad adottare misure di sostegno alle famiglie, in particolare a favore dei nuclei familiari a basso reddito con figli.

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